Johan & Levi – Medardo Rosso – Un Monumento al Monumento

Siena - 02/04/2019 : 02/04/2019

Presentazione del libro UN MONUMENTO AL MOMENTO Medardo Rosso e le origini della scultura contemporanea di Sharon Hecker, Johan & Levi editore (2017).

Informazioni

Comunicato stampa

Università degli Studi di Siena
Dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali
Palazzo di Fieravecchia, Aula H

Presentazione del libro
UN MONUMENTO AL MOMENTO
Medardo Rosso e le origini della scultura contemporanea
di Sharon Hecker, Johan & Levi editore (2017)

Dialogano con l’autrice:
Davide Lacagnina e Luca Quattrocchi



Via di Fieravecchia 19 | Siena

Ingresso libero fino a esaurimento posti

L’Università degli Studi di Siena - Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali ospita la presentazione del libro di Sharon Hecker Un monumento al momento

Medardo Rosso e le origini della scultura contemporanea (Johan & Levi, 2017), il primo studio approfondito sullo straordinario contributo di Medardo Rosso alle arti plastiche dell’epoca moderna e contemporanea.

Artista amato dagli artisti, a cominciare da Boccioni che ne elogia la carica sovversiva, Medardo Rosso è autore di un’opera rivoluzionaria che non ha cessato di influenzare ogni nuova generazione di scultori. Precursore di tendenze che hanno trovato pieno sviluppo solo nel Novecento, Rosso ha avuto una fortuna postuma straordinaria, lasciando segni indelebili sugli artisti che hanno esordito con il nuovo secolo, come Constantin Brancusi, Alberto Giacometti e Henry Moore, su Arturo Martini e Lucio Fontana negli anni tra i due conflitti mondiali, sulla generazione del dopoguerra rappresentata da Luciano Fabro, Giuseppe Penone, Marisa Merz e Giovanni Anselmo, oltre che su artisti contemporanei come Thomas Schütte, Tony Cragg, Urs Fischer, Francesco Lo Savio.
Rivoluzionario Medardo Rosso lo è stato non solo per aver modernizzato il medium in fatto di iconografia, stile e significato della scultura monumentale – che da eterna e celebrativa diventa antieroica e incline a cogliere gli stati transitori della vita moderna – ma anche per avere saputo travalicare le barriere geografiche in un’epoca in cui l’arte era ancora fortemente definita dai confini nazionali. Cresciuto all’indomani dell’unità d’Italia, disilluso come molti suoi contemporanei dalle mancate promesse del Risorgimento, nel 1889 Rosso lasciò moglie e figlio per trasferirsi a Parigi, dove rimase per più di vent’anni senza però mai aderire a una sola scuola o abbracciare un’unica eredità culturale. Attraverso le sue sculture Rosso ambiva a far rivivere l’impressione che un certo soggetto gli aveva provocato alla prima occhiata, come lui stesso affermò. Questa dichiarazione e l’inclusione del termine “impressione” nei titoli di molte sue opere sembrerebbero collocarlo nell’ambito dell’Impressionismo. Se è vero che Rosso, come il rivale Rodin, prese molto dal contatto con l’Impressionismo, andò però ben oltre quello che rimase sostanzialmente un movimento pittorico. Artista cosmopolita, Rosso trasse profitto dalle nuove forme di circolazione, da una mobilità più agile e dai nuovi scambi che le reti transnazionali consentivano: condizioni che gli permisero di attingere a una molteplicità di fonti visive, di assorbire le idee che stavano emergendo oltralpe e di elaborare inedite strategie commerciali e promozionali. Inoltre, lavorando su piccola scala, Rosso rese la più statica e pesante delle arti un prodotto facilmente trasportabile, in linea con le strategie poco ortodosse elaborate per promuovere il proprio lavoro. Il saggio di Sharon Hecker ridimensiona il racconto canonico della nascita e dello sviluppo della scultura moderna e restituisce il giusto peso ai contributi di artisti di altre nazionalità, quali appunto Rosso. Un racconto alternativo a quello in cui è sempre Rodin a ricoprire il ruolo di eroico innovatore. Un approccio nuovo per comprendere un artista diviso fra gli imperativi culturali nazionali e l’internazionalismo che connota il mondo dell’arte europea alla fine del XIX secolo.

Sharon Hecker, specializzata in storia dell’arte italiana moderna e contemporanea, è una delle massime esperte di Medardo Rosso. Su di lui ha pubblicato numerosi scritti e ha curato importanti mostre tra cui Medardo Rosso: Second Impressions (Harvard University Art Museums), la retrospettiva Medardo Rosso: Experiments in Light and Form (Pulitzer Arts Foundation) e, con Julia Peyton-Jones, Medardo Rosso: Sight Unseen and his Encounters with London (Galerie Thaddaeus Ropac). Per il suo lavoro su Rosso ha ricevuto premi dalle fondazioni Getty, Fulbright e Mellon. Tra i suoi interessi, anche l’opera di alcuni artisti italiani del XX secolo, quali Lucio Fontana e Luciano Fabro.