Johan & Levi Editore #2 – Francis Bacon

Firenze - 14/04/2015 : 14/04/2015

Da un’amicizia durata quarant’anni nasce una biografia sui generis dedicata a Francis Bacon, redatta dal celebre amico Daniel Farson che, lungi dall’effettuare un’operazione da biografo tradizionale, riporta una verità quotidiana e ricchissima vissuta di persona a fianco del grande artista. Ne parlano questa sera Virgilio Sieni e Sergio Risaliti.

Informazioni

Comunicato stampa

Daniel Farson e Francis Bacon, amici dal 1951, anno in cui si conoscono nella viziosa e creativa Soho londinese, condividono vita ed esperienze per poco più di quarant’anni, un tempo incredibilmente lungo che consente a Farson - noto volto della tv e abile con la penna, essendo stato a 17 anni il più giovane giornalista parlamentare della House of Commons - di avere le credenziali per parlare della vita, ancor più che dell’arte, di Bacon. Il risultato è una biografia decisamente inusuale nel suo essere spietatamente sincera: Francis Bacon. Vita dorata nei bassifondi, edito da Johan & Levi


Emerge, attraverso uno stile personale disinvolto e - coerentemente - tutt’altro che bene educato, un aspetto della vita di Bacon che fino ad ora non si è trovato nelle biografie e nei libri d’arte contemporanea: un Bacon eccessivo anche nella vita, così come straordinariamente nell’arte, la cui linea si snoda “dai bassifondi al Ritz” contemplando tutto ciò che sta fra i due estremi. Vita sfrenata, notti brave, omosessualità e frequentazioni di ogni genere compongono lo scenario quotidiano di un irlandese che odia gli irlandesi e il cattolicesimo degli intellettuali d’Irlanda.
Figlio di un velleitario e problematico allevatore di cavalli - da cui si trova a essere pericolosamente attratto - discendente dal Bacon filosofo, il giovane Francis lascia l’Irlanda e la famiglia “per bene” per portarsi a Berlino e Londra. Proprio a Londra, nel periodo del Blitz, col suo chiodo fisso per il pensiero di Nietzsche e l’allergia per la guerra – nonostante la sua natura attaccabrighe e litigiosa - passa le notti del coprifuoco a battere i bassifondi alla scoperta delle curiose creature maschili che vi si materializzano, e alla ricerca di una bisca dove giocare d’azzardo per ore, bevendo, spendendo tutti i soldi che ha in tasca, come la notevole somma - subito giocata al Casino di Montecarlo - che l’agente/amica Erica Brausen gli paga una volta per il dipinto Painting.

Sebbene Farson non si dilunghi nella descrizione dei dipinti di Bacon, i suoi commenti sono acuti e precisi. Bacon vive per il suo lavoro, la pittura occupa ogni minuto della sua vita cosciente: qualsiasi cosa colpiva la sua vista veniva pensata in termini di resa pittorica. Il caos che regna sempre nel suo studio, che Farson descrive in modo molto efficace, è una sorta di condizione necessaria alla creazione.

Nel racconto di Farson Bacon è definito violento, ottimista, anticattolico e miscredente, disinteressato alla vita dopo la morte e alla fama, sprezzante del titolo di cavaliere, “di umore variabile quanto un cielo inglese in estate”. Dopo oltre quarant’anni di amicizia, alla morte di Bacon Farson scrive sul Sunday Times: “Sia nella vita sia nell’arte non aveva eguali. Era un uomo unico, quasi venisse da un’altra epoca. Tutto in lui era diverso: la camminata attenta; il particolare modo di parlare; l’enfasi speciale con cui pronunciava le parole e che rendeva irresistibile la sua conversazione. Quando entrava in una stanza era un’epifania. Sentirò la mancanza del suo senso dell’umorismo e della sua disarmante risata”.