Jerry Uelsmann

Torino - 15/03/2013 : 21/04/2013

Jerry Uelsmann (Detroit, 1934) è uno dei più grandi maestri della fotografia moderna e contemporanea, la cui arte ha influenzato un’intera generazione di fotografi.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA D'ARTE PIRRA
  • Indirizzo: C. so Vittorio Emanuele II, 82 - 10121 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 15/03/2013 - al 21/04/2013
  • Vernissage: 15/03/2013
  • Autori: Jerry Uelsmann
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da lunedì a sabato 9,30 - 12,30; 15,30 - 19,30. Domenica: 10,00 - 13,00

Comunicato stampa

Jerry Uelsmann è uno dei più grandi maestri della fotografia moderna e contemporanea. Nato nel 1934 a Detroit, fin dagli inizi della sua carriera diviene il pioniere di un approccio diametralmente opposto all’estetica prevalente, influenzando un’intera generazione di fotografi. Il suo intento, infatti, non è più documentare il reale, ma spingersi al di là di esso, cambiando, a partire dagli anni ’60, il linguaggio stesso del mezzo fotografico. Ha insegnato per più di quarant’anni presso la University of Florida a Gainesville, dove tutt’ora risiede

I suoi lavori fanno parte delle più importanti collezioni di fotografia del mondo e sono stati esposti in numerosissime mostre personali, compresa quella curata nel 1978 da John Szarkowski presso il MOMA di New York, che gli procurò il meritato riconoscimento internazionale. Allievo di Minor White e di Henry Holmes Smith, che lo stimolano ad esplorare le stupefacenti potenzialità della fotografia senza trascurare l’importanza di un rapporto diretto e intenso con la natura, Uelsmann espone il proprio rivoluzionario punto di vista in un articolo del 1966 dall’eloquente titolo Post-visualization, rivoluzionario ed eloquente se si considera che l’estetica dominante poggiava sul concetto di pre-visualizzazione teorizzato da Ansel Adams. Se per Adams, prima di scattare bisogna avere un’idea precisa dell’immagine che si vuole ottenere e il momento creativo, quindi, raggiunge, esaurendosi, il suo apice nell’attimo dello scatto, per Uelsmann il momento creativo si dilata ben oltre quell’istante: ciò che prima costituiva un traguardo diviene un punto di partenza verso l’imprevedibile. Consacrato al procedimento analogico, Uelsmann “costruisce” le proprie fotografie così come un pittore i propri quadri, in diversi passaggi, attraverso impeccabili sovrimpressioni di vari negativi su un’unica stampa. L’artista combina di volta in volta immagini diverse per dar vita a sempre nuove creazioni; un singolo negativo può essere interpretato e definito nel suo significato infinite volte, lasciandosi alle spalle l’istantaneità del “momento decisivo” e infrangendo il patto di fedeltà al “qui e ora”. Pur apprezzando le elaborazioni digitali (di cui si può definire precursore e, peraltro, usate con straordinaria perizia tecnica dall’artista e moglie Maggie Taylor), Uelsmann è un vero e proprio mago dello sviluppo in camera oscura e i suoi prodigi eludono ogni barriera razionale, emancipando il concetto stesso di fotografia dallo status di affidabile testimone del reale. Così come nelle fantastiche invenzioni di Magritte, suo riconoscibile riferimento in ambito pittorico, anche nelle fotografie di Uelsmann la plausibilità del visibile non viene mai contraddetta, il reale non è mai deformato, ma la nostra capacità percettiva viene meravigliosamente destabilizzata quando si considera l’opera nel suo insieme. Tutto è nitido, niente è sfocato o confuso, ma niente sembra stare al suo posto. Il modo surreale, dal sapore onirico ed enigmatico in cui vengono combinati i tasselli del reale, ci disorienta e, nell’istante in cui ogni certezza cade, emerge la poesia. Il coinvolgimento che si prova di fronte alle opere di Uelsmann, al contempo realistiche immaginarie, deriva dal loro essere “ opere aperte”, suscettibili di illimitate, soggettive, interpretazioni. L’atto creativo si espande a tal punto da includere noi osservatori, chiamati a concludere l’opera dell’artista. È Uelsmann stesso a invitarci a farlo: “Penso che la mia arte, come la maggior parte dell’arte contemporanea, sia diretta alla coscienza creativa di chi guarda. Lo spettatore deve completare il ciclo, proiettarsi in esso in qualche modo”. Il ruolo del fruitore è facilitato dal generoso attingere di Uelsmann a soggetti simbolici, che rivelano le affinità col pensiero junghiano, quali la barca solitaria, l’acqua, la casa e altri che oppongono alle nostre certezze un regno ambivalente dove ogni cosa significa se stessa, ma può essere anche altro. Le sue fotografie non cercano e non offrono risposte, bensì pongono sempre nuove domande, in un fluttuare di significati.
Visitare una mostra dedicata a Uelsmann significa passare da un incanto all’altro, cercando inizialmente un segno, una minima giuntura, una qualsiasi imperfezione che ci confermi l’irrealtà di quelle illusioni, ma la ricerca si rivela sempre vana e l’incanto finisce per catturarci definitivamente.