Jean-Paul Charles – Futuro Interiore

Torre Pellice - 02/08/2013 : 02/08/2013

L'artista Jean-Paul Charles si avvale di una tradizione e della volontà di rappresentare il proprio presente, scavando nella concatenazione di eventi che l'hanno generato e nella dialettica tra virtualità e realtà che ogni possibilità futura sottende.

Informazioni

  • Luogo: DB PROJECT
  • Indirizzo: via Arnaud 31 - Torre Pellice - Piemonte
  • Quando: dal 02/08/2013 - al 02/08/2013
  • Vernissage: 02/08/2013 ore 21
  • Autori: Jean-Paul Charles
  • Generi: performance – happening

Comunicato stampa

Le prospettive dei paesaggi, le sembianze dei ritratti, i collages di immagini sovrapposte,create dal vivo, fotografate e innestate, costringono i nostri sensi ad interrogarsi sui concetti di riconoscibilità umana, geografica e storica. Il pulviscolo che scaturisce dalla disgregazione degli scorci conserva un minimo di identificabilità, oppure scivola, incanalandosi in direzioni sorprendenti e creando nuove illusioni. Una logica della sensibilità si insinua nel flusso immaginifico, fino alla scoperta di nuove dimensioni..



L'artista Jean-Paul Charles si avvale di una tradizione e della volontà di rappresentare il proprio presente, scavando nella concatenazione di eventi che l'hanno generato e nella dialettica tra virtualità e realtà che ogni possibilità futura sottende. Da questo imperfetto impasto temporale, l'artista estrapola i lineamenti del proprio mondo. Attuale è l’intervento pittorico, che invade lo spazio sociale e interferisce sui tradizionali mezzi di comunicazione: cartelloni pubblicitari, piattaforme di social networks, immagini dai mass media. L'intervento gestuale su cartelloni pubblicitari, fotografie, pannelli e radiografie è il modo privilegiato di proporre una singolare narrazione, in cui l'autore non dipinge. Un linguaggio di immagini si ripresenta come pretesto: utile, soprattutto, alla testimonianza di esperienze individuali e collettive.
Alla concretezza del materiale di supporto, si sovrappongono la spiritualità e il dolore delle effigi e dei segni creati dall'azione estemporanea. Particolari letture ideali, sociali o politiche dei tempi sono escluse, mentre tutto è giocato all'interno di una grammatica del colore, del tratto, di simboli e archetipi. Una logica della sensibilità si insinua nel flusso immaginifico, fino alla scoperta di nuove dimensioni. Le prospettive dei paesaggi, le sembianze dei ritratti, il collage di immagini sovrapposte, fotografate e innestate, costringono i nostri sensi ad interrogarsi sui concetti di riconoscibilità umana, geografica e storica. Il pulviscolo che scaturisce dalla disgregazione delle figure conserva un minimo di identificabilità oppure scivola, s'incanala in direzioni sorprendenti e crea nuove illusioni.
Il futuro è apocalittico perché, da una parte, disumani e catastrofici sono i tempi che stiamo vivendo e, dall'altra, perché sorprendente può essere la rinascita vitale e spirituale che ci attende. L'ottimismo dell'opera emerge dal carattere catartico della testimonianza, dalla lucidità dell'espressione, dalla nascita di nuove, inaspettate stratificazioni simboliche. Istintiva e ingenua, originaria e pura, la pittura esplora l’istante, testimonia l'emergenza e la rivolta di una sensibilità violata. Movimento informe e sofferto, l'atto insegue la figura come destinazione di un messaggio precario: la preghiera.
Tutto è giustificato. La soluzione finale è irrimediabilmente rimandata. Nel futuro anteriore di ogni definizione, sempre ad un passo dalla decisione irrevocabile, un nuovo dominio è fondato, in cui esiti e residui di ogni prova tendono ad un comune limite e conquistano lo stesso valore.
Ciò che verrà prima della fine dei tempi, sarà sempre la misteriosa e tremenda insistenza della vita all'interno delle dinamiche del progresso. L'opera, attraverso l'intervento dell'artista, verrà partorita con dolore dalla macchina che la teneva imprigionata. Maieutica delle sensazioni, l'operazione di Jean Paul Charles riporterà alla luce l'enigma dell'esistenza da un mondo meccanicizzato e alienante. Un'indecifrabile dimensione sembrerà scaturire dall'insistente lavoro di lima sul segno e sul colore. Un'ombra e una speranza di rigenerazione si staglieranno dietro ai contorni di ogni possibile immagine.

Ivan Fassio