Jara Marzulli – Come bocca di pesce i pensieri

Adelfia - 31/03/2012 : 29/04/2012

Dopo il filo guidato dall’ago attraverso le carni che ha saputo attrarre l’attenzione dello spettatore, provocandogli anche un certo turbamento, Jara Marzulli ha scelto di addolcire il tono delle figure femminili con la delicatezza del nastro per invitarlo a proseguire un discorso più intimo.

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo il filo guidato dall’ago attraverso le carni che ha saputo attrarre l’attenzione dello spettatore, provocandogli anche un certo turbamento, Jara Marzulli ha scelto di addolcire il tono delle figure femminili con la delicatezza del nastro per invitarlo a proseguire un discorso più intimo.
Il nastro di Jara lega le vite e le racconta; si srotola nella rivelazione del sussurro della memoria che narra di gioia e di dolore, di sconfitte e di vittorie, per favorire quella ricerca dell’identità che non ha mai fine.
Dietro, lo sfondo si anima per la prima volta e si evolve

Jara e le sue donne dall’aspetto fiero compaiono come immerse in un’atmosfera liquida che ricorda un mare primordiale. È un accenno di onirico percepibile grazie a un colore filtrato con l’intelletto. Le pennellate richiamano la leggerezza dell’acquarello e si avverte la tridimensionalità dell’immagine. A dimostrare che l’artista non ha più bisogno di utilizzare sfondi neutri per concentrare l’interesse sui corpi. Si sente più libera di muoversi, perché sa che ora lo spettatore è riuscito ad andare oltre il guardare, si è prestato ad ascoltare il suo racconto e sta per addentrarsi in un mondo che pare in sospensione, dove tutto può accadere.
Oltre al nastro, nuovi simboli arricchiscono il repertorio di Jara.
Prima a comparire è la parrucca, che evoca il travestimento e la capacità di giocare con la propria identità, di provare a mettersi nei panni dell’altro per meglio comprenderlo, come lasciano intuire le raffigurazioni di coppie di donne. L’armonia creatasi tra loro è evidente anche dalla stessa posizione assunta, come insegna lo studio della comunicazione non verbale. Una fra tutte, Acquea, opera scelta come icona guida della mostra.
La ricerca personale ha fatto apparire sulle tele graffiti e figure ancestrali di animali: il colibrì, che con lo sbattere rapidissimo delle ali traccia la forma di un otto coricato, simbolo matematico dell’infinito; la sfinge del galio (o farfalla colibrì), che in quanto farfalla è segno di trasformazione e di rinascita, così come è simbolo dell’anima; il pesce, che dalla notte dei tempi è rappresentazione grafica del ventre materno, legato alla sessualità e alla fertilità. L’artista ha scelto di mettere il pesce nel titolo della mostra:

Come bocca di pesce i pensieri

Inizia così la poesia di Giorgia Monti che richiama la bocca del pesce quando protesa in avanti assume la forma di un cerchio, qui metafora del pensiero circolare, creativo e complesso, attribuito alla donna dagli studiosi come Karl Jaspers.
Colibrì, sfingi di galio e pesci sono strettamente connessi ai personaggi femminili , che sono lontani dall’esprimere un ideale di bellezza classica e fine a se stessa. Girano attorno loro e producono ferite sparse sui corpi che si infettano. Un male necessario che non vuole di per sé danneggiare, ma alludere alla ricerca dell’identità primaria e dell’unione con gli elementi.
Jara non ha avuto remore nel tornare sui suoi passi per risalire alle origini. Ha mostrato coraggio nell’incorrere in un’apparente involuzione per ritrovare se stessa e da lì ripartire con energie e idee rinnovate verso una nuova direzione.
Una ricerca appassionata che è stata sollecitata da un’altra simbologia adottata ora da Jara: le trecce tagliate, indicanti un cambiamento emotivo che rende manifesto il desiderio di superare un evento doloroso o la volontà di chiudere una fase della vita a cui non si sente più di appartenere. Nella sua pittura, la risolutezza coinvolge soggetti di differenti età, perché è una dote dai contorni rosati.
L’arte di Jara è complessa e si sviluppa su diversi piani che si intersecano tra loro. Animata dallo stesso slancio sincero e passionale che da sempre la connota, sa andare oltre la poliedricità di significati insiti. Dipende dalla sensibilità dello spettatore passare da un livello all’altro e scegliere quanto addentrarsi. Uno sguardo attento e una mente aperta daranno l’occasione allo spettatore di farsi coinvolgere in una riflessione su se stesso con l’aspirazione di godere dello stesso dono ricevuto dall’artista nel suo arduo percorso: la primavera dell’anima.

Adriana M. Soldini
Narratrice d’arte
e curatrice