Ingannevole-mente

Prato - 14/12/2012 : 14/01/2013

La mostra Ingannevole-mente raccoglie opere molto diverse tra loro per materiali, tecniche e poetiche degli artisti.

Informazioni

Comunicato stampa

Venerdi 14 Dicembre 2012 si inaugura a Prato la mostra Ingannevole-mente, a cura di Francesca Vannucci, che riunisce le opere di sei giovani artisti: Raoul Amoròs, Mario Balduzzi, Lara Jeranko Marconi, Chiara Palmucci, Marco Scarpelli e Aleksandra Zurczak.

La mostra Ingannevole-mente raccoglie opere molto diverse tra loro per materiali, tecniche e poetiche degli artisti

I lavori esposti sono però accomunati dalla volontà di disorientare e confondere lo spettatore, farlo vacillare davanti all’opera inducendolo ad avvicinarsi per osservare meglio i particolari di un disegno, le sfumature di un colore, la veridicità di un’immagine digitale, la consistenza materica di una forma, invitandolo così a svelare l’inganno, sia che si tratti di manifestazione visiva e tangibile, o di pensiero sotteso all’ispirazione dell’opera.

È questo il caso del video Milky Refresh di Raoul Amoròs (Santiago del Cile, Cile, 1982), che ci parla delle illusioni di una comunicazione globale che ci rende tutti simili, tutti vicini, sempre raggiungibili, eppure comunque distanti e tendenzialmente avversi, e della grande installazione Waves dell’artista polacca Aleksandra Zurczak (Konin, Polonia, 1983) che, attraverso la manipolazione e trasfigurazione di frammenti anatomici, compone scenari onirici e metafisici, nei quali sagome antropomorfe pervadono lo spazio e lasciano emergere un paesaggio interiore generato dall’inganno delle emozioni.
I delicati acquerelli della serie Soft Fruit Lara Jeranko Marconi (Capodistria, Slovenia, 1984) ci invitano ad avvicinarci per scorgere - in quelli che in un primo momento sembravano solo schizzi casuali - delle piccole figure, scene di lotta, personaggi e simboli di un mondo vegetale e animale frutto di un immaginario dai toni fiabeschi.
Ugualmente ingannevoli le tele di Mario Balduzzi (Figline Valdarno, Firenze, 1983), che sperimenta nuove interazioni di tecniche e insolite combinazioni di materiali per dare a vita a delle composizioni astratte che ricordano elementi organici e vetrini di laboratorio (Brain Storming); così come le sfuggenti figure di Marco Scarpelli (Firenze, 1986), che nonostante l’apparente umanità evocano mondi alieni ed inquietanti, oppure i volti negati, grotteschi e allucinati di Chiara Palmucci (Firenze, 1986), che combina fotografia e soggetti pittorici rielaborati digitalmente per rivisitare scene tratte dalla tradizione iconografica, attraverso la ricostruzione storica fino alla vera e propria manipolazione e distorsione ingannevole delle immagini.

L’arte è di per sé proiezioni di un’illusione e questa mostra vuol stimolare ad interrogarci sulla realtà di ciò che vediamo e sulle convenzioni di una società i cui meccanismi a tratti ci sfuggono, giocando a volte con la percezione di ciò che è vero, o simulazione di vero, e finzione.