Incerte Patrie

Biella - 19/11/2011 : 31/01/2012

Si tratta di un’esposizione che, attraverso le opere, sostanzialmente impostate su un formato di base 50x50 cm., si interroga sul Senso patrio della Patria, dando immagine alle diverse tipologie di narrazione, riflessione sul piano estetico, spesso sociopolitico, filosofico, antropologico, tecnocratico, richiamate dalla tematica della celebrazione dell’Unità d’Italia.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA SILVY BASSANESE
  • Indirizzo: Via Galileo Galilei 45 - Biella - Piemonte
  • Quando: dal 19/11/2011 - al 31/01/2012
  • Vernissage: 19/11/2011 ore 18
  • Curatori: Viana Conti
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: da martedì a venerdì 16,30 - 19,00 sabato domenica e festivi su appuntamento
  • Email: silvy.bassanese@libero.it

Comunicato stampa

Sabato 19 novembre 2011 dalle ore 18 alle ore 21 alla Galleria Silvy Bassanese Arte Contemporanea avrà luogo la vernice della mostra Incerte Patrie_L’Unità d’Italia nel suo 150esimo compleanno, a cura di Viana Conti.
Si tratta di un’esposizione che, attraverso le opere, sostanzialmente impostate su un formato di base 50x50 cm., si interroga sul Senso patrio della Patria, dando immagine alle diverse tipologie di narrazione, riflessione sul piano estetico, spesso sociopolitico, filosofico, antropologico, tecnocratico, richiamate dalla tematica della celebrazione dell’Unità d’Italia

I trenta artisti selezionati, presenti sulla scena dell’arte internazionale e provenienti da ogni regione del Paese, lungi dal tergiversare su una ricorrenza dai possibili risvolti retorici, rispondono principalmente a se stessi, toccando in modo radicale, diretto e con accenti forti il tema dell’identità nazionale, registrando con intensità il malessere causato dai condizionamenti della bomba mediatica, dal pensiero unico della produttività, legato a uno sviluppo capitalistico fondato sull’accumulo, di inevitabile segno cognitivo. I loro nomi: Matteo Antonini, Fabio Ballario, Laura Brambilla, Clara Brasca, Giulia Caira, Sergio Capone, Vittorio Corsini, Roberto De Luca, Ezio Ferrari, Mauro Folci, Pierluigi Fresia, Giuliano Galletta, Mauro Ghiglione, Ernesto Jannini, Paolo Leonardo, Federica Marangoni, Giuliano Menegon, Carlo Merello, Giancarlo Norese, Daniele Pario Perra, Diego Pasqualin, Marco Pedrana, Luigi Perazzone, Leonardo Pierro, Luciano Pivotto, Nicola Renzi, Antonio Riello, Stefano Spera, Fabio Viale, Francesco Zucchetti. Lo scenario delle opere si articola attraverso fotografia, pittura, collage, oggetti, manifesti, installazioni, graffiti su strappi murali, video.
Il testo assunto come riferimento profetico è quello del discorso per gli ottant’anni di Martin Heidegger, tenuto a Meßkirch, nel 1969, dal filosofo giapponese Tsujimura Kōichi, a cui il filosofo tedesco, ringraziando, risponde citando un suo scritto ad un amico del 1946: “La spaesatezza è il destino mondiale”…civiltà mondiale significa oggi predominio delle scienze della natura, predominio e preminenza dell’economia, della politica, della tecnica. Tutto il resto non è neanche una sovrastruttura, ma solo una fragile impalcatura.”
Si ricollegano ad Heidegger le riflessioni sulla noia profonda dell’animale-uomo del video di Mauro Folci ed i quesiti sull’origine dell’opera d’arte in Egoalter di Leonardo Pierro. Ricorrente è il tricolore, praticato in oggetti della cultura contadina, letti come simboli, in passato, della mutazione di una società agricola in una industriale come in Cadeaux. "Italia 1945-1995. Presente” di Sergio Capone, come nel dipinto di Clara Brasca; tricolore negato, provocato o messo in questione nelle opere di Marco Pedrana, Carlo Merello, nel Puzzle di Laura Brambilla. Una creatività quotidiana, un low cost design, che esuli dai canali della produttività, ma anche da quelli del sistema dell’arte e dei musei, dando, su un terreno culturale-socio-antropologico, più attenzione all’uomo che all’opera d’arte, esposta e collezionata come malinconico reperto, viene individuata da Daniele Pario Perra nei suoi strappi murali dove simboli anarchici, celtici, comunisti, ricostruiscono una storia della politica. Su un versante post-concettuale, mentre Mauro Ghiglione lavora su una condizione postumana del sentire, sul vuoto in cui costruire un senso, sul significato non garantito del nostro esistere, Giuliano Galletta, attivando una continua traslazione dell’io e dialogando con la sua autobiografia mancante o sostitutiva dichiara, in caratteri cubitali neri e rossi, Non voglio essere me stesso, ma è Pierluigi Fresia che chiama in giudizio un Odisseo che, rivendicato il diritto al viaggio nel mare della conoscenza, se ne torna al suolo d’origine consapevole di non saper nuotare. Nella sua opera fotografica Prego, in cui, sul retro di un camion in autostrada, campeggia il volto di Wojtyla accanto ad una scritta, Giancarlo Norese rinvia alla sua percezione dell’Italia come nazione autocensurata, senza futuro, sotto tutela di un capitalismo a conduzione familiare, scenario di irresponsabile rinuncia e deprivazione di dignità e bellezza. Ancora alcuni flash sulle opere pervenute. Luciano Pivotto, con la sua resistenza al Glocal e alle quinte generazioni della tecnologia si confronta con Ernesto Jannini che, drappeggiando un getto verde intorno a una terrina d’acciaio, ricolma di minestra ai microcircuiti, registra l’imprevedibilità dell’accadere quotidiano nell’ibridazione della meccanica con l’elettronica, mentre Luigi Perazzone, con i suoi onirici foto(en)grammi, costruisce e decostruisce lucidi effetti di realtà. Inquietanti le contaminazioni di interni con esterni, sia reali che metaforici, della fotografia di Giulia Caira, come inquietanti sono i ritratti in pittura della realtà del dolore del mondo, che Giuliano Menegon rivive attraverso la grande poesia e letteratura mitteleuropea. Vittorio Corsini si riconferma scultore di corpi fragili, di architetture corali, di cattedrali emotive e sensoriali. Di Federica Marangoni è la foto del piccolo aeroplano di alluminio, ricordo dei giocattoli di latta di un tempo, che porta provocatoriamente la scritta digitale www.lapatria.com e che, volando tra le nuvole, traccia idealmente una rotta tra Venezia-New York-Venezia, riconducente all'itinerario di un'avventura artistica personale, ma anche metaforica, nell'era del globalismo, che muove dalla patria dei sentimenti e della memoria per ritornarvi, dopo essersi fatta portatrice, nel mondo, del proprio messaggio estetico. Quello che Matteo Antonini, non senza ironia amara, mette in opera, nel suo olio e pennarelli su tela Recinto con vista è quella terra di mezzo in cui realtà e finzione interagiscono, spiazzando lo spettatore che, rassicurato da un’apertura sullo scenario del passato, non ha ancora realizzato di muoversi in una sorta di pollaio da salotto. Con la sua opera fotografica Paraventi_La città del sole, Roberto De Luca riprende uno degli spontanei insediamenti precari di tende colorate, sulla spiaggia delle isole di Usedom e Rügen, nel Mar del Nord, auspicando che nella suddivisione equa e democratica degli spazi, nella convivenza serena di soggetti di varie etnie e culture, si realizzi, sotto il cielo, una condizione di armonia vivibile, nelle varie ore del giorno e della notte. Di segno contrario e decisamente radicale è la proposta di Antonio Riello che, ricorrendo al Potassium Cyanide, conservato all’uopo in una ampolla, ipotizza una soluzione di decimazione demografica totale, dagli innegabili vantaggi economici ed ambientali, opzione tanto più provocatoria in un momento di censimento Istat.