Il Rinascimento da Firenze a Parigi

Firenze - 05/09/2013 : 31/12/2013

La mostra per la prima volta riporta in Italia il nucleo principale della raccolta Jacquemart-André. Dipinti di Botticelli, Mantegna, Paolo Uccello, Luca Signorelli, Alesso Baldovinetti, sculture di Donatello e Giambologna, bronzetti, mobili, ceramiche, in tutto circa 40 capolavori che riapprodano nella città dove furono creati per essere esposti nella stessa dimora-atelier del mercante che li alienò.

Informazioni

Comunicato stampa

Firenze – Tra i più importanti e sofisticati di Parigi, il Museo Jacquemart-André vanta, dopo il Louvre, la più ricca collezione di Rinascimento fiorentino in terra di Francia grazie alle centinaia di capolavori acquistati a fine Ottocento a Firenze, nell’atelier del celebre antiquario garibaldino Stefano Bardini o per suo tramite.
Si configura dunque come un doppio ritorno a casa la mostra Il Rinascimento da Firenze a Parigi, che per la prima volta riporta in Italia il nucleo principale della raccolta Jacquemart-André

Dipinti di Botticelli, Mantegna, Paolo Uccello, Luca Signorelli, Alesso Baldovinetti, sculture di Donatello e Giambologna, bronzetti, mobili, ceramiche, in tutto circa 40 capolavori che riapprodano nella città dove furono creati per essere esposti nella stessa dimora-atelier del mercante che li alienò.
Villa Bardini è in effetti la sede ideale, quasi per una nemesi, di questa esposizione preziosa e spettacolare (6 settembre–31 dicembre 2013) curata da un’equipe di specialisti italo-francese (Giovanna Damiani, Marilena Tamassia, Nicolas Sainte Fare Garnot). Un progetto posto sotto la diretta tutela di Cristina Acidini, Soprintendente Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Firenze, e di Gabriel De Broglie, Cancelliere dell’Institut de France, le due istituzioni che promuovono l’evento insieme alla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e al Museo Jacquemart-André con la società di gestione Culturesespaces presieduta da Bruno Monnier.
Si tratta di un’opportunità creatasi grazie al cospicuo prestito concesso dalla Soprintendenza alla monografica sul Beato Angelico organizzata a Parigi un anno fa. Opportunità colta al volo dagli stessi sostenitori del progetto, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Camera di Commercio, Unicoop Firenze, Civita Group e Studio Copernico, con il supporto tecnico di Admarco, Catola & Partners e Polistampa.
L’epopea dei grandi antiquari fiorentini, la nascita del mito Firenze/Rinascimento, la febbre del collezionismo che a cavallo tra Ottocento e Novecento contagiò la parte più colta della ricca borghesia europea e americana, sono capitoli di una storia narrata mille volte. Storia che ha comunque un suo pendant negativo nel saccheggio del patrimonio artistico nazionale, largamente disponibile sul mercato antiquario in quegli anni post unitari e colpevolmente lasciato libero di espatriare.
Questo e altro hanno ricordato Soprintendente, curatori e il Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, Michele Gremigni, presentando oggi alla stampa il programma della mostra. La straordinaria collezione Jacquemart-André si è infatti formata come quelle dei maggiori musei internazionali, con anni di acquisti selezionati e intelligenti, con in più la passione per l’arte di due coniugi innamorati, colti e lungimiranti, oltre che molto facoltosi.
Edouard André, erede di una famiglia di banchieri dell’aristocrazia imperiale, amico e compagno d’arme di Napoleone III, lasciò prima l’esercito, poi la politica, con lo scopo preciso di colmare di tesori artistici il grandioso palazzo-museo fatto costruire a Parigi sull’esclusivo Boulevard Haussmann. Nélie Jacquemart era invece pittrice, ritrattista della buona società. Si sposarono entrambi già in età avanzata e, grazie a lei, Andrè si innamorò dell’Italia e dei maestri del Rinascimento.
A partire dal 1882, ad ogni anno corrispose dunque un viaggio a Firenze dove trovarono in Bardini l’interlocutore ideale, un mercante-agente abile e fornitissimo, dal quale acquistarono i capolavori a centinaia e di ogni genere, che oggi fanno del Museo Jacquemart-André uno degli splendori di Francia. Rimasta vedova nel 1894, Nélie continuò a frequentare Firenze e a fare acquisti fino alla morte nel 1912, quando lasciò allo Stato palazzo e collezioni con il vincolo di farne un museo pubblico accessibile a tutti. L’arte, diceva in accordo col marito, deve essere condivisa.
Un anno dopo, nel 1913, il Musée Jacquemart-André era già realtà e oggi festeggia 100 anni. Col ritorno a Firenze della parte preminente delle opere fiorentine il cerchio, magicamente, si chiude.

Una storia d’amore vissuta ad arte
Edouard e Nélie, i coniugi appassionati dell’Italia che crearono la raccolta Jacquemart-André

Morendo nel 1912, Cornélia Barbe Hyacinthe (Nélie) Jaquemart lasciò in eredità alla Francia, con il vincolo dell’apertura al pubblico, lo splendido palazzo parigino di Boulevard Haussmann dove, col marito Edouard André, aveva raccolto quanto di più straordinario offrisse il mercato dell’arte di fine Ottocento: centinaia di capolavori del Rinascimento italiano soprattutto, ma anche opere inglesi, olandesi, francesi, sia dipinti che sculture, arredi, mobili e oggetti.
Inaugurato nel 1913, in questo 2013 il museo compie dunque 100 anni, sempre lodato e visitatissimo, simbolo perenne di quanto possa ottenere una storia d’amore coniugale vissuta tanto nella disponibilità di enormi capitali, quanto nella passione per l’arte, italiana in particolare.
Edouard André (1833-1894) era un militare di carriera, bell’uomo, aitante, figlio di banchieri protestanti arricchitisi con Napoleone I. Dalla famosa accademia di Saint-Cyr uscì con il grado di ufficiale delle Guide, il reggimento d’élite al servizio di Napoleone III con cui combatté nella campagna d’Italia del 1859 (per noi 2° guerra d’Indipendenza) e in quella del Messico. Congedatosi a 30 anni, fu eletto deputato e partecipò agli eventi del 1870-71, tra cui la tremenda debacle contro la Prussia. Deluso dalla politica, decise infine di dedicarsi solo a collezionare arte. Impresa per cui nel 1875 chiese all’architetto Henri Parent di realizzare il grandioso hôtel particulier, oggi museo.
Fu in questa fase che conobbe Nélie. Lei era una pittrice non più giovanissima, ma assai nota come ritrattista della buona società. Galeotto fu il ritratto di Edouard che le fu chiesto di dipingere. Quando nel 1881 si sposarono con rito civile nella mairie dell’8° Arrondissement lei aveva 40 anni, lui 47. Senza figli, investirono fortune ed energie per edificare il loro mausoleo. Nélie aveva imparato ad amare l’Italia e il Rinascimento dal suo maestro Ernest Hébert. Edouard fu presto contagiato dalla stessa febbre. Lei dal suo progetto.
Iniziarono così i viaggi annuali in Italia e a Firenze. I coniugi André fecero solo acquisti mirati, di selezionate rarità su consiglio di un cenacolo di esperti costituito dai direttori dei maggiori musei. A Parigi Nélie mise a profitto il suo talento di pittrice e il suo gusto naturale per ammobiliare e decorare il piano nobile di Boulevard Haussmann. Edouard organizzò invece il museo italiano. Alla sua morte nel 1894, Nélie ne completò il progetto, spingendosi poi anche in Oriente per arricchire l’imponente collezione.
Edouard André e Nélie Jacquemart erano entrambi mossi da profondi valori filantropici e da un altrettanto profonda convinzione: l'arte si condivide. Appassionati del Rinascimento realizzarono al piano nobile della loro dimora un autentico museo privato consacrato al Quattrocento italiano, che essi riservavano agli amici intimi.
La scelta delle opere riflette evidentemente i loro gusti: di Edouard per certi dipinti veneziani come lo sconvolgente Ecce Homo di Mantegna; di Nélie per gli artisti fiorentini come Paolo Uccello, Botticelli o Perugino. La sala delle sculture ospita una delle più belle raccolte di marmi italiani del XV e XVI secolo conservate in Francia: da Donatello a Luca della Robbia a Laurana.
La sala fiorentina si presenta sia come luogo di culto con opere d’ispirazione religiosa, sia come galleria antologica con dipinti di Botticelli, Botticini, Perugino e il celebre San Giorgio che trafigge il drago di Paolo Uccello. Dominata da un superbo soffitto a cassettoni attribuito a Mocetto la sala veneziata celebra invece Mantegna, Bellini, Carpaccio secondo il tipico decor di un palazzo della Serenissima.
Affidando all’Istituto di Francia palazzo e collezioni perché fossero aperti al pubblico, il testamento di Nélie restò fedele al progetto del marito: l’arte deve essere condivisa.