Il Cibo nell’Arte l’Arte del Cibo

Sorbano del Giudice - 13/09/2013 : 23/09/2013

Dal secondo dopoguerra a oggi, il rapporto dell’arte con il cibo ha subito un cambiamento epocale. Tale “rivoluzione” ha influito sul riconsiderare, da parte degli artisti, il tema de il cibo e la tavola, sotto una luce del tutto diversa e nuova, attraverso l’uso di tecniche, materiali e mezzi d’espressione alternativi, che hanno consentito di moltiplicare il significato dell’estetica e la concettualità stessa dell’opera.

Informazioni

  • Luogo: COMPLESSO FIERISTICO
  • Indirizzo: Via della Chiesa XXXII, Traversa I, 237, 55100 - Sorbano del Giudice - Toscana
  • Quando: dal 13/09/2013 - al 23/09/2013
  • Vernissage: 13/09/2013 ore 10
  • Curatori: Siliano Simoncini
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: dal lunedì al giovedì dalle 16,00 alle 23,00 e dal venerdì alla domenica dalle 10,00 alle 23,00
  • Biglietti: ingresso libero
  • Sito web: http://www.luccainfiera.com
  • Email: info@luccainfiera.com
  • Patrocini: Comune di Lucca, Provincia di Lucca, Regione Toscana

Comunicato stampa

Eat Art: Una verifica italiana, di Siliano Simoncini

La mia considerazione fondamentale? Dal secondo dopoguerra a oggi, il rapporto dell’arte con il cibo ha subito un cambiamento epocale. Del resto, già dagli inizi del ‘900 con l’ascesa delle avanguardie storiche e il risolutivo cambiamento del modo di concepire gli stili e le finalità stesse della pittura, aveva fornito esempi sconcertanti

Basti pensare a Natura viva di Duchamp (ortaggi reali “imbalsamati”) o alle scarpe femminili poste su un piatto, cucite assieme e rivestite, nella parte dei tacchi, con un’elegante guarnizione delle “cosce” (alla maniera dei cuochi francesi) così da far sembrare il tutto un “pollo arrosto”, opera di Meret Oppenheim. Prima di allora, compreso il postimpressionismo di Bonnard o i quadri del più evoluto Matisse - per entrambi: dipinti con tavole imbandite - il grande tema storico della pittura era stato, per l’appunto, il cibo e la tavola. Quindi, cambiamento di contesto, di linguaggio pittorico, di concezione spaziale ma niente di diverso, sul piano comunicativo, di quanto si era rappresentato, attraverso l’arte, dai tempi dei mosaici dell’epoca romana a quel momento. Da questo si può comprendere come lo sperimentalismo (a volte vago) che ha caratterizzato le arti visive a partire dal 1950 fino ai nostri giorni, abbia determinato un fiorire di neo-ismi, innovazioni di linguaggio e concezioni sul fare arte, come mai si era verificato in precedenza. La deduzione è perciò logica: tale “rivoluzione” ha influito in maniera determinante sul far riconsiderare, da parte degli artisti, il tema de il cibo e la tavola, sotto una luce del tutto diversa e nuova. Le decine di correnti cui mi riferisco, come noto a tutti, nel fare arte hanno portato all’uso di tecniche, di materiali, di mezzi d’espressione alternativi a quelli tradizionali, che hanno consentito di moltiplicare il significato dell’estetica quanto la concettualità stessa dell’opera.
In quest’occasione non è possibile dare un quadro “scientifico” di quanto è avvenuto, perciò mi atterrò soltanto a fare una casistica, molto generica e poco organica, di esempi che possono confermare quanto vo sostenendo. Nel settore della fotografia, troviamo Carl Warner’s che realizza dei Foodscapes, paesaggi con ortaggi, frutta e affettati. Oppure l’artista malese Hong Yi (in arte Red) realizza ritratti con il caffè. Quello di Lucio Dalla - commissionato da Nespresso - nasce da una molteplicità di cerchi scaturiti dall’immergere il fondo del bicchiere nel liquido; oppure ci sono autrici che realizzano lavori a maglia in marzapane. Mentre Leah Foster ha creato un’istallazione con 10.000 cup/cakes (trecce di dolcetti appesi al soffitto di una galleria di New York). Con riferimento alla moda, Marina Calamai dipinge panettoni che diventano cappelli e Sharon Core, dipinge gelati su tela che se vengono toccati si liquefanno! Per l’arte concettuale, la fotografa Daniela Edburg ha proposto una serie d’immagini chiamate Drop deed gorgeus (cadaveri di donne tutte decedute per assunzione esagerata di cibo). E poi, di Mario Merz, le tavole imbandite, con verdure lasciate all’aria aperta ad ammuffire (Forte Belvedere Firenze), l’enorme “montagna” di sale (con immersi, cavalli scolpiti. Piazza del Plebiscito Napoli) di Mimmo Paladino, i quadri di Vic Muniz realizzati con zucchero, cioccolato e perfino scarti di cibo. Giovanni Anselmo invece, propone Scultura che mangia, opera realizzata con materiale cementizio, un cesto d’insalata e farina come residuo dello “sgranocchiare”… quant’altro ancora! Per terminare questa prima parte, vale la pena ricordare la mostra alla Kunsthalle di Dusseldorf (2009/2010) che faceva una sorta di verifica e di prospettiva rispetto alla Eat Art (letteralmente: mangiare arte. Corrente artistica coniata da Daniel Spoerri negli anni Sessanta), nata da un’idea dell’artista cineasta austriaco Peter Kubelka e intitolata Eating the universo (mangiare l’universo).
Ebbene, in tutta umiltà e schiettezza, Ivo Lombardi ha voluto per la mostra di Lucca fare un’esperienza analoga a quella tedesca ma geograficamente circoscritta, mettendo in opera esperienze di artisti toscani e no e intitolandola, allusivamente, Il cibo nell’arte/Arte nel cibo. Ovvero, il cibo come elemento rappresentativo e tematico, ma anche la trasmigrazione del processo artistico nella stessa metafora del cibo. Un’interpretazione altra che dà maggiore emergenza al significato della mostra. Per una sintetica “messa a punto” di quanto è presentato dai trentasette artisti invitati, la cosa più utile era suddividere le opere in sezioni. Esse sono scaturite dagli esempi di una ricerca artistica attuale che dagli anni ’90 si confronta con un mondo in cui, rispetto al cibo, il rapporto è completamente diverso dal passato. A tal proposito, nel catalogo della mostra tedesca si può leggere: (…) si mostra come approcciarsi alla necessità di base, il nutrirsi in modo artistico, in un punto d’intersezione tra l’arte e la vita, in cui non sia perso nulla della sua rilevanza. Di fatto, contro un fondale di temi come l’eccesso e la fame, il consumo e la critica alla globalizzazione, la moderna educazione alla nutrizione e i programmi di cucina (show cooking/la cucina è uno spettacolo), la mania per la salute e i fast food oppure gli slow food (…) con questa mostra si evidenzia (rispetto agli anni Sessanta) la nuova attualità dell’argomento. Anche Ivo Lombardi ha voluto confrontarsi con l’attualità di questo diverso rapporto e i lavori selezionati, a mio avviso, lo testimoniano.
Sezione Al gusto di dolce. Artisti: Sergio Borghesi - Antonella Gandini - Federica Gonnelli - Ivo Lombardi - Dario Longo - Aldo Mondino - Albano Morandi - Concetto Pozzati - Renato Spagnoli - Mauro Staccioli.
Il riferimento, ovviamente, va agli ingredienti, ai dolciumi, alle torte, ai cioccolatini, al miele, ai coloranti alimentari, alla simulazione di utensili per fare dolci e altro. Il tutto, rappresentato sì per celebrare il senso del gusto ma più spesso, per proporre metafore e analogie di ben altro significato.
Sezione Nel segno del Pane. Artisti: Lorenzo D’Angiolo - Daniela Novello. L’alimento quotidiano come riferimento alla sua sacralità e alla sua mimesi materica, più “vera del vero”. Il confronto fra trascendenza e immanenza senza alcun giudizio!
Sezione Del dire sui pesci. Artisti: Claudio Costa - Daniel Milhaud - Massimo Pellegrinetti.
Da un ludico acquario a esempi cruenti dove un orrendo “piranha”(?) mostra due ossa umane oppure, pesci sapientemente artefatti e ferocemente scarniti ci parlano d’altro. I simulacri della vita e del suo destino!
Sezione A tavola imbandita. Artisti: Paolo Albani - Raquel Aversano - Massimo Barzagli - Maurizio Galimberti - Alessandro Marzetti - Pino Modica - Cesare Pietroiusti - Gianna Scoino - Daniel Spoerri.
Da concezioni attinenti all’evoluzione della poesia visiva, a foto di performance, a colloqui “silenziosi”, a tavole per l’indagine “anatomica”, a offerte minimali o in “volo”…un “carico di portate” dalle inaudite e sorprendenti soluzioni.
Sezione Il frutto della terra. Artisti: Miguel Ausili - Elisa Corsini - Paolo Netto - Claudio Tomei.
A Demetra e l’abbondante raccolto si contrappone la spietata desertificazione; ma c’è chi tutela i semi delle graminacee per tramandare la vita o dalla lista, rende omaggio alla qualità dei tuberi.
Sezione Spreco e digiuno. Artisti: Stefano Fontana - Cecco Ragni - Roberto Rocchi.
Il frigo come ambigua cornucopia del nostro tempo e la volontaria scelta del digiuno. Una fontana dai taumaturgici segni, tra sacro e profano gorgoglia. Speranza?
Sezione Pronto frutta. Artisti: Raffaella Formenti - Piero Gilardi
La florida offerta settembrina e le “torri” che la diffonderanno o più, ne comunicheranno notizia in via telematica. Da Bacco a un dio virtuale!
Sezione Cucina aggressiva. Artisti: Alessandra de Vecchi/Alberta Iera/ Chiara
Paulon - Mario Lovergine. Se un giorno…. “piovessero coltelli”, oppure la mano dell’artista stringesse una lama facendosi un ven-taglio? Storie del nostro tempo, drammatiche e ironiche…. ma “sul filo del rasoio!”.
Sezione Visioni didattiche. Alunni della 2° elementare Scuola De Amicis di Livorno.
L’immaginario preistorico, di bambini in cerca d’amicizia.
Una mostra sulla Eat Art, che farà riflettere non soltanto sul come fare arte e come interpretarla ma, in particolare, lascerà in sospeso un dubbio: cambiare stile di vita per un mondo migliore di questo, è possibile? L’arte è anche laicamente ecumenica!