Ignazio Mortellaro – Scalza varcando da sabbie lunari

Milano - 02/02/2017 : 22/03/2017

La galleria Francesco Pantaleone arte Contemporanea è lieta di presentare, Scalza varcando da sabbie lunari, una mostra personale dell’artista Ignazio Mortellaro (Palermo, 1978), a cura di Valentina Bruschi e allestita presso SPAZIO|22 di Milano.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO 22
  • Indirizzo: viale Sabotino 22 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 02/02/2017 - al 22/03/2017
  • Vernissage: 02/02/2017 ore 18
  • Autori: Ignazio Mortellaro
  • Curatori: Valentina Bruschi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal martedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:00, sabato dalle 15:00 alle 19:00

Comunicato stampa

La galleria Francesco Pantaleone arte Contemporanea è lieta di presentare, Scalza varcando da sabbie lunari, una mostra personale dell’artista Ignazio Mortellaro (Palermo, 1978), a cura di Valentina Bruschi e allestita presso SPAZIO|22 di Milano.

Nei temi che tratta e nei riferimenti culturali, la ricerca di Ignazio Mortellaro prende spunto da un metodo d’indagine di tipo scientifico-filosofico, che procede dall’esperienza verso l’elaborazione di un pensiero sul rapporto tra Uomo e Natura. Questo pensiero si concretizza attraverso l’uso di linguaggi diversi, dalla fotografia al video, dal disegno al collage, dalla scultura fino all’installazione

Compassi e misuratori affollano il suo studio nel centro storico di Palermo, situato proprio ai Quattro Canti, la piazza chiamata anche “Teatro del Sole”: dispositivi antichi e moderni, utilizzati dall’artista per tracciare segni su carta o incisi su metallo. Strumenti topografici, che rimandano a un sapere complesso ma concreto, legato alla terra. Orizzonti artificiali, distanti tra loro, acquistano significato all’interno della cornice dell’opera. Territori visti “al contrario”, sottosopra: luoghi mentali che rappresentano uno spazio interiorizzato di libertà, un dialogo tra il sé e il mondo. Durante l’elaborazione dei lavori di Ignazio Mortellaro c’è sempre, in sottofondo, la musica, che a volte – sotto forma di suono – diventa parte dell’opera.

Nel progettare la sua seconda personale milanese, Ignazio Mortellaro si è confrontato con uno spazio particolare – un ex-caveau – cercando corrispondenze inaspettate con l’architettura del luogo. L’artista qui ha creato nuovo paesaggio dove il pubblico è sollecitato ad intraprendere un viaggio per ritrovare le tracce di un “tempo profondo” dell’umanità. Una suggestione nata dopo aver studiato le incisioni rupestri del Paleolitico, situate nella Grotta del Genovese a Levanzo, isola dell’Arcipelago delle Egadi.





Un corto circuito nato dall’accostamento inedito di realtà distanti, unite dalla metrica di Eco (1927, dalla raccolta Sentimento del Tempo), poesia emblematica di Giuseppe Ungaretti, dove si percepisce la luce aurorale come un’alba assoluta, eco visivo di un’immagine primigenia. Si avverte, nei versi di Ungaretti, un sentimento ambivalente verso l’alba come “prima immagine”, una luce sempre intrecciata di ombre: un mistero esprimibile ma inafferrabile. Il dualismo e la contrapposizione tra chiaro/scuro, unità/molteplice, presente nella poesia si trasforma e si sviluppa anche nella costruzione di questa mostra, attraverso i binomi dialettici: cielo/terra, cacciatore/cacciato e vegetale/minerale.

Nella ricerca di Ignazio Mortellaro non c’è dicotomia tra materie naturali e prodotti della modernità industriale, accomunati da un’armonia data dall’essere entrambi uniti e “artefatti” dall’Uomo, perché è l’artista che percepisce, governa e trova un’armonia con il processo di trasformazione della materia. E’ chiaro il suo interesse per i modelli universali di cognizione e comunicazione e di come questi si ritrovano nel linguaggio primordiale, sintetico e immediato, capace di ricordarci la memoria della relazione intima che è sempre esistita tra noi e il nostro ambiente.

In occasione dell’inaugurazione, il musicista Roots In Heaven esegue - dal vivo - la sua interpretazione sonora del verso Popoli l’esule universo e lasci, dalla poesia Eco, contribuendo alla visione dell’artista. Tramite un labirintico processo di sintesi elettronica, cioè creazione ex-novo di oscillazioni di frequenze che si traducono in suono/rumore per l’orecchio umano, Roots In Heaven crea un tappeto di suoni sul quale il lavoro di Ignazio Mortellaro può adagiarsi coerentemente.

Francesco Pantaleone arte Contemporanea gallery is pleased to present Ignazio Mortellaro’s (Palermo, 1977) solo exhibition, Barefoot stepping from lunar sands, curated by Valentina Bruschi at SPAZIO|22 in Milan.

From the topics he deals with and the cultural references in his work, it is clear that Ignazio Mortellaro’s research method is of the scientific-philosophical type, and that it proceeds from experience towards the articulation of an idea on the relationship between Man and Nature. This approach is expressed through the use of different media, from photography to video, from drawing to collage, from sculpture to installation. His studio in Palermo’s historical centre at the Quattro Canti, a square also known as the “Theatre of the sun”, is filled with ancient and modern devices used by the artist for tracing on paper or etching on metal, like calipers and other measuring instruments. These include topographical tools which refer to a complex, yet concrete knowledge, linked to the Earth. Artificial horizons distant from one another, take on meaning within the framework of his art. Territories seen “backwards” or even upside down: mental visions that represent an interiorized space of freedom, a dialogue between the “self” and the world. Whilst Ignazio Mortellaro’s is working there is always music playing in the background and, at times, sound even becomes a part of the artwork itself.

Whilst planning his second solo exhibition in Milan, Ignazio Mortellaro confronted a particular space –an ex bank vault– looking for interesting associations with the architecture of the space. Here the artist has created an environment where the public is stimulated to undertake a journey in order to find the traces of a “deep time” of mankind. An idea that stems out of the study of the Paleolithic rupestrian engravings found in the Genovese cave, on Levanzo island, part of the Egadi archipelago.

A short circuit resulted from the radical juxtaposition of distant realities, combined by the metre of Echo (1927, from the collection A Sense of Time), emblematic poem by Giuseppe Ungaretti, where the dawning light is perceived as an absolute daybreak, visual echo of a primordial image. One perceives, in Ungaretti’s verse, an ambivalent feeling for the dawn as a “first image”, a light always interwoven with shadows: an expressible, yet elusive, mystery. The dualism and the contrast between light/dark, single/multiple, which is present in the poem by Ungaretti, transforms itself and develops also in the creation of this exhibition, through the dialectical of opposites: sky/earth, hunter/prey, plant/mineral.
In Ignazio Mortellaro’s research there is no dichotomy between natural materials and products of modern industry. These can be arranged in a balanced relationship resulting in their being connected because they are both “artefacts” of Man, as it’s the artist who perceives, governs and finds order within the transformation of matter process. He is undoubtedly interested in universal models of knowledge and communication, and how these can be found in primordial language, which is both concise and immediate, referencing the intimate relationship that has always existed between Man and his environment.
For the opening of the show, the electronic musician, Roots in Heaven, will perform live his sound interpretation of the verse “Popoli l’esule universo e lasci” (You people the empty universe and leave), contributing to the artist’s vision. Through a complex process of electronic synthesis, an ex-novo creation of oscillations of frequencies converted in sound/ noise for the human ear, Roots in Heaven creates a soundscape texture on which Ignazio Mortellaro’s work can display itself coherently.