Identità negate

Roma - 15/09/2016 : 26/11/2016

Due mostre, organizzate da Fabrica e dedicate a temi di grande attualità geopolitica.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA DEL CEMBALO
  • Indirizzo: Largo della Fontanella di Borghese, 19 00186 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 15/09/2016 - al 26/11/2016
  • Vernissage: 15/09/2016
  • Generi: fotografia
  • Orari: da martedì a venerdì: 16.00 – 19.00 sabato: 10.30 – 13.00 e 16.00 – 19.00 oppure su appuntamento

Comunicato stampa

Si chiama “Identità negate” il progetto di Fabrica in mostra alla Galleria del Cembalo (Palazzo Borghese, Roma), dal 15 settembre al 26 novembre 2016. L’esposizione, che comprende le mostre fotografiche “Lingering Ghosts” di Sam Ivin e “Foibe” di Sharon Ritossa, nasce dalla ricerca di due giovani fotografi di Fabrica accomunati dal desiderio di approfondire due tematiche di grande rilievo sociale e storico



Nel caso di “Lingering Ghosts”, Sam Ivin ha cercato di esprimere con le sue immagini il senso di perdita di sé e di insicurezza sul proprio destino che accomunano i richiedenti asilo nel Regno Unito; con “Foibe”, Sharon Ritossa è partita dalla particolare conformazione geologica del Carso per una riflessione su come questa possa avere avuto ripercussioni nelle vicende sociali e storiche della regione.

Destini incerti e indefiniti, dalle traiettorie confuse che nascondono vite e storie a cui dare dignità: questo il filo rosso che accomuna i due progetti, con cui Fabrica fa un ulteriore passo avanti nell’esplorazione di tematiche delicate e di estrema attualità.

Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, fondato nel 1994. Offre a un gruppo molto eterogeneo di giovani creativi da tutto il mondo una borsa di studio annuale per sviluppare progetti di ricerca nelle aree di design, grafica, fotografia, interaction, video e musica. 




Lingering Ghosts

Che cosa significa essere un richiedente asilo nel Regno Unito? È questo il punto di partenza della ricerca di Sam Ivin, iniziata in un centro di prima accoglienza a Cardiff, in Galles, e poi continuata in tutta l’Inghilterra.

Il risultato è una serie di 28 ritratti, cui gli occhi sono stati raschiati via manualmente dall’autore: una volta arrivati nel Regno Unito, questi migranti si trovano a vivere in una sorta di limbo, costretti ad attendere notizie della loro richiesta di asilo per mesi o addirittura anni. Diventano dei lingering ghosts, delle ombre sospese.

Graffiare i volti di questi 28 migranti è un modo per tramettere in maniera immediata l’idea della perdita di sé, la confusione che li attanaglia mentre aspettano di conoscere il loro destino.

Quello di Ivin è uno sguardo contemplativo, distante dai riflettori dei media. I suoi ritratti gettano luce su una questione spesso taciuta: l’emergenza dei richiedenti asilo. Nonostante siano presentate prive di occhi, queste persone hanno una loro identità e in loro riconosciamo madri, padri, figlie e figli: esseri umani.

Sam Ivin è nato a High Wycombe, nei pressi di Londra, nel 1992. Dopo essersi laureato in Documentary Photography alla University of Wales di Newport ha ottenuto una borsa di studio a Fabrica. Durante il suo soggiorno ha finalizzato il suo progetto Lingering Ghosts.



Foibe

Il Carso è un territorio brullo e roccioso dell’altipiano triestino, sloveno e croato dove si registra una forte concentrazione di cavità geologiche: grotte o pozzi modellati da fiumi sotterranei che scavando nella terra per millenni hanno scolpito la roccia calcarea dando vita a dei profondi inghiottitoi, chiamati foibe.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, le foibe presenti lungo tutta la zona carsica vennero utilizzate come fosse comuni per occultare i corpi di italiani, croati sloveni e tedeschi uccisi per motivi politici.

Ancora oggi la storia di questi profondi abissi resta oscura, contestata e spesso negata, e le foibe continuano a celare dei segreti. Sono anche difficili da individuare sul territorio perché, di fatto, manca una mappatura completa. 

Questo progetto fotografico intende riflettere su quanto la conformazione geologica di un’area geografica possa incidere sulle sue vicende storiche e sociali. È un tentativo di far entrare lo spettatore in contatto con il territorio, sottolineando che le foibe sono prima di tutto un prodotto della natura e un tratto caratteristico di una certa zona.

Il viaggio alla ricerca di queste cavità naturali è stato fatto con l’aiuto di speleologi locali che hanno messo a disposizione le loro competenze e i loro strumenti di esplorazione.

Sharon Ritossa è nata a Trieste nel 1987. Di origini istriane, dopo la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza si specializza in Fotografia all’ISIA di Urbino con una tesi sull’esodo giuliano-dalmata. Esodo Visivo, questo il nome del progetto di studio, è una ricerca d’archivio realizzata in collaborazione con l'IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) e finalizzata a restituire una memoria visiva collettiva della diaspora. Oggi lavora a tempo pieno come fotografa. Foibe è il frutto del suo periodo di residenza come borsista a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.