I Know You Know That You Know

brescia - 29/10/2020 : 22/12/2020

La Galleria Yudik One di Brescia è lieta di comunicare l’apertura del nuovo programma espositivo con la mostra collettiva I KNOW YOU KNOW THAT YOU KNOW, curata da Gino Bosa.

Informazioni

  • Luogo: YUDIK ONE GALLERY
  • Indirizzo: Viale Venezia 90 - brescia - Lombardia
  • Quando: dal 29/10/2020 - al 22/12/2020
  • Vernissage: 29/10/2020 no
  • Curatori: Gino Bosa
  • Generi: arte contemporanea, inaugurazione, collettiva
  • Orari: Martedì – Venerdì, 10 – 17 Sabato, su appuntamento

Comunicato stampa

I KNOW YOU KNOW THAT YOU KNOW
A cura di Gino Bosa

















Lorenza Boisi (1972)
Cosimo Casoni (1990)
Emmanuelle Castellan (1976)
SebastianHosu (1988)
BenjaminNiznik (1982)
Chris Rocchegiani (1977)
LorenzoTamai (1984)
NinaTobien (1974)


La Galleria Yudik One di Brescia è lieta di comunicare l’apertura del nuovo programma espositivo con la mostra collettiva I KNOW YOU KNOW THAT YOU KNOW, curata da Gino Bosa.

In mostra è proposta una selezione di venti lavori di otto artisti

Oltre ad esaltare le diversità che possono coesistere all’interno di un’unica disciplina, ogni opera è in grado di fondere una grande attitudine pittorica con una forte propulsione alla sperimentazione che va oltre il risultato, oltre l’oggetto: agisce e basta.

Io so che tu sai che io so…ma cosa?

Beh…che ad un opera pittorica non si può chiedere a quale gioco ha giocato il suo autore nel concepirla. È già tanto
l’aver intuito che, in qualche modo, si è giocato e non scherzato col fuoco.

Gran parte della giovane pittura internazionale sta divorando gli occhi di chi la guarda con sospirante tenerezza, mettendo a nudo strumenti critici o quanto meno a rivelarne una certa prontezza di riflessi. Più che l’intento di formalizzare una qualche ricerca, mi par di vedere tra gli artisti invitati (ma anche altri) il tendere ad una nuova dignità dell’eseguire rispetto ad una morbida staticità dell’idea primaria: sfidare il caos procedendo senza ostentare troppa convinzione ma resistendo fino a trarne una abilità d’azione più subordinata al “vedere”…all’ “accorgersi”…
Ma di cosa? Di come un segno, riottoso da un lato, dall’altro implora di procurargli un destino…per essere riconoscente vuole essere riconosciuto ma riconoscendo anche il caos come energia che abbia la capacità stessa dell’esperire. Se è vero che per conoscere basta esistere, ma per vivere bisogna “riconoscere”, è necessario un atto di fiducia sulla persistenza di un ossimoro, un’incoerentissma coerenza, una verissima finzione, senza sventolare troppo la bandiera di una atemporalità non meglio precisata…è necessario affidarsi all’espediente cognitivo dell’auto tradimento…

La rovinosa caduta di stile nel più pescoso dei mari.

La buona pittura è sempre la più titolata tra i linguaggi a porre il seguente quesito: ma cosa c’è di così profondo che non si possa scorgere in superficie? Gli indizi in arte sono tutto fintanto che preservano la forza di restare tali e remoti in un’imminenza di traducibilità fuorviante.

Dal momento che, personalmente, credo sia condizione ideale per un artista sentirsi sempre con le spalle al muro (davanti o per via del suo operato), penso alla pittura come al “fattore x” della pena, dell’inganno e della gloria…che c’entra sempre anche quando pare che non c’entri nulla. Un buon dipinto è il dispositivo funzionante di quell’evento che qualcuno ha definito “la presenza di un assenza”. “La buona idea pittorica” non ha paura di diventare “pittoresca” perché forse, all’essere, preferisce sembrare…ma dov’è che ci siamo già visti?!

Il colpo di reni che stacca le spalle dal muro non ha amore incondizionato per l’idea, se prima, questa, non si è fatta onore in una gabbia (Mma) di matti chiamata “storia”, stravolgendo concetti, non per un mero gusto, ma per elevarne il senso in e “con tempore”.

Enzo Cucchi dice che la “pittura non mente”…me ne sono ricordato qualche giorno fa, quando un mio amico artista mi ha chiesto lumi su questa mostra…dico: è un’onesta collettiva di pittura contemporanea… non c’è stato bisogno di aggiustare la possibile accezione mediocrista di “onesta”…

Io so che tu sai che io so