Hildebrandt | Melsheimer | Schmidt – Berliner Symmetrie

Torino - 03/11/2021 : 31/12/2021

Tre artisti. Tre mondi. Tre visioni differenti che formano un triangolo, la figura geometrica perfetta, soprattutto se i suoi lati sono uguali tra loro. Un triangolo equilatero che pone le basi, le sue basi, su un’unica provenienza, una città. Berlino.

Informazioni

Comunicato stampa

Tre artisti. Tre mondi. Tre visioni differenti che formano un triangolo, la figura geometrica perfetta, soprattutto se i suoi lati sono uguali tra loro. Un triangolo equilatero che pone le basi, le sue basi, su un’unica provenienza, una città. Berlino.

Erik Schmidt, Gregor Hildebrandt e Isa Melsheimer sono i tre vertici da cui parte e nasce non solo la figura triangolare, ma anche la mostra Berliner Symmetrie, un cosmo creato dal loro incontro, e nel quale materiali, gesti, forme, colori entrano nella galleria davidepaludetto | artecontemporanea e la conquistano, modificandone la configurazione e le dinamiche

Quella che si crea è una nuova realtà, risultato dell’unione di ogni specifico componente della triade artistica, tutti unici nella loro concezione, e che nonostante la fusione riescono a far emergere le loro personalità e caratteristiche peculiari. Berliner Symmetrie è un nuovo mondo, una casa, uno spazio nello spazio, in cui si viene invitati ad entrare e a fare esperienze di sensazioni nuove. Non esiste un centro, non esiste una cornice. Come nella struttura biologica del rizoma, lineare e orizzontale, si percepisce una policentricità, una fitta rete di tanti centri tutti connessi tra loro e sullo stesso piano, senza creare gerarchie e potendo così sentirsi tutti parte di un unico sistema nel quale ogni rapporto tra i singoli elementi è simmetrico.

Un mondo in cui ognuno è la metà del tutto.

Erik Schmidt suddivide il suo processo artistico in due fasi: una prima fotografica, una seconda pittorica. Attraverso i suoi scatti urbani e quotidiani, l’artista fissa su stampa una parte di vita, di società, come generalmente appare. Lavoratori in giacca e cravatta che attraversano la strada mentre conversano al telefono, greggi di passanti che inondano le strade, solitari che leggono un libro in una pausa pranzo: tutte figure che, nel caos quotidiano, si perdono e si sentono abbandonati. Ma la volontà di Schmidt non è quella di raccontare una storia già conosciuta, bensì quella di filtrare la visione comune e di generare nuovi spazi, una nuova società. Vuole comporre la sua concezione di realtà.

Il risultato è una serie di fotografie i cui soggetti, siano essi paesaggi urbani, strade, parchi, parcheggi o individui immersi in queste stesse aree, vengono hackerati da un’aggiunta di tempera ad olio in tutta la sua densità, conferendo dinamismo e spessore all’immagine.

Il risultato, è un insieme di opere che, come finestre, si affacciano su città, panorami paralleli a quelli conosciuti e risaputi: le grandi metropoli come Tokyo o Berlino, insieme anche a paesaggi rurali appaiono, secondo la visione di Schmidt, come altri luoghi dove tutto è colorato, è vibrante, è vivo, è affamato, e i racconti che ne fuoriescono nascono da un dualismo ogni volta differente: ordine e disordine, staticità e movimento, libertà e oppressione, molteplicità e individualità.

Il processo di Erik Schimdt ha come principale obiettivo quello di rispondere ai dubbi che l’arte può generare e alle opportunità che essa offre; tra queste quella, forse, più importante e principale, di instaurare legami e relazioni tra l’artista, la sua filosofia, e il pubblico.

E’ proprio in questo scontro di elementi duali che l’arte di Gregor Hildebrandt si riflette, trovando in essi il suo contrasto simmetrico, il suo opposto, con il quale si combina e si completa.

Le tele di Hildebrandt si fanno portatrici di mondi astratti, bianchi e neri, apparentemente statici e piatti, ma che in realtà celano al suo interno una profonda spirale di concetti e significati.

La caratteristica peculiare del suo lavoro, definito dal soggetto stesso come “Barocco Minimalista”, è la capacità di non soffermarsi su un processo unidirezionale, bensì di amalgamare al suo interno un insieme di arti, stili, nonchè sue passioni personali, combinando oggetti e materiali che prima di lui erano da sempre considerati incompatibili, inconciliabili. Quella di Gregor è una ricerca composta da tante altre ricerche, un’arte nuova che fa appello a tecniche, oggetti, materiali del passato, considerati persino obsoleti. Di conseguenza le sue opere sono il frutto dell’incontro tra il vecchio e il nuovo, dove pittura e musica si mescolano sulla tela. E’ qui, infatti, che nastri di audiocassette vengono srotolati e incollati per fare da supporto al successivo intervento artistico, e ciò che si ammira è uno sfondo a strisce sonoro, che ricorda una fitta foresta nera su cui nascono e si posizionano forme bianche, astratte e organiche.

L’arte hildebrandiana pone le basi per un processo di immaginazione che stimola il ricordo, il compimento di tanti déja-vu che il pubblico attua una volta di fronte ai suoi quadri; ed è solo in quel momento che comincia un dialogo tra uomo e arte, ma anche tra il velato e lo svelato, tra ciò che si vede e ciò che si sente, tra ciò che si ammira e ciò che si percepisce, in cui l’occhio esterno non è passivo, ma attivo, e diventa parte integrante dell’opera stessa.

I lavori di Erik Schmidt e Gregor Hildebrandt, dunque, non appartengono unicamente alla sfera piatta della pittura, al contrario possono essere considerate delle sculture appese che come protesi della parete diventano parte dello spazio espositivo. In questa duplice esistenza e conformazione si rispecchia il lavoro di Isa Melsheimer, il quale si focalizza e interessa principalmente al paesaggio e all’architettura. La sua ricerca, infatti, tiene conto sia della natura e di tutto ciò che la compone, sia delle creazioni dell’essere umano, quindi dei tanti progressi e risultati che la techné lo ha portato a compiere. Si genera, così, un altro, forte dualismo, quello tra artificio e natura, in cui quest’ultima viene vista come un atto autodeterminante senza vincoli attraverso cui l’uomo plasma se stesso e tutto ciò che fa derivare dalla sua evoluzione. Dunque un rapporto contrastante solo in apparenza in quanto, anche qui, un elemento si completa solo con la presenza dell’altro. Da questo paesaggio dialettico nasce l’intera ricerca di Isa, che concretizza non solo con la creazione concettuale dei suoi piccoli mondi, ma anche con la loro vera e propria costruzione. Isa Melsheimer è una costruttrice di mondi di vetro, ceramica, legno, carta, plastica, che nonostante le piccole dimensioni si presentano con rigore e audacia negli spazi in cui vengono installati. In questo modo, un arcipelago di isole di vetro a scaglie, come una falange di soldati, impone il suo potere artistico e concettuale e modifica l’assetto spaziale, obbligando il visitatore ad ammirare la sua conquista appena avvenuta.

Berliner Symmetrie è l’incontro di tre concezioni diverse dell’arte, della società, del mondo, che nascono dalla stessa città-madre e, come esploratori, permangono in un continuo stato di movimento, di azione, di ricerca, per proseguire un viaggio verso porti sicuri, simmetrici, dove poter attraccare.