Hélène Binet – Dialoghi

Mendrisio - 19/02/2015 : 12/04/2015

Concepita dalla stessa Hélène Binet, l’esposizione presenta 81 fotografie di diverso formato, principalmente in bianco e nero, scattate in 25 anni di attività fotografica.

Informazioni

  • Luogo: USI - ACCADEMIA DI ARCHITETTURA
  • Indirizzo: Largo Bernasconi 2 CH-6850 - Mendrisio
  • Quando: dal 19/02/2015 - al 12/04/2015
  • Vernissage: 19/02/2015 ore 19
  • Autori: Hélène Binet
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: martedì –venerdì 16.00-19.30 / sabato-domenica 13.00-18.00
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Giovedì 19 febbraio 2015 alle ore 19.00 inaugura la mostra “Hélène Binet, Dialoghi” nello spazio della Galleria dell’Accademia di architettura dell’ Università della Svizzera italiana a Mendrisio.


La mostra
Concepita dalla stessa Hélène Binet, l’esposizione presenta 81 fotografie di diverso formato, principalmente in bianco e nero, scattate in 25 anni di attività fotografica. Quattro “Dialoghi” mettono a fuoco aspetti specifici delle architetture di John Hejduk, Le Corbusier, Peter Zumthor e Zaha Hadid. Ad ognuno di questi architetti Hélène Binet affianca un interlocutore

Ne deriva, di volta in volta, un dialogo tra il lavoro dell’architetto prescelto e un paesaggio, o un altro architetto, oppure ancora un diverso modo di trattare la luce.
La mostra si apre con una sezione di fotografie dedicate alle opere dell'architetto americano John Hejduk, che figurano tra i primi lavori realizzati da Hélène Binet nel campo della fotografia d'architettura. Di Hejduk vengono presentati gli edifici berlinesi, tra cui la famosa Kreuzberg Tower. Le foto di dettaglio, che puntano sulle trame di superficie e i giochi d'ombra e che sembrano persino voler celare le architetture, dialogano con una delle più celebri opere di ingegneria di Ludwig Leo: l’Umlauftank II dell'Istituto di ricerca per le costruzioni idrauliche e navali dell'Università tecnica di Berlino.
Nella seconda sezione vengono presentati due edifici sacri dell'ultimo Le Corbusier (la chiesa di Saint-Pierre a Firminy e il convento di Sainte-Marie de La Tourette a Eveux) nella loro capacità di creare giochi di luci e ombre nelle diverse stagioni dell'anno e ore della giornata, mettendoli in relazione con gli strumenti astronomici e le architetture dell'osservatorio settecentesco Jantar Mantar di Jaipur, in India.
La terza sezione si concentra sul dialogo tra gli edifici dell'architetto svizzero Peter Zumthor ( tra cui lo studio dell’architetto a Haldenstein e le terme di Vals) e dello svedese Sigurd Lewerentz (la chiesa di S. Marco a Björkhagen, Svezia). Qui la Binet osserva da vicino il materiale da costruzione - mattoni, vetro, cemento - rivelando il rapporto che queste architetture hanno tra di loro e con la natura circostante.
Il paesaggio è l'istanza che Hélène Binet mette infine in dialogo con le opere di Zaha Hadid. Le forme concavo-convesse che scaturiscono dai contrasti di chiaro-scuro dell'architettura decostruttivista di Zaha Hadid trovano le loro controparti nelle rocce erose del deserto di Atacama in Cile, così come nelle sculture create dai ghiacciai sulle Alpi del Vaud.

La fotografia di Hélène Binet
Hélène Binet, nata in Ticino e residente da tempo a Londra, è considerata una delle più originali e apprezzate figure della fotografia d'architettura a livello internazionale. Il suo lavoro è caratterizzato da un approccio empatico che supera la semplice documentazione del manufatto architettonico grazie a un’autentica poetica visiva. Raramente l’immagine si sofferma sulla visione d'insieme dell'opera architettonica. Sono piuttosto privilegiati dettagli e visioni inconsuete che, secondo peculiari angolature e assemblaggi, esaltano la valenza sensoriale dell’architettura. Come scrive il critico Juhani Pallasmaa nel libro che accompagna la mostra: “Le fotografie di Hélène Binet pongono interrogativi affascinanti sulle relazioni fra soggetto osservato e intenzione artistica, entità e dettaglio, spazio e atmosfera, materialità e illuminazione, realtà e immagine. Le costruzioni si trasformano in paesaggi, mentre i paesaggi diventano intime superfici tattili, come pelle invecchiata di un essere vivente. Persino l’aria tende ad assumere caratteristiche di materia solida; il cielo, proiettando un senso di gravità e opacità, non è più un vuoto”.



Nota biografica
Hélène Binet (1959, Sorengo) vive da tempo a Londra. Ha studiato fotografia all’Istituto Europeo di Design a Roma, dove è cresciuta, e ha poi lavorato per due anni come fotografo al Grand Théatre de Genève prima di volgere il suo interesse alla fotografia di architettura.
Lungo la sua carriera ha collaborato con molti architetti contemporanei noti (in parte legati alla Architectural Association di Londra), quali Zaha Hadid, John Hejduk, Daniel Libeskind, Peter Zumthor, Caruso St John, Peter Eisenman, David Chipperfield, Studio Mumbai. Ha inoltre fotografato architetture storiche e del modernismo, da Andrea Palladio e Nicholas Hawksmoor ad Alvar Aalto, Le Corbusier e Sigurd Lewerentz. Più di recente si è dedicata a temi paesaggistici, che spaziano dalle Alpi della Svizzera romanda al deserto di Atacama in Chile.
I suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre, fra cui diverse Biennali di architettura di Venezia e la recente esposizione Constructing Worlds: Photography and Architecture in the Modern Age, alla Barbican Art Gallery di Londra. I suo lavori sono documentati in numerose pubblicazioni, tra cui l’importante monografia sulla sua figura Composing Space. The Photographs of Hélène Binet (Phaidon, 2012). Tra i riconoscimenti ricevuti, si segnala il prestigioso Julius Shulman Institute Excellence in Photography Award, riservato alla fotografia di architettura (2015).
Dal 2011 Hélène Binet ha tenuto workshop fotografici presso l’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana a Mendrisio.

La mostra e la pubblicazione
La mostra, nella Galleria dell'Accademia di architettura a Mendrisio dal 20 febbraio al 12 aprile 2015 sarà riproposta dal 3 giugno al 21 settembre 2015 in una versione leggermente variata, presso il Bauhaus-Archiv di Berlino e nel 2016 al Forum Schlossplatz Aarau.
Alla mostra si affianca il volumetto Hélène Binet pubblicato all’interno della collana bilingue “Quarantotto pagine/Fourty eight pages” dedicata all’architettura insegnata. La pubblicazione è a cura di Daniela Mondini, con scritti della stessa Hélène Binet, di Juhani Pallasmaa, Elena Gargalia e Daniela Mondini, edita da Mendrisio Academy Press – Silvana Editoriale, Mendrisio 2015, ill., CHF 12 / € 12.