Guido Harari – Vinicio e Tom

Milano - 22/11/2012 : 09/12/2012

L’archivio di un grande fotografo, Guido Harari, che si schiude per la prima volta. I percorsi più battuti, le frequentazioni più assidue, le collisioni più fulminanti, le passioni più accese. Un «magical mystery tour», un viaggio sentimentale nelle emozioni visuali della musica, che prende il largo con una mostra e due libri fotografici dedicati a VINICIO CAPOSSELA e TOM WAITS, che inaugurano una nuova serie dell’autore. Succede alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, a Milano.

Informazioni

Comunicato stampa

GUIDO HARARI: VINICIO & TOM
due libri e una mostra fotografica di Guido Harari

SARA' PRESENTE VINICIO CAPOSSELA

Insieme all’autore interverranno inoltre:
VINCENZO COSTANTINO CINASKI, poeta
PIETRO NEGRI SCAGLIONE, giornalista

LA FELTRINELLI
Milano, Piazza Piemonte 2
Tel. 02 433541
Inaugurazione: giovedì 22 novembre 2012, h 18:00
Apertura fino al 9 dicembre

L’archivio di un grande fotografo, Guido Harari, che si schiude per la prima volta. I percorsi più battuti, le frequentazioni più assidue, le collisioni più fulminanti, le passioni più accese

Un «magical mystery tour», un viaggio sentimentale nelle emozioni visuali della musica, che prende il largo con una mostra e due libri fotografici dedicati a VINICIO CAPOSSELA e TOM WAITS, che inaugurano una nuova serie dell’autore. Succede alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, a Milano.


Due grandi iconoclasti, colti e raffinati, ormai nell’albo d’oro della musica italiana e d’oltreoceano. A Vinicio Capossela e Tom Waits sono dedicati i due volumi fotografici di Harari editi da TEA, ricchi di immagini come di aneddoti sulla loro genesi, da cui è tratto anche il percorso espositivo della mostra in apertura il 22 novembre alla Feltrinelli di Milano Piazza Piemonte.
Alla serata inaugurale, insieme a Guido Harari, interverranno a far parlare le immagini Vinicio Capossela, attualmente impegnato nel suo “Rebetiko Gymnastas” tour, Vincenzo Costantino Cinaski, poeta, amico storico di Vinicio e grande conoscitore di Waits e della letteratura Beat americana, e Pietro Negri Scaglione, giornalista de "La Stampa" e "Rolling Stone".
Racconta Harari: “La Provvidenza tira a sorte e d’improvviso favorisce insperate collisioni. Tom Waits, Homo Sapiens maximus, venuto al mondo il giorno dopo la morte del grande eroe del blues Leadbelly, ispido iconoclasta che pare uscito dalla macchina da scrivere Underwood di Jack Kerouac, autore di una musica dissonante e sacrilega, di canzoni epiche e scorticate («Non è mica peccato spogliarti della tua pelle e danzare con le tue ossa»), è da sempre un tatuaggio sul mio cuore. Il tatuaggio si fa carne viva quando finalmente Waits compare sul mio orizzonte ottico il 14 luglio del 1992 (anniversario della Presa della Bastiglia), in Place des Vosges, a Parigi”.
E svela la genesi della foto icona di Tom Waits che corre con indosso un gran mantello nero: “… è stato fissato al muro un gran telo nero a mo’ di fondale e Silvio (assistente del mio amico fotografo Claude Gassian) sta già reggendo due flash Norman collegati con un cavo alla macchina fotografica. Siamo ancora in piena era analogica e Gassian scatta in pellicola. Quando esaurisce il primo rullino, gli tocca far tutto da sé - riavvolgere la pellicola e ricaricare la macchina - visto che Silvio non può posare a terra i flash. Mortalmente annoiato, Waits nota il fondale e in un baleno lo strappa facendoselo volteggiare attorno come un mantello. Gassian è in tilt, impossibilitato a fotografare la scena e io non mi faccio certo scrupoli: comincio a mitragliare Waits che, finalmente divertito dal piccolo pandemonio, si mette a correre in lungo e in largo per il cortile. Mi butto al suo inseguimento, scattando a raffica. Il mantello vive di vita propria e Waits pare un coleottero in acido. A fine corsa so di avere lo scatto mitico che agognavo. Gassian non può che annaspare stralunato sul finale e raccattare poche briciole del coup de théâtre improvvisato da Waits che, forse suggestionato da una comparsata nel Dracula di Coppola, si rannicchia in un angolo, vestito del suo mantello e di un ghigno beffardo”.
Ormai icone anche le immagini scattate da Harari a Capossela, che compongono l’altra linea del percorso parallelo della mostra: “Le mie prime fotografie di Vinicio risalgono al 1995. Raccontano ancora un’epoca di innocenza e di trasformazione, un passo oltre il terzo disco Camera a sud e un attimo prima del Ballo di San Vito. All’orizzonte c’è già il cantastorie «balcanizzato», innamorato delle pellicole di Kusturica e del folclore gitano, ma le sue performance dal vivo sanno ancora di intimismo da balera, di canzoni che devono più a Paolo Conte che a Tom Waits, e nulla lascia presagire ancora il rutilante e circense caravanserraglio in cui Vinicio presto mescolerà Tod Browning, Melville e Barnum. Prevale su tutto l’idea del viaggio, il miraggio di uno, mille, centomila altrove da esplorare, «proprio come facevano una volta i pellegrini», dice lui. «Partire è il primo passo per imbattersi in un’occasione e in un incontro che possono far nascere un testo o una sonorità speciali. Sono le persone e i luoghi inaspettati che mi aiutano a crescere e creare»”.
Un Capossela colto da Harari nei frangenti più disparati: al calar del sole nell’appennino emiliano, vestito di tutto punto ma immerso fino alle ginocchia nell’acqua di un torrente, lesto a schizzare col cappello il fotografo; scugnizzo alla Scorsese per i vicoli di Sicilia; vitellone con postumi di sbornia sul bagnasciuga di Rimini; sorta di Fregoli con continui cambi di costume nei suoi spettacoli; sempre più personaggio anche tra le pareti di casa.
La mostra sarà oggetto di un tour nelle principali sedi de La Feltrinelli dove sarà possibile anche acquistare i due volumi.



Guido Harari ha fotografato i più grandi miti della musica. Il suo lavoro si basa su un rapporto di fiducia e spesso amicizia con gli artisti: per lui hanno posato fra gli altri Laurie Anderson, Jeff Buckley, Kate Bush, Leonard Cohen, David Crosby, Dire Straits, Bob Dylan, Peter Gabriel, B.B. King, Paul McCartney, Joni Mitchell, Michael Nyman, Lou Reed, Simple Minds, David Sylvian, Tom Waits, Frank Zappa, Vasco Rossi, Giorgio Gaber, Fabrizio De André, Gianna Nannini, Paolo Conte e molti altri ancora. Le sue immagini sono apparse su innumerevoli giornali e copertine di dischi e il suo lavoro è oggetto di libri illustrati e di mostre. Dice di lui Lou Reed: “Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti, nei miei e certamente in quelli di mia moglie Laurie Anderson, vengono generalmente ignorate dagli altri fotografi. E poi questo genere di immagini è possibile solo con una persona amica, non con un estraneo. Io considero Guido un amico, non un fotografo”. Nel febbraio 2012, nel cuore di Alba, dove risiede da diversi anni, Harari ha inaugurato la galleria fotografica, Wall Of Sound Gallery, uno speciale punto di riferimento per chiunque desideri collezionare non solo le sue opere ma anche quelle dei maggiori fotografi italiani e internazionali, e un luogo di incontro dove ritrovare l’emozione visuale della musica e compiere un viaggio completo anche attraverso libri rari e grafiche originali.