Group Show – Pathos

Bergamo - 20/12/2019 : 22/02/2020

Il titolo della mostra Pathos sancisce da subito la vicinanza con il metodo di lettura iconografico di Warburg e raggruppa qui opere di artisti appartenenti a generazioni ed epoche differenti

Informazioni

  • Luogo: THOMAS BRAMBILLA - CONTEMPORARY ART
  • Indirizzo: Via Casalino 25 - Bergamo - Lombardia
  • Quando: dal 20/12/2019 - al 22/02/2020
  • Vernissage: 20/12/2019 ore 18
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: martedì – sabato dalle ore 14 alle 19

Comunicato stampa

Nessuno fra gli storici dell’arte dell’Otto e Novecento ha sollecitato tanto l’interesse e lo studio da parte degli artisti contemporanei come lo storico tedesco Aby Warburg.
Vi è certamente più di una ragione se l’accostamento tra Warburg e l'arte contemporanea non sembra affatto bizzarra o forzata. Una prima motivazione, che non rende arbitrario questo nesso, sta nel fatto che diversi artisti contemporanei hanno affermato un loro diretto debito nei confronti dello storico tedesco. L’opera di Warburg ha permesso difatti agli artisti di individuare percorsi audaci ed alternativi rispetto ai classici imposti dalla storia dell’arte di fondazione winckelmanniana ed estetizzante

Inoltre si è potuto sperimentare e trarre nuove suggestioni da temi considerati di dominio prettamente accademico, come ad esempio, il rapporto con gli artisti del passato, la tradizione classica, il legame fra immagine e parola, la trasmissione di iconografie e forme e la relazione con culture extraeuropee.
Non è un caso quindi che alcuni dei concetti chiave del pensiero warburghiano, come Pathosformel -immagini archetipe che sopravvivono nelle epoche seguendo stili diversi- e l’esperienza work in progress del Mnemosyne -un atlante figurativo delle preformazioni anticheggianti esposto su tavole- abbiano e stiano tutt’ora influenzando generazioni d’artisti. Basti pensare all’opera video The Greeting (1995) di Bill Viola proiettato per la prima volta accanto alla Vestizione del Pontormo di cui è debitore (Palazzo Strozzi, 2017), al monumentale lavoro di Gerard Richter, Atlas, un archivio-collezione di fotografie, ritagli di giornali e schizzi che l’artista sta assemblando dagli anni Sessanta, o alla mostra interdisciplinare ATLAS: How to carry the world on one’s back? (2011, Reina Sofia Madrid, ZKM Center Karlsruhe) curata dal filosofo Georges Didi Huberman che attraversa il XX e il XXI secolo prendendo l'atlante warbughiano Mnemosyne come punto di partenza.
Il titolo della mostra Pathos sancisce da subito la vicinanza con il metodo di lettura iconografico di Warburg e raggruppa qui opere di artisti appartenenti a generazioni ed epoche differenti, permettendoci di scoprire i processi creativi dei seguenti artisti; Lynda Benglis, Marco Cingolani, Vincenzo Gemito, Wilhelm Von Gloeden, Girolamo Induno, Simon Linke, Robert Moskowitz, Jack Pierson, Klaus Rinke. La mostra nasce dalla volontà di individuare fra le opere esposte quel substrato mitico condiviso, ovvero quelle immagini archetipe (Pathosformel) risultati di sedimentazioni che ritornano nel tempo, al fine di coglierne non il passato bensì la sua sopravvivenza (Nachleben) nel presente.
Scavare la memoria incosciente delle immagini, ciò che testimoniano e ciò che ci tramandano diventa il compito di ogni visitatore al quale è lasciata la scelta di seguire lo storico dell’arte tracciandone però una propria via, un proprio atlante Mnemosyne. Consegnare alle immagini il tempo che contengono e a chi le guarda, non solo l’estasi di ciò che nascondono, ma anche il potere e le inquietudini che ci percorrono, pare essere la sfida riuscita di Pathos.



Artisti inclusi nella mostra:
Lynda Benglis, Marco Cingolani, Vincenzo Gemito, Wilhelm Von Gloeden, Girolamo Induno, Simon Linke, Robert Moskowitz, Jack Pierson, Klaus Rinke.

Group Show – Pathos

20/12/2019 – 22/02/2020
Opening: Friday December 20th, 2019, h 6 pm.
Opening hours: Tuesday – Saturday, h 2-7 pm.


No one among the Art historians of the 19th and 20th centuries has gained contemporary artists' interest and inquiry as much as the German historian Aby Warburg. There certainly is more than one reason if the pairing of Warburg with contemporary art does not appear to be bizarre or forced. The first reason that makes such link anything but arbitrary lies in the fact that multiple contemporary artists have openly confirmed having drawn inspiration from the German historian. Warburg's works have allowed artists to elect paths that are nothing but brave and unconventional in comparison with the classics imposed by the Art history of Winckelmann foundation and aesthetics.
Moreover, new experimentations and suggestions were able to be derived from themes that were previously considered as strictly academic. For instance, the relationship between past artists and classic traditions, the link between image and word, the transmission of iconographies and shapes, and the relationship with extra-Europeans cultures.
It is not by chance that some among the key concepts of Warburg's thoughts, such as Pathosformel - archetype images surviving through the eras following different styles – and the work-in-progress experience of Mnemosyne - a figurative atlas of the antique-like “preformations” on tables - have been inspiring generations of artists - and continue to do so.
Think of the video-work The Greeting (1995) by Bill Viola, premiering next to Pontormo's Vestizione, to which it is inspired (Palazzo Strozzi, 2017); of the monumental work of Gerard Richter, Atlas, a collection/archive of photos, newspaper clippings and sketching the artist has been assembling since the Sixties; or of the interdisciplinary exhibition ATLAS: How To Carry The World On One's Back? (2011, Reina Sofía Madrid, ZKM Center Karlsruhe) curated by the philosopher Georges Didi Huberman, which carries through the XX and XXI Centuries using Warburg's Atlas as a starting point.
The exhibition title, Pathos, declares since the very beginning the strict relationship with Warburg's iconographic reading methods, and it comprises artists' works belonging to diverse generations and eras, allowing us to discover the guiding processes of Lynda Benglis, Marco Cingolani, Vincenzo Gemito, Wilhelm Von Gloeden, Girolamo Induno, Simon Linke, Robert Moskowitz, Jack Pierson, Klaus Rinke. The exhibition was born from the will to identify, among the exhibited artworks, a mythical shared substrate: such archetypal images (Pathosformel), resulting from ever-returning sediments, aim to grasp their survival in present times more than in their past (Nachleben).
Digging up the unconscious memory of images, what they testify and what they convey becomes the task of every visitor, with whom lies the choice to follow the art historian through a novel path, drawing their own Mnemosyne Atlas. Pathos' successful mission is therefore to hand the images the time they contain, and to hand visitors not only the ecstasy of what the images hide, but also the power and anxiety that run down our spines.



Artists included in the show:
Lynda Benglis, Marco Cingolani, Vincenzo Gemito, Wilhelm Von Gloeden, Girolamo Induno, Simon Linke, Robert Moskowitz, Jack Pierson, Klaus Rinke.