Graphein. Carte da una collezione privata

Noto - 07/06/2019 : 16/08/2019

“GHRAPHEIN, Carte da una collezione privata” documenta senza ambizioni di compiutezza i felici esiti raggiunti nel campo delle arti grafiche durante la seconda metà del Novecento, quando la marcata esigenza di rinnovare la funzione sociale dell'artista decretò la rinascita della stampa d'arte nella sua duplice valenza di genere autonomo e di processo comunicativo di massa.

Informazioni

Comunicato stampa

HRAPHEIN
“Carte da una collezione privata”
Noto, Museo Civico Gagliardi
8 giugno - 16 agosto 2019

Organizzazione: Galleria Sudestasi Contemporanea
Curatela: Ciro Salinitro, Angelo De Grande
Dove: Noto, Museo Civico Gagliardi
Quando: 8 giugno - 16 agosto 2019
Inaugurazione: venerdì 7 giugno 2019 ore 18:00
Artisti in mostra: Afro, Alechinsky, Anderle, Burri, Capogrossi, Consagra, Dorazio, Fontana, Pasmore, Pomodoro, Santomaso, Scialoja, Segal, Sutherland, Zec

“GHRAPHEIN, Carte da una collezione privata” documenta senza ambizioni di compiutezza i felici esiti raggiunti nel campo delle arti grafiche durante la seconda metà del Novecento, quando la marcata esigenza di rinnovare la funzione sociale dell'artista decretò la rinascita della stampa d'arte nella sua duplice valenza di genere autonomo e di processo comunicativo di massa.
La mostra è excursus multiforme e variegato di segni, colori e sperimentazioni tecniche che si snoda fra astrazione e figurazione, sulla scorta delle numerose innovazioni artistiche che videro in quegli anni l’Italia tornare protagonista di un dialogo internazionale in parte testimoniato dalle opere esposte.
Il corpus della mostra è costituito da una trentina di incisioni su carta, realizzate da alcuni dei massimi esponenti dell'arte europea del XX secolo. Tra questi si citano in particolare i capostipiti dell'informale italiano: Lucio Fontana, che apre il percorso espositivo con una calcografia a rilievo (Nudo rosa), Alberto Burri e Afro Basaldella. Seguono, sempre nell'ambito dell'astrattismo nazionale, opere di Scialoja, Dorazio, Capogrossi, Consagra, Santomaso e Giò Pomodoro, mentre le coeve ricerche europee sono rappresentate dall'espressionismo calligrafico del belga Pierre Alechinsky, fondatore del gruppo CoBRa, e dal virtuosismo lirico del britannico Victor Pasmore. Concludono questo sintetico viaggio nei linguaggi grafici di fine secolo scorso le proposte figurative di quattro grandi maestri europei. Dalle virtuose acqueforti del bosniaco Safet Zec e del ceco Jirì Anderle si passa alle impronte evanescenti dell'americano George Segal, per finire con le visionarie metafore esistenziali del londinese Graham Sutherland.
La maggior parte delle carte esposte escono dai torchi della celebre stamperia 2RC di Roma dove, in un clima di continua e costante evoluzione dei linguaggi grafici tradizionali, Valter ed Eleonora Rossi permisero agli artisti di esprimersi come facevano già con altri media, liberandoli dai limiti tecnici tipici dell'incisione (formato, colore e modalità esecutive). E anche grazie alla sensibilità, passione e competenza dei due stampatori, infatti, se gli artisti che gravitavano intorno alla 2RC raggiunsero esiti straordinari e assolutamente inediti per capacità d'invenzione e rigore formale, tanto che talune opere oggi vengono considerate delle pietre miliari non solo nella loro produzione artistica ma anche nella storia della grafica contemporanea. GHRAPHEIN, in definitiva, è un invito ad ammirare le qualità precipue della stampa d'arte (ovviamente quella originale, in cui ideatore ed esecutore sono la stessa persona), senza quei pregiudizi che a volte - anche tra gli addetti ai lavori - la relegano impropriamente al rango di arte minore, come se la possibilità di moltiplicare un'idea sminuisse la bontà dell’invenzione e dell'opera finale.
A questa grande mostra verranno affiancati, durante il mese di luglio e agosto, alcuni eventi collaterali riuniti sotto il nome di GRAFITO (di seguito il comunicato stampa).
GRAFITO
“Dialoghi e metafore visive”
Noto, Museo Civico Gagliardi
4 luglio - 8 agosto 2019

Organizzazione: Galleria Sudestasi Contemporanea
Curatela: Giuseppe Carrubba
Dove: Noto, Museo Civico Gagliardi
Quando: 4 luglio - 8 agosto 2019
Inaugurazione: giovedì 4 luglio 2019 ore 19:00
Artisti in mostra: Paolo Greco, Andrea Marchese, Calusca, Francesco Rinzivillo, Piero Roccasalvo, Giuseppe Ragazzini.

“GRAFITO. Dialoghi e metafore visive” è una rassegna a cura di Giuseppe Carrubba, strutturata in una serie di eventi all’interno della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”, a cura di Angelo de Grande e Ciro Salinitro, negli stessi spazi espositivi del Museo Gagliardi presso Palazzo Trigona a Noto. Eventi che prevedono incontri a cadenza settimanale dedicati alla contemporaneità, da luglio ad agosto 2019, concepiti come presentazione di progetti d’artista, mappe grafiche, appunti o bozze, di-segni di un work in progress stilistico e concettuale. Una proposta estetica promossa da Sudestasi Contemporanea che ha individuato, attraverso la focalizzazione di sinergie e contaminazioni, gli autori e gli artisti da accostare per affinità o contrapposizione elettiva.
GRAFITO, termine mediato dalle lingue classiche, che concretizza il concetto di scrittura ma anche di graffio, si presta ad essere metafora di una forma irregolare, nella quale la tessitura e la compenetrazione generano strutture in divenire e multiformi. La scrittura, come segno, suono, colore, testo, diventa partitura di una narrazione sospesa, un dialogo di corrispondenze, analogie evocative, tra figura e pensiero. Un dialogo tra parole e immagini che hanno la caratteristica naturale della provvisorietà, della ripetizione differente, anche attraverso la poetica della serie, della sequenza in uno studio in divenire che troverà la sua risoluzione nello sviluppo temporale dell’esperienza.
Ogni appuntamento prevede un percorso espositivo d’artista, in un contesto delimitato e chiamato Project Room, ed una presentazione critica e poetica, nello spazio contiguo della terrazza; un live site dove gli elementi monumentali e barocchi del paesaggio fanno da cornice, come un museo all’aperto, all’esperienza performativa, attivando un viaggio sensoriale ed un colloquio dialettico con il luogo, con le immagini ed il loro statuto poetico.
Il lavoro dell’artista come dispositivo attraverso il quale lo scrittore, il curatore, lo storico o il critico d’arte riconosce una forma di comunicazione libera o una lettura poetica, un dialogo per sinestesie, “un’intuizione che si fa espressione”.
GRAFITO si vuole occupare della multidimensionalità tipica del contemporaneo, veicolando il concetto di un’opera aperta che va oltre i confini, mettendo in evidenza il valore della pluralità ma anche della reciprocità.
Gli artisti invitati a confrontarsi con la poetica del progetto sono: Calusca, Paolo Greco, Andrea Marchese, Giuseppe Ragazzini, Francesco Rinzivillo e Piero Roccasalvo RUB; mentre sono stati invitati a condividere questo percorso e a sviluppare una personale visione letteraria e artistico-poetica alcuni autori che nella loro ricerca si occupano della contemporaneità: Giuseppe Bella (scrittore), Barbara Cammarata (artista visiva e art director), Giuseppe Carrubba (critico d’arte e curatore), Vincenzo Crapio (poeta e scrittore), Angelo De Grande (gallerista e curatore), Rocco Giudice (poeta e scrittore), Daniela Frisone (scrittrice e giornalista), Marco Napolitano (critico d’arte e curatore) e Ciro Salinitro (gallerista e curatore). I lavori presentati documentano attraverso la tecnica ed il materiale gli sviluppi linguistici, plastici, grafici del tempo presente, pur riflettendo i mutamenti radicali dell’arte del XX secolo: la frammentazione e l’evocazione, l’analisi ed il confronto con il dato scientifico, il pensiero filosofico e l’immaginario dei mass-media, le forme processuali e l’uso di elementi non convenzionali, l’utilizzo della rappresentazione fotografica, del video e dell’app dedicata all’arte, in un cortocircuito tra passato e presente.
GRAFITO è il valore dell’esperienza estetica nella pratica quotidiana della progettazione, il delinearsi di un’immagine come tessitura sedimentaria e metamorfica, dettata da tensioni e conoscenze alchemiche che risvegliano i sensi grazie al potere immaginifico dell’arte.
Una riflessione sulla sensibilità antropologica e cosmopolita in accordo con un fare sociale e responsabile, nel quale il lavoro degli artisti rappresenta una riflessione critica sulla cultura delle immagini e sulle relazioni tra le persone, attraverso la dimensione umana e tecnologica, all’interno di una geografia dell’anima, ma anche della città e del territorio, in cui l’opera, tra astrazione e figurazione, tra concetto e forma, ripropone la dialettica vitale tra tradizione e contemporaneità.

(Giuseppe Carrubba)