Giuseppe Buzzotta / Vincenzo Schillaci

Palermo - 13/02/2014 : 15/03/2014

“Il cavallo che è il mio spirito vola come il vento” è una doppia personale, concepita come un unico organismo, che vede i lavori dei due artisti connessi in un dialogo fitto ed osmotico.

Informazioni

  • Luogo: AMORLAB
  • Indirizzo: Via Quintino Sella, 73 - 90139 - Palermo - Sicilia
  • Quando: dal 13/02/2014 - al 15/03/2014
  • Vernissage: 13/02/2014 ore 18,30
  • Autori: Giuseppe Buzzotta, Vincenzo Schillaci
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale

Comunicato stampa

Seconda mostra, a tre mesi dall’apertura, per AMORlab, spazio creativo nato nel cuore di Palermo, con vocazione per la ricerca e la contaminazione. Un luogo in cui coniugare design, arte contemporanea, moda, cultura del riuso


Dopo la personale di Gianfranco Maranto, che ha inaugurato le attività lo scorso dicembre, il primo livello, dedicato alle attività espositive, accoglie un progetto site specific di Giuseppe Buzzotta (Palermo, 1983) e Vincenzo Schillaci (Palermo, 1984): “Il cavallo che è il mio spirito vola come il vento” è una doppia personale, concepita come un unico organismo, che vede i lavori dei due artisti connessi in un dialogo fitto ed osmotico.
Due sculture e due serie di disegni, per un micro intervento che vuole analizzare il movimento di espansione, di contrazione, di flessione della materia, intesa come campo d’azione della mente: materia è “tutto ciò su cui poggia il vento” e da cui, nell’influsso segreto esercitato dallo spirito e dal pensiero, il movimento si genera e si espande.

Per Giuseppe Buzzotta “The seedlings need light”, composto da tre chine su carta (TSNL) e una scultura in argilla dipinta (TSNL - origine degli universi innumerevoli), è un progetto aperto che ragiona sulle varie forze e i campi energetici, tra studio della morfogenesi e delle condizioni ambientali necessarie allo sviluppo di forme di vita. Umidità, temperatura, interrelazione tra gli elementi, piccole variazioni dei sistemi: tutto ciò che è legato al ritmo della natura ed alla sua impermanenza viene tradotto in un gioco di linee, volumi, campi di colore. Opere che, scrive l’artista, “possiedono la logica visiva di un sogno”. Oniriche, organiche, dinamiche, agganciate all’istante della visione e immediatamente esposte al cambiamento, alla trasformazione.








Stessa sensibilità per la qualità del movimento e la natura astratta dell’immagine, nei lavori di Vincenzo Schillaci. Una ricerca, la sua, che pur sintonizzandosi con le armonie della natura, nasce da una riflessione sulla specificità linguistica, fisica, tecnica delle opere stesse: l’artista parte qui dall’analisi di alcune pratiche di lavorazione delle superfici - dalla scheggiatura ad incudine alla stesura del papiro – evidenziandone il valore rituale e la memoria del gesto operoso.
La scultura (“Senza Titolo/Verso”) è realizzata con una malta di gesso e calce, sfruttando la versatilità dei materiali: testimonianza concreta di una logica del fare, che sintetizza l’intero processo sullo strato esterno, impreziosito da un impasto di cera. È qui, a livello dell’”epidermide”, che si condensa la storia dell’oggetto.
Gli inchiostri (“Senza Titolo”), infine, rappresentano l’impronta ideale del processo di torsione con cui è stata realizzata la scultura.