Giulio Cassanelli – Mondi incerti

Torino - 17/06/2015 : 31/07/2015

In mostra una selezione di opere fotografiche e di nuovi lavori pittorici realizzati dal giovane artista italiano Giulio Cassanelli.

Informazioni

  • Luogo: TORINO SPAZIO 28
  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele II 28 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 17/06/2015 - al 31/07/2015
  • Vernissage: 17/06/2015 ore 18
  • Autori: Giulio Cassanelli
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Solo su appuntamento

Comunicato stampa

MUST GALLERY & TORINO SPAZIO 28 sono lieti di presentarvi, nei nuovi spazi dello studio di architettura TORINO SPAZIO 28, una selezione di opere fotografiche e di nuovi lavori pittorici realizzati dal giovane artista italiano Giulio Cassanelli.

La ricerca dell'artista bolognese si dispiega attraverso mezzi espressivi differenti pur partendo da una matrice comune: la fotografia. Il codice fotografico gli consente di registrare il mutare del tempo e gli permette di svelare le tracce indefinibili del passaggio dell'uomo sulla terra

Il suo lavoro nasce dalla necessità intima di unire il caso e l'autodeterminazione, di fermare e definire qualcosa d'imprendibile e di irripetibile, come può essere l'attimo, all'interno di una concezione unitaria dell'essere.
Per l’occasione verrà presentato un catalogo che racchiude tutte le opere in mostra dei progetti più importanti dell’artista Giulio Cassanelli con i testi critici di Chiara Canali, Angela Madesani e Fabio Cafagna.

”La fotografia ha sempre avuto il compito di fissare nel tempo un momento pregnante, giusto, quello che i greci chiamavano Kairos (‪καιρός‬). Come ha affermato Hubert Damisch la fotografia ci dà “la traccia di un oggetto o una scena dal mondo reale” ma solo nella misura in cui “isola, conserva e presenta un momento sottratto a un continuum”.‬‬‬
Ecco il paradosso del linguaggio fotografico: noi guardiamo una foto come qualcosa che registra il tempo e ci documenta quel particolare momento storico, quando invece essa non può fare a meno di fermare il tempo ed estrapolare il soggetto dalla storia.
Tutte le fotografie, in questo senso, non hanno né un prima, né un dopo, rappresentano il momento stesso della loro realizzazione.
Questo si potrebbe dire anche per tutta la ricerca artistica di Giulio Cassanelli, autore bolognese che parte dal vocabolario visivo fotografico per misurarsi, al tempo stesso, con altri mezzi espressivi come la pittura e l’azione gestuale, performativa.
In questo senso, il lavoro di Cassanelli è precorritore di un vero e proprio metodo: rappresentare spazialmente un’immagine che oltrepassa lo spazio, varcando in questo modo la soglia del tempo.

Da anni l’artista indaga le trasformazioni di stato e di materia nel tempo e cerca di trasferirne, con il medium fotografico, la cristallizzazione in tracce e sedimenti, come nel caso dei residui organici lasciati sul fondo dei bicchieri. La stessa identificazione di immagine, superficie e sostanza, operata attraverso la fotografia nella serie “Resti?”, viene riproposta in pittura con il ciclo “Bolle di sapone” come vibrante e istantanea trasposizione delle cosmiche galassie del visivo nelle iridescenti cellule del pigmento. “Forme passeggere e delicatissime – così le tratteggia Giulio Cassanelli – che catturo in volo su tipologie di carte differenti. Sono un respiro, un’istantanea pittorica, la traccia di un volo e di un gesto ideale, un pianeta, una cellula, un cerchio disegnato dall’effimero reso manifesto”.
Ma il funzionamento di identificazione tra realtà–forma–intenzione e materia–superficie non è semplice né puramente lineare perché qui non si parla più di rappresentare qualcosa di esterno ed estemporaneo. Qui l’artista, introducendo il gesto pittorico come atto performativo necessario all’attuazione dell’opera, non importa se casuale o autodeterminato, associa in più il fare, il guardare e il fare insieme. “L’atto di guardare e di fare insieme come atto primario dell’arte” come afferma l’artista di origini lettoni Vija Celmins, che potrebbe essere considerata un interessante precorritrice della poetica di Giulio Cassanelli di identificazione tra superficie della realtà e superficie della pittura (o fotografia).
Questa prospettiva ribalta e cambia tutto il nostro punto di vista: la pittura è un esperire attraverso il fare, e non più e non solo un vedere con più cura e attenzione come era già per il linguaggio fotografico.
Tanto più che la materia pittorica, pigmento e inchiostro, c’è ed è presente non solo prima nelle bolle reali di sapone che vengono librate nell’aria ma anche poi nel disegno che si imprime sulla carta allo scoppio della bolla.
Questa materia assume “una sua vita propria”, che il fare disvela, scopre e restituisce.
Il quadro su carta fotografica che ne risulta diventa quindi il “qui e ora”, il Kairos appunto, non il “qui è stato” della fotografia. La pittura permette all’artista di rovesciare in questo senso il rapporto con la fotografia e, attraverso di essa, con il tempo della realtà e dell’esistenza stessa: non più il reale restituito in immagini, ma le immagini rifatte, ricreate e immesse istantaneamente nel mondo reale.
“Una vita propria” significa che la concezione espressiva dell’artista si vivifica nell’esperienza immediata dell’azione gestuale, in un nuovo reale in cui il primo si è trasformato e non è solo condiviso da tutti gli elementi in gioco – realtà – fotografia – pittura – ma è anche il risultato del loro nuovo legame indissolubile che l’esperienza artistica rende attuale e fattuale.

Chiara Canali








Giulio Cassanelli nasce a Bologna il 22 Giugno 1979.
Da giovane inizia un rapporto speciale con la macchina fotografica, che lo porterà ad avvicinarsi alla ricerca artistica attraverso un lungo processo di formazione ed esperienze lavorative. Dal 2005 produce una serie di lavori centrati sulla mutevolezza del “bello” e inizia a cercare dei soggetti fotografici che possano custodire le piccole variazioni di un “bello continuo”.
Mantenendo la fotografia come principale focus di ricerca inizia a proporre i primi risultati in alcune mostre locali e continua ad approfondire il suo rapporto col medium per sviluppare la propria sensibilità in una poetica forte e coerente.
Dal 2008 la ricerca si sofferma su alcuni soggetti di scarto per mettere a fuoco l’unicità che il tempo regala agli oggetti abbandonati, con questi lavori esordisce nel 2009 a Roma con la collettiva con "Target with Seven Faces" a cura di Martina Cavallarin, presso la Emme Otto. A settembre partecipa alla collettiva italiana "Past Is Not Alone" durante la XI Biennale di Istanbul e presenta la prima personale "Environment", presso la Galleria ArtToDesign (Bologna) a cura di Elena Forin. In questo periodo la ricerca si muove verso nuovi medium, inzia lo sviluppo della tecnica performativa che gli permette di colorare le bolle di sapone in volo, e presenta i primi lavori scultorei.
Dal 2011 collabora con la Galleria Grossetti di Milano, e partecipa a numerose collettive fino a presentare la personale "Respirare" a Giugno 2012. Nel 2012 lavora con la Zak Gallery Project di Monteriggioni (Siena) fiere di Roma, Torino e Bologna sia alla mostra personale "Untitled Day", curata da Antonello Tolve, che chiude un cerchio di esperienze e lavori iniziati dal 2009 e propone una solida base per i progetti futuri. A settembre 2012 è invitato a partecipare a Follow Fluxus, Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia. Dal 2014 è rappresentato dalla MUST GALLERY di Lugano e dalla Labs Gallery di Bologna.