Giuliano Mauri – Milano 1976

Milano - 15/01/2013 : 28/02/2013

La mostra, a cura di Roberto Borghi, presenterà alcuni lavori su tela grezza di Giuliano Mauri (le cosiddette Lenzuola), una serie di foto di Enrico Cattaneo che documentano l’Azione alla Palazzina Liberty di Milano realizzata da Mauri nel ’76, alcune opere dell’artista lodigiano degli anni Novanta.

Informazioni

Comunicato stampa

Oltre a partecipare alla Biennale di Venezia, nel 1976 Giuliano Mauri realizza a Milano, nel parco di Largo Marinai d’Italia, la celebre Azione alla Palazzina Liberty – documentata da un ciclo di foto di Enrico Cattaneo che è stato recentemente esposto presso il Museo del Novecento a Milano.
Una serie di «lenzuola grezze di canapa e di cotone ruvido, tinte di seppia» - come scrive Dario Fo, che proprio in quel periodo anima con la sua compagnia teatrale la Palazzina – sono appese ai fili tirati tra gli alberi, quasi fossero ampi panni stesi ad asciugare

Le persone sono invitate a passare attraverso questi teli, che rievocano la poesia di una civiltà contadina ormai quasi scomparsa in seguito all’urbanizzazione. «Il colore di quest’opera così sobria– continua l’attore e drammaturgo – è il cielo dietro ai lenzuoli che sventolano appesi, e gli alberi intorno, e i prati e i bambini che girano correndo intorno e saltando e ridendo. Ma non è solo una trovata, è sicuramente una provocazione, festante e felice. E’ la manifestazione di un’altra cultura, inventata con coraggio e fantasia».
Le tele bianche, definite dall’artista semplicemente «lenzuola», sono anche il supporto di una serie di dipinti collocati in contesti naturali all’interno delle città, come sono appunto i giardini attorno alla Palazzina. I dipinti che raffigurano, secondo Vittorio Fagone, «una condizione umana allarmata o disperata (i bambini affamati del sud-est asiatico, le madri tragiche delle piccole guerre dei poveri degli anni Settanta)»vengono esposte in luoghi pubblici perché tutti sappiano e non restino indifferenti, ma questo invito a indignarsi trova presto altre modalità d’espressione e soprattutto altri significati. Tra gli anni ’70 e gli ’80 Mauri va alla ricerca di una sorta di ingiustizia originaria, qualcosa di simile a un errore iniziale dal quale sono scaturite la disuguaglianza e la sopraffazione, e individua nella natura la vittima del primo e letale abuso. Nascono così le prime opere ambientali che renderanno celebre l’artista lodigiano.


Giuliano Mauri nasce a Lodivecchio nel 1938. Realizza le sue prime opere tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta. Verso la fine degli anni Sessanta entra in contatto con le principali avanguardie artistiche italiane. Gli anni Settanta lo vedono protagonista di interventi ambientali e performance a sfondo sociale. Le sue azioni, le sue foto e i suoi video vengono esposti presso le gallerie Alzaia di Roma, Toselli di Milano e Cavellini di Brescia. Allo stesso periodo risalgono le sue prime presenze in strutture museali come le gallerie d’arte moderna di Bologna, Modena e Varsavia.
Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia e realizza a Milano, nel parco di Largo Marinai d’Italia, la celebre Azione alla Palazzina Liberty.
Nel 1980 costruisce dei Mulini a vento privi di ogni funzionalità: «pale che girano per raffiche che non soffiano; una struttura che non macina, non porta acqua e non produce energia», ma che evoca una brezza di cui non si può percepire l’azione con un uso canonico dei sensi. E’ l’inizio del suo percorso di artista in cerca di una sintonia ancestrale con la natura, da raggiungere attraverso la creazione di forme leggere e intensamente poetiche.

Nel 1981, presso la ex chiesa di Sant’Agostino a Bergamo, è la volta della Casa dell’uomo raccoglitore, l’opera in cui viene focalizzato uno snodo fondamentale della sua elaborazione teorica. «Nella Casa dell’uomo raccoglitore – scrive l’artista stesso – coniugo differenti materiali: legno, corda, fango, tela. Voglio significare quel primo gesto, la prima coscienza. L’uomo abbandona la condizione di brado tra i bradi, di inseguito inseguitore, e si fa raccoglitore, costruisce il suo primo ricovero. Il momento dà inizio a una fase accelerata di accumulazione e di integrazione di esperienze. Un processo ineluttabile (e disperatamente?) condizionato dalla perdita della cultura naturale: l’istinto è dominato dalla necessità di restaurare un nuovo equilibrio attraverso la modificazione di tutto».

L’anno successivo prende forma La scala del paradiso, una scultura di 140 metri di lunghezza per 10 metri di altezza, una tra le prime e più importanti opere realizzate con rami intrecciati. Tra il 1984 e il 1985 si consolida la sua poetica del «tessere le opere con rami vivi», dello «scolpire in collaborazione e continuità con la natura».
Nel 1986, nella ex Chiesa di San Carpoforo a Milano, realizza La terra del cielo: una prima grande architettura naturale, «una vera e propria foresta di bastoni accuratamente disposti che disegna una struttura gotica», come scrive Vittorio Fagone nel catalogo. L’opera rappresenta una svolta fondamentale nel percorso dell’artista, che si consolida con le installazioni in ambiti naturali realizzate tra il 1987 e il 1992, anno della sua prima partecipazione a Arte Sella, a Borgo Valsugana, dove crea una Torre vegetale.
Nel 1993, nei dintorni di Dresda, in Germania, vede la luce una prima Cattedrale vegetale. Il suo lavoro comincia a essere conosciuto e apprezzato all’estero. Partecipa a simposi ad Hannover (1993) e Monaco di Baviera (1995), alla Biennale di architettura di Chicago (1993), alla Biennale di Arte e Natura a Vienna (1996). Tra la fine degli anni Novanta e il 2001, vengono realizzate grandi installazioni negli Stati Uniti, in Inghilterra e in diverse località dell’Europa centrale.

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Nel 2001 sorge la grande Cattedrale vegetale di Borgo Valsugana, in Val Sella.
Nel tempo centinaia di migliaia di visitatori si recheranno a visitarla. Si susseguono le richieste di committenze di sculture in Italia e all’estero.
Nel 2003 è la volta di Zenobia, la grande scultura davanti alla Triennale di Milano.
Nel 2005 la Fundación César Manrique di Lanzarote, in Spagna, gli dedica un’ampia retrospettiva.
Giuliano Mauri si spegne dopo una lunga malattia nel 2009.