Giovannino Guareschi fotografo. Uno sguardo d’autore in bianco e nero
La prima mostra dedicata all’interessante produzione/pratica fotografica di Giovannino Guareschi, uno dei versanti creativi meno conosciuti ma non per questo meno importanti del poliedrico artista, la cui diffusa notorietà è indissolubilmente legata ai personaggi di Don Camillo e Peppone.
Comunicato stampa
APE Parma Museo, centro culturale ed espositivo della Fondazione Monteparma, presenta la prima mostra dedicata all’interessante produzione/pratica fotografica di Giovannino Guareschi, uno dei versanti creativi meno conosciuti ma non per questo meno importanti del poliedrico artista, la cui diffusa notorietà è indissolubilmente legata ai personaggi di Don Camillo e Peppone.
La mostra, che trae ispirazione dall’omonimo volume Giovannino Guareschi fotografo. Uno sguardo d’autore in bianco e nero, di Giuseppina Benassati e Roberta Cristofori, con presentazione di Gino Ruozzi e un’intervista ad Alberto Guareschi (Monte Università Parma Editore), attingendo dai materiali conservati presso l’Archivio di Roncole Verdi, illustra il suo fare creativo nel periodo interessato dalla sua produzione/pratica fotografica, che va dal 1934 al 1956, con un’interruzione di quasi due anni (1943-45) di internamento militare e di altri due anni (1954-55) di carcerazione.
La presente esposizione e la pubblicazione del volume rientrano anch’essi nel rinnovato interesse per la figura di Giovannino Guareschi, la cui vita sarà oggetto del film tv di prossima uscita “Non muoio neanche se mi ammazzano”, prodotto da Anele in collaborazione con Rai Fiction, per la regia di Andrea Porporati.
Parlare di Guareschi fotografo significa innanzitutto chiarire cosa non è: non è un dilettante, non è un professionista, non è un cultore della bella immagine realizzata a regola d’arte, non è seguace di nessuna tendenza artistica o estetica. È un outsider perché non è un fotografo in senso stretto ma un creatore di immagini in senso onnicomprensivo.
La fotografia di Guareschi è qui proposta non tanto come attività autonoma ma soprattutto come tessera di un mosaico creativo eterogeneo composto di tasselli interdipendenti l’uno dall’altro. Al di là del mezzo che utilizza – fotocamera, disegno, ma anche scrittura – l’Autore risponde solo al proprio personalissimo sguardo, un insieme di curiosità, profonda cultura umanistica, ricchissima cultura visiva, geniale immaginazione, spesso declinata in una vena di irresistibile comicità.
La scelta di realizzare un’esposizione attraverso riproduzioni digitali a stampa di fotografie analogiche e disegni autografi è motivata dalla duplice volontà di tutelare gli originali e di agevolare la lettura attraverso ingrandimenti. L’Autore, infatti, essendo totalmente lontano dall’intento di creare belle fotografie da fruire come opere attraverso stampe accurate, ha lasciato solamente negativi e piccole stampe a contatto, né ha mai pensato di misurarsi con la sfida della camera oscura.
Questo suo approccio ha suggerito di privilegiare il suo sguardo, il suo pensiero sull’immagine fotografica, piuttosto che la fisicità dell’esito del suo fare: tante piccole fotografie che si aggiungono allo straordinario “magazzino”, reale e mentale, dei molteplici prodotti della sua creatività.
La mostra si snoda attraverso un percorso articolato in nuclei tematici, dove l’originalità del segno iconografico, che si tratti di fotografie o di disegni, trova risonanza nella parola dell’Autore attraverso un’accorta selezione di sue citazioni.
S’inizia con l’archetipo della finestra quale confine dello sguardo, limite tra dentro e fuori, passaggio dal chiaro allo scuro; si prosegue con il paesaggio della Bassa, l’ “antipittoresco” per eccellenza: il Po, la Pianura padana, le strade che l’attraversano, le case che parlano; si racconta l’avventura del “giretto in bicicletta” effettuato per il “Corriere della Sera” nel 1941-42; si passa alla città di Milano – che gli regala lavoro, casa e famiglia ma che è anche emblema della metropoli dalle crescenti periferie e solitudini – e poi alla smisurata Ville Lumière, con il suo vertiginoso sviluppo verticale; infine, la dimensione domestica e quotidiana intrisa di surrealismo, dove ‘le cose di casa’, sapientemente accostate, sembrano costruire/inscenare improbabili dialoghi.
Pervade il racconto un’assoluta lontananza dalla retorica e dalla rappresentazione convenzionale, ben evidente nelle originali, vere e proprie “anti-cartoline” delle vedute di città, da Milano a Parigi passando per Pisa.
Del tutto anticipatore della fotografia contemporanea è il suo sguardo che si posa sul paesaggio di cui coglie l’essenza attraverso particolari solo apparentemente banali. Le sue fotografie, come i suoi disegni e i suoi scritti, sono sempre coerenti con questa visione poiché, come scrive Gino Ruozzi, “Guareschi le sue storie le ‘scrive’ e le vede, le fotografa e le disegna, in un sistema di vasi comunicanti di eccezionale espressività”.
IL VOLUME
Ad accompagnare la mostra, il volume omonimo che l’ha ispirata, autrici Giuseppina Benassati e Roberta Cristofori, presentazione di Gino Ruozzi e intervista ad Alberto Guareschi, MUP Editore. Disponibile presso il bookshop di APE Parma Museo.