Giovanni Sesia – Ad Lucem

Alessandria - 13/04/2012 : 31/05/2012

Comprendere le fotografie di Giovanni Sesia significa porsi su diversi piani intellettuali per cogliere a fondo la pluralità dei messaggi.

Informazioni

Comunicato stampa

Comprendere le fotografie di Giovanni Sesia significa porsi su diversi piani intellettuali per cogliere a fondo la pluralità dei messaggi.
In i c’è quello fotografico di ricerca di un’immagine spesso recuperata nella dimensione della memoria, ed è proprio la memoria, con le sue strutture sinottiche l’aspetto più caratterizzante di questo linguaggio costruito con simboli e archetipi


Tecnicamente il lavoro si compone di una sovrapposizione di parti fotografiche, inserti pittorici, calligrafici e decorazione a foglia d’oro, quindi la ricerca di una composizione non porta solo un ragionamento di contenuti a livello concettuale ma anche un profondo lavoro di ricerca e studio per quello che è poi il contenitore, ovvero la parte relativa all’esecuzione.
Questa duplicità, formale e strutturale, pone il lavoro di Sesia ad uscire dai canoni prettamente usuali per la fotografia e affrontare una sperimentazione sempre più vicina al linguaggio artistico.
Il percorso è complesso, come sono articolate le strutture e i processi mentali che portano alla qualificazione della memoria, ed è proprio il ricordo il punto di partenza per questa ricerca, l’immagine vive come trasparenza velata di un ricordo o di un simbolo individuale e diventa comune denominatore nel momento in cui resa fruibile coglie, attraverso la sua intrinseca specificità, i diversi linguaggi soggettivi.
La ricerca svolta in questa ultima serie di lavori dedicati al tema della Croce, predilige il tono di un linguaggio estetico coerente con la dimensione della velatura del ricordo, la sacralità si riflette nel delicato gioco del chiaroscuro. In tal modo la dignità dell’oggetto sacro trascende ogni suo significato e penetra nella dimensione condivisa delle emozioni oggettive.
Ognuno può ritrovare in tale simbolo la propria dimensione, la propria prece, il senso di grazia o di oblio, la gioia e l’armonia o la paura più oscura. In ogni elaborato quel che ci aiuta è il senso della luce, che come nella tradizione caravaggesca indica la grazia, l’armonia che tutto plasma a divina somiglianza, anche quello che esteticamente può sembrare sgradevole.
L’umano e il divino percorrono il sacro cammino dell’esistenza scandito da una dimensione del tempo sempre più inafferrabile, spirito e materia contestualizzano l’eterno dualismo, attraverso i volti e gli oggetti facenti parte del nostro vissuto, la memoria che ricostruisce giorno per giorno ogni singolo istante del nostro vissuto, le ragioni che conferiscono un senso alle nostre vite, gli oggetti che ne fanno parte, gli odori che ci accompagnano.
“ Fugit irreparabile Tempus” apre il percorso della mostra con una riflessione sulla natura umana e sul senso della sacralità insieme a “Omnia Fert Aetas” e “Nosce te Ipsum”. L’imponenza delle tre opere trasforma la corruttibilità dell’uomo, la sua assoluta fallibilità, in una dimensione macroscopica di fotografia della memoria. In questi tre lavori ci passa tutta la storia dell’esistenza umana , la famiglia, il sacrificio, il tempo , i sentimenti, l’oblio, la scrittura come memoria introspettiva, la storia intima e collettiva e le aspettative di una vita. Poco importa, se le parole scritte sulle fotografie o impresse sulla foglia d’oro siano poco comprensibili, sono le voci di una babele che si contraddistingue non per i significati ma per i significanti , le azioni che restano scritte nel ricordo affievolito dallo scorrere del tempo. E tutto quest’oro richiama i fasti opulenti del barocco in netto contrasto con la povertà delle immagini, la sobrietà dei volti, il perso drammatico di un lenzuolo abbandonato su una sedia ad immagine pura di un sudario.
La seconda parte della mostra si sviluppa in modo più intimo, più raccolto. In questo senso di sospensione si affronta il tema della croce attraverso le serie di lavori: “Ad Lucem”, “ Mater”, “Omens Angelos”, “Ad Crocem”, “Ecce Homo”. Qui il senso del divino si palesa attraverso la figura del Cristo. Attraverso, la sua assenza presenza, il suo sacrificio e il suo verbo.
La rappresentazione diventa poesia, il silenzio esprime il Verbo che per la fede Cristiana rappresenta il trionfo sulla morte e la vita esterna.
Ecco allora l’assoluto mistero della Morte e Resurrezione spogliato da ogni orpello di racconto, rappresentato nella purezza di un’immagine essenziale dove l’ Ecce Homo fa sentire la sua presenza attraverso la veridicità di un sudario , che altro non è che un comune lenzuolo , di quelli che a memoria avvolgono ogni sera i nostri corpi nel momento del riposo, ulteriore elemento della quotidianità rubato alla memoria e reso divino da un senso di sacralità giocato dall’ambivalenza del rapporto luci ombre.
Il Crocifisso manifesta nella sua interezza morale il dolore e il mistero della salvezza, è un simbolo fondamentale nella storia dell’uomo, il misticismo trascende ogni ragionamento e la continua ossessione per la parola riporta in superficie con la stessa regolare cadenza di una preghiera le preci del ricordo, sconnesse nel senso ma chiare nella coscienza.
Su tutto questo la luce irrompe con tutta la sua potenza vivifica e salvifica tanto da farci affermare il bisogno di salvezza attraverso l’estremo sacrificio del cristo. Per Crucem , Ad Lucem.

Sabrina Raffaghello

Il giorno dell’inaugurazione alle ore 19.30 si terrà nei locali della galleria un concerto per Clavicembalo e Archi del Duo Bianchi Demicheli a cura di Mons. Massimo Marasini , in collaborazione con l’Accademia di Musica Sacra Antica Scuola di San Rocco, alla presenza di S.E. Cardinal Giuseppe Versaldi arcivescovo di Alessandria.



Biografia
GIOVANNI SESIA è nato a Magenta nel 1955. Dopo gli studi all’Accademia di Brera ha iniziato a dipingere con un marcata enfasi sul colore e sulla potenza del tratto. Nello stesso periodo ha approcciato la Fotografia raggiungendo una perfetta armonia tra questi due linguaggi espressivi. Alla fine degli anni ’90 ha avuto accesso ad un vecchio archivio fotografico proveniente da un manicomio abbandonato: quelle immagini hanno avuto il potere di evocare storie e ricordi, ed essendone affascinato, si è focalizzato su quei volti, quei luoghi e quegli oggetti. Utilizza i toni caldi della terra – marrone, ocra e ruggine - per evidenziare l'essenza dell'umanità.
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Fugit Irreparabile Tempus, Galleria Movimento, Milano.
Di madri e di terra, Studio Forni, Milano.