Giovanni Gaggia – Quello che doveva accadere/Inventarium

Ancona - 09/06/2017 : 09/06/2017

Il Porto Antico di Ancona con l'Arco di Traiano e l'Arco del Vanvitelli disegna uno scenario stupefacente e metafisico, finis terrae tra cielo e mare: è questo il luogo prescelto da Giovanni Gaggia per portare definitivamente a compimento Inventarium, progetto complesso e che si è articolato in più passaggi.

Informazioni

  • Luogo: PORTO ANTICO ANCONA
  • Indirizzo: Porto Ancona 60121 - Ancona - Marche
  • Quando: dal 09/06/2017 - al 09/06/2017
  • Vernissage: 09/06/2017 ore 6.30 Varco San Primiano e Varco della Repubblica
  • Autori: Giovanni Gaggia
  • Curatori: Serena Ribaudo
  • Generi: performance – happening
  • Sito web: http://www.lamoleancona.it
  • Email: info@lamoleancona.it
  • Patrocini: col patrocinio e la compartecipazione di Comune di Ancona col patrocinio di Associazione Noi dell'Itavia Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica riprese e montaggio Michele Alberto Sereni musiche Stefano Spada main producer Davide Quadrio coproducers BOXMARCHE Idee & packaging OMCE Paradiso equilibrio dinamico Stefano Verri main partner yoruba diffusione arte contemporanea partner Pelicula snc mediapartners Artribune Fondazione Marche Cultura Social Media Team Marche ringraziamenti Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale Cristiana Colli

Comunicato stampa

La città di Ancona ospita venerdì 9 Giugno 2017 alle prime luci dell'alba (6.30) la performance di Giovanni Gaggia “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE / INVENTARIUM" a cura di Serena Ribaudo col Patrocinio del Comune di Ancona, dell'Associazione Noi dell'Itavia e dell'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica.
Il Porto Antico di Ancona con l'Arco di Traiano e l'Arco del Vanvitelli disegna uno scenario stupefacente e metafisico, finis terrae tra cielo e mare: è questo il luogo prescelto da Giovanni Gaggia per portare definitivamente a compimento Inventarium, progetto complesso e che si è articolato in più passaggi


Inventarium è una meditazione artistica ed estetica sulla Strage di Ustica, un vero approfondimento sul senso di memoria viva in cui il dolore si affranca dalla contingenza della tragica fatalità e trasfigura nei sentimenti di vita, di resistenza, di resilienza.
Dopo i fondamentali passaggi nelle città di Palermo e Bologna, Inventarium giunge nel capoluogo marchigiano. Di certo la scelta di Ancona quale topos e fermeture di Inventarium non nasce in maniera casuale: Ancona è la città di Aldo Davanzali, fondatore e presidente dell'Itavia, la compagnia aerea purtroppo tristemente ricordata per la Strage di Ustica. Dopo la terribile tragedia, l'Itavia ingiustamente fallì e Aldo Davanzali morì nel 2005 in indigenti condizioni economiche. Aldo Davanzali si aggiunge -di fatto- alle 81 vittime della Strage di Ustica, divenendone l'82esima.
La Performance "QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE/INVENTARIUM" vuole dunque essere un hommage alla figura di Aldo Davanzali, alla famiglia Davanzali, alla famiglia Itavia tutta e parimenti alla città di Ancona, alla regione Marche.
Così come non è casuale la data del 9 Giugno. Il 9 è un numero strettamente correlato alla tradizione mistica, alchemica, cabalistica, cristiana; ed è un numero che si reitera costantemente nella vicenda di Ustica poichè 81 furono le vittime (8+1=9), 27 Giugno il giorno della Strage (2+7=9), un DC9 l'aereo caduto.
In quest'occasione Gaggia ripropone la Performance già realizzata a Bologna il 27 Giugno 2015 nel 35esimo Anniversario della Strage.
L'azione, per sua stessa natura effimera, continuerà a vivere in un video d'arte realizzato dalla sapiente mano di Michele Alberto Sereni ed accompagnato dalle suggestive musiche di Stefano Spada. Il video vede come main producer Davide Quadrio.

Assiso ieraticamente sotto l'Arco di Traiano, Gaggia è protagonista di un atto lento e rituale: un ricamo che diviene segno, intarsio, sutura su di un arazzo plumbeo e luminescente e che dispiega un filo di memoria dalle note ferrigne e cauterizzate.

Scrive Serena Ribaudo:''Mi sovvengono alcuni fra i più celebri versi di Rilke: “Tra radici sgorgava il sangue che affluisce agli uomini, e greve come porfido sembrava in quel buio. Di rosso altro non v’era. V’erano rocce, boschi spettrali. Ponti sopra il vuoto e quello stagno grande, grigio, cieco che incombeva sul suo letto remoto come cielo piovoso su un paesaggio”.
Rosso e grigio. Sono gli stessi colori che il boemo attribuisce alla sua arcana miniera delle anime. Ma il rosso di Gaggia è lungi dall’essere quello dell’angoscioso porfido liquido dell’ ade rilkiano: è invece alchimia di fiamma accesa. Il grigio di Gaggia non è quello torvo del grande stagno cieco: possiede purezza di cristallo sfaccettato. Un’inesausta ricerca di luce nella materia oscura. Trovo nell’opera di Giovanni Gaggia una suavitas: una contrazione vitale che cerca di fuggire dal rapinoso svolgimento degli eventi. Come se il suo disegnare, il suo tessere, il suo agire poietico e performativo si risolvessero in un’ispirazione che è elogio della fortezza e della resilienza, dell’amore e della compassione''.