Giordano Morganti – Unspeakable

Mantova - 09/09/2016 : 30/10/2016

Giordano Morganti - fotografo di fama internazionale, collaboratore di Vogue, noto principalmente per i suoi ritratti di personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, della politica e per le sue numerose ricerche (di cui una è quella che ritroviamo esposta, creando un connubio perfetto tra sociale e natura), figura arguta e irriverente al tempo stesso - ha realizzato appositamente per Palazzo Ducale un allestimento assolutamente originale e ardito.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO DI PALAZZO DUCALE
  • Indirizzo: Piazza Sordello, 40 - Mantova - Lombardia
  • Quando: dal 09/09/2016 - al 30/10/2016
  • Vernissage: 09/09/2016
  • Autori: Giordano Morganti
  • Generi: fotografia, personale

Comunicato stampa

Quando penso ai sordi mi tornano alla mente le sculture incompiute
del grande Michelangelo…” - Giordano Morganti

Giordano Morganti - fotografo di fama internazionale, collaboratore di Vogue, noto principalmente per i suoi ritratti di personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, della politica e per le sue numerose ricerche (di cui una è quella che ritroviamo esposta, creando un connubio perfetto tra sociale e natura), figura arguta e irriverente al tempo stesso - ha realizzato appositamente per Palazzo Ducale un allestimento assolutamente originale e ardito: ritratti fuori scala (molti dei quali scattati ad hoc per questa esposizione usando, come è suo stile da sempre, lastre e pellicole ai sali d’argento con antiche fotocamere in legno) di persone sordomute che si esprimono attraverso i segni e una forte gestualità. Il loro codice segnico dà voce per immagini a un’altra letteratura, una scrittura del corpo che interroga il riguardante, invitandolo a confrontarsi con i molti che sono l’altra parte di noi.

INGRESSO con il biglietto del Museo, Corte Vecchia
Da martedi a domenica, 8.15 - 19.15
Fino a settembre, il venerdì sera apertura fino alle ore 22.30

Inaugurazione
9 settembre 2016 ore 18.30
Sala degli Specchi



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approfondimenti
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Presentazione
a cura di Peter Assmann, direttore Complesso Museale di Palazzo Ducale

Un altro linguaggio, un’altra letteratura

“La lingua è un virus proveniente dallo spazio profondo”. La famosa citazione, spesso usata nelle sue opere da William S. Burroughs e diventata popolare attraverso la canzone di Laurie Anderson, ci porta immediatamente a provare una sensazione di alienazione verso qualcosa che sembra messo poco in discussione, in quanto parte integrante dell’identità delle persone: la capacità di potere comunicare tramite il linguaggio. D’altro canto il linguaggio è sempre indicato come il principale mezzo di costruzione delle relazioni. E questa parte così importante dell’esistenza umana dovrebbe essere il prodotto di una sorta di essenza, potenzialmente dannosa, importata da un luogo lontano?
Ma il linguaggio e, ancor più, la letteratura hanno al loro interno sempre entrambe le esperienze, ovvero una forte energia che crea legami tra persone diverse e la percezione di rendere esplicita la distanza tra individui differenti. Quindi trattare del linguaggio significa sempre avere a che fare con la possibilità di restituire un’opinione.
L’alienazione è quindi parte integrante del sistema comunicativo e tuttavia determina anche altre occasioni di comunicazione. Questa “altra” possibilità è sicuramente più rilevante quando la principale possibilità del sistema di linguaggio impiegato dalla maggior parte delle persone non viene utilizzato da un altro gruppo di individui. È questo, ovviamente, il caso delle persone sordomute che, non parlando e non sentendo il linguaggio sonoro, agiscono e reagiscono nella comunicazione tramite dei gesti e un elaborato sistema di segni del corpo. Il corpo, pertanto, non deve essere visto solamente come entità dell’individuo che conosce tramite i sensi il mondo circostante, né come definito e elaborato in quanto individuo a sé stante. Il corpo diventa anche un mezzo ancora più intenso per comunicare messaggi - una sorta di sistema teatrale condensato, una poesia di espressioni concentrate. Soprattutto in Italia, dove nella vita di tutti i giorni la comunicazione basata sul linguaggio è più o meno sempre combinata con significative aggiunte di gesti e commenti mimici, il “fattore di alienazione” di questo linguaggio del corpo non è così forte ed il fattore poetico di questa situazione comunicativa non sembra così strano… a prima vista.
Le poesie fotografiche in bianco e nero di Giordano Morganti si presentano in dimensioni monumentali, più grandi delle misure reali dell’uomo, si confrontano direttamente con lo spettatore, captano tutta la sua attenzione, non lasciandogli molte “vie di fuga” da questo contatto quasi inevitabile che innesca una comunicazione. Una comunicazione artistica che inizia con un confronto, un incontro diretto che cattura immediatamente l’attenzione, che porta a porre domande, determinando così una nuova partecipazione (intenzionale o meno) e una nuova consapevolezza della propria posizione. La comunicazione basata sul corpo suscita anche le reazioni del corpo stesso, quali la sensazione di essere toccati sull’epidermide, colpiti nella nostra esistenza sensuale, e, quindi, a sua volta, provoca delle reazioni di comunicazione (fosse anche solo un silenzio incuriosito). Così queste opere d’arte vanno ben oltre la documentazione, agiscono come un concetto di un’esistenza individuale, affrontando i dibattiti in materia di scultura, come pure le questioni in merito alla definizione dell’individualità dell’esistenza del corpo umano, i sistemi di organizzazione della luce, di ‘tradizione’ dello spazio e delle ‘immagini’ e, in ogni aspetto, la letteratura.Le foto di Morganti sono spesso molto più che precise nella loro composizione e anche nei loro aspetti tecnici, reclamano la perfezione in ogni dettaglio, talvolta paiono tagliare gli occhi dello spettatore…
Con i suoi interventi nel Palazzo Ducale di Mantova l’artista realizza una situazione di comunicazione e ancora più di confronto inserendo le immagini monumentali di personaggi che vivono ai margini della società in un complesso di edifici storici di alto valore di rappresentanza, in particolare con i suoi interventi sulla facciata del Palazzo del Capitano dove, nella gabbia collocata all’esterno, vengono mostrate, quasi esibite, delle espressioni di volti sconvolgenti.
Il suo lavoro artistico si intreccia anche con la storia di un’altra opera d’arte, mettendo a confronto il suo collage dedicato ad alcune persone disabili, con la (ciò che resta della) pittura monumentale della Famiglia Gonzaga in adorazione della Santissima Trinità di Pieter Paul Rubens, che è stata tagliata al centro da un ufficiale francese per essere meglio trasportata (trafugata) in Francia durante l’occupazione di Mantova intorno al 1800. La fragilità della monumentale scena pittorica è in questo modo sottolineata, un episodio di storia dell’arte ha suscitato in Morganti una profonda riflessione personale.
Nella grande Sala degli Specchi la funzione rappresentativa della camera elegante è assoggettata all’impostazione diagonale di un allestimento fotografico con opere di grande formato, senza cercare di mettere da parte le elaborate definizioni architettoniche, al contrario combinando una sorta di spazio storico teatrale con un complesso sistema ornamentale. Con una rappresentazione, ovviamente contemporanea, di un definito linguaggio personale dell’espressione del corpo l’intero “teatro” si sviluppa in un nuovo messaggio. Lo spettatore entra e diventa immediatamente parte di questo nuovo sistema in una prospettiva polivalente, non più e non solamente grazie agli enormi specchi storici della sala.
La letteratura agisce sempre come un “virus” provocando reazioni possibili, visioni non collegate immediatamente, a un primo e a un secondo sguardo, alla comunicazione di un messaggio. Ciò che deve essere sperimentato più che direttamente nelle poesie fotografiche di Giordano Morganti nell’ambiente significativo del Palazzo Ducale di Mantova è un’esperienza molteplice di un’immagine basata sulla discussione di un linguaggio, una sorta di Festivaletteratura a proprio modo.








Giordano Morganti - biografia

Giordano Morganti nasce a Milano il 10 agosto 1956.

Scatta le sue prime fotografie all’età di nove anni con una Kodak Istamatic, poi con una Canon e con quest’ultima, a diciassette anni, pubblica per Vogue – Italia il suo primo ritratto di Jorge Louis Borges, mentre frequenta ancora il Liceo artistico di Brera. Negli anni successivi lavora per Uomo-Vogue, Vanity Fair, Harper’sBazaar, Stern, Amica, Anna.

Abbandona presto la moda per dedicarsi ai ritratti e pubblica numerosi servizi su Sette e il Venerdì di Repubblica. Fotografa Cesare Musatti, Lou Reed, Jorge Armando, Indro Montanelli, Massimo Troisi, Ornella Muti, Francesco Cossiga, François Mitterand, Dustin Hoffman, Kirk Douglas, Anna Galliena, Margherita Buy, Doris Lessing, Fabrizio De Andrè, Clara Agnelli, Virginia Fustemberg, Egon Fustemberg, Carlo Rubbia, Oscar Neymayer, Vasco Rossi, Roberto Bolle, Alessandra Ferri, Luciana Savignano.

Fin dai primi anni, parallelamente all’attività di fotografo, si dedica a un ampio lavoro di ricerca fino a decidere di abbandonare intorno agli anni 2000 la professione per volgersi esclusivamente ad essa. Le ricerche di Giordano non sono mai ciò che si vede e il soggetto è solo lo spunto per un’idea che va al di là del reale. I temi che tratta spaziano tra la natura e il sociale, in una sintesi di equilibrio.
Espone alla Biennale di Venezia, al Palazzo Reale di Milano, al Palazzo Magnani a Reggio Emilia, alla Biennale d’arte di Mosca, alla Biennale d’arte di Barcellona, al Centro Culturale Francese di Roma, alla Rocca di Cagliari, alla Palazzina di caccia di Stupinigi, a Palazzo Te e Palazzo della Ragione a Mantova, nella Sala VIP dell’Aeroporto Malpensa. In molte mostre le sue fotografie sono state esposte interagendo con dipinti di Caravaggio e Picasso.
Esposizioni

1975, Milano, Galleria Molino delle Armi, “THE WOMAN”
1980, Milano, Sicof, “THE BODY”
1981, New York, Travelling exhibition “12 ITALIAN PHOTOGRAPHERS”
1982, La Spezia, Centro Allende, “GREAT PHOTOGRAPHERS – Vogue’s photographers”
1983, Beijing, Museum of Modern Art, “CHINESE REPUBLIC EXHIBITION”
1983, Milano, Chiesa consacrata di Via Piero della Francesca, “THE BODY”
1984, Berlin, Historical exhibition “THE GERMAN PHOTOGRAPHY”
1985, Barcelona, Exhibition “ FIRST BIENNALE OF ART”
1987, Milano, Palazzo Reale, “ THE UOMO VOGUE TWENTY YEARS OF PORTRAITS”
1987, Milano, Sicof, “SOULLESS WOMEN”
1988, Milano, Galleria San Fedele, “NOTHING”
1991, Milano, Galleria Credito Valtellinese, “AMNESTY INTERNATIONAL”
1993, Milano, Biblioteca di Via Senato, “FOUNDATION OF PHOTOGRAPHY”
1993, Bergamo, Galleria d’arte Moderna, “ACCADEMIA DI FERRARA”
1994, Milano, Galleria San Fedele, “IN WONDERLAND”
1994, Roma, French Cultural Centre, “PROVINI D’AUTORE”
1995, Varese, Rossi di Albizzate, “PORTRAITS”
1995, Milano, Teatro Franco Parenti, “STORIES OF ADDICTION”
1995, Roma, Mostra d’Arte Moderna, “PORTRAITS”
1997, Milano, Exhibition Multimedia Gallery
2000, Milano, Galleria Antonio Iannone, “CITY”
2001, Mantova, Galleria Bernardelli, “THE WAY DOGS SEE”
2002, Roma, Galleria “La nuova Pesa”, First Festival of Photography
2002, Roma, Campidoglio, “OF NO FIXED ABODE”
2003, Milano, Pelota, collective exhibition during the “Fair of Designers”
2003, Roma, Third Festival of Photography “Temple University”, “WHO WE ARE”
2003, Todi, IV° Festival Città di Todi, “STILL LIFE: WASTE”
2003, Mantova, Galleria Area Bernardelli, “RESURRECTIONS”
2003, Milano, Fondazione Colleggio Università, “THE FACE”
2003, Palermo, Albergo delle Povere, “FROM TITIAN TO DE CHIRICO”
2004, Milano, Asta Sothebis, “CLICKS FOR GOOD”
2005, Torino, Palazzina di Caccia Stupinigi, “THE EVIL”
2005, Aosta, “INTERIOR PORTRAIT”
2005, Milano, Asta Sothebis, “CLICKS FOR GOOD”
2005, Milano, Libreria Feltrinelli di Milano, “THE DEAF AND THE PHYSIOGNOMY – the silence and the word”
2006, Lodi, Sale della B.I.P (Banca Italiana Popolare) Italia City, “THE FACE OF RESTLESSNESS”
2006, Reggio Emilia, Palazzo Magnani, “THE FACE OF MADNESS”
2006, Varallo Sesia, Palazzo d’Adda, “ESTERNINTERNI”
2006, Milano, Galleria “Brera 5”, “MIND’S FRIENDS: THE NEW MONARCHY”
2006, Milano, Bar Giamaica, “MINDS WALLS”
2007, Mantova, Palazzo Te, “THE GREAT PHOTOGRAPHERS”
2007, Denver- Parigi , “THE FACE OF MADNESS”
2008, Genova, Galleria VisionQuest, “COLLETTIVO 180”
2008, Milano, Galleria Cà di Frà, “POLAROID”
2008, Verona, Galleria Movimento, “P. H. FRANKENSTEIN”
2009, Siena, Mostra Museale Fondazione Monte Paschi, “ART GENIUS AND MADNESS- the day and the night of the artist”
2009, Genova, Galleria VisionQuest, “BLOOD ON BLOOD”
2009, Milano, Department of Philosophy of the ’Università Statale, “P. H. FRANKENSTEIN”
2010, Milano, Spazio Tadini, “P. H. FRANKENSTEIN”
2010, Milano, Spazio Tadini, “NATIVITY IN ART”
2011, Roma, “Nuova Pesa”, “THE MARK OF THE FOUR”
2011, Milano, Malpensa – VIP lounge Monteverdi, “P. H. FRANKENSTEIN”
2012, Castello di Montaldo, Second Edition of “Emotion Art”, “P. H. FRANKENSTEIN”
2012, Castello di Montaldo, honour guest at the Biennale
2012, Milano, “INSIDE MARILYN”
2012, Riga, Contemporary Classics Happy Art Museum, “P. H. FRANKENSTEIN”
2012, Matera, Travelling museum “Museo della follia” , “P. H. FRANKENSTEIN”
2013, Milano, NHOW Hotel, “REALITY FLUIDS ART”
2013, Mosca, Fifth Biennale of Art, “WESTERN ART”
2015, Trezzo d’Adda, Centrale idroelettrica, Special guest at the First Biennale of Italian Photography
2015, Mantova, Palazzo della Ragione, “Museo della Follia”