Gilbert & George – The Locarno Exhibition

Locarno - 16/05/2020 : 18/10/2020

Il Museo Casa Rusca inaugura la nuova stagione espositiva ospitando la coppia più provocatoria dell’arte contemporanea internazionale: Gilbert & George.

Informazioni

  • Luogo: PINACOTECA CASA RUSCA
  • Indirizzo: Piazza Sant'antonio - Locarno - Ticino
  • Quando: dal 16/05/2020 - al 18/10/2020
  • Vernissage: 16/05/2020 NO
  • Autori: Gilbert & George
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Martedì - Domenica 10.00-12.00 / 14.00-17.00 Lunedì chiuso sabato 30 maggio e sabato 6 giugno ENTRATA GRATUITA Musei Casa Rusca, Castello e Casorella
  • Biglietti: Intero CHF 12.- Ridotto AVS/AI e gruppi* CHF 10.- Studenti dai 16 anni e gruppi AVS/AI* CHF 6.- Ingresso gratuito per le scuole e per gli studenti fino ai 16 anni*

Comunicato stampa

Il Museo Casa Rusca inaugura la nuova stagione espositiva ospitando la coppia più provocatoria dell’arte
contemporanea internazionale: Gilbert & George.
Si tratta di un evento di grande importanza poiché gli artisti – sulla scena artistica da oltre cinquant’anni –
hanno eccezionalmente accettato di esporre le loro opere a Locarno, dopo aver tenuto mostre nei più
prestigiosi musei del mondo, dal Centre Pompidou di Parigi all’Art Museum di Shangai, dalla Tate Gallery di
Londra, al MoMA di New York


The Locarno Exhibition, progettata in stretta collaborazione con Gilbert & George, si concentrerà su cinque
gruppi di opere realizzate tra il 2008 e il 2016 che vertono, come spesso accade nei loro lavori, su tematiche
controverse del dibattito odierno. Una selezione di sessanta opere imponenti e dirompenti, scelte con cura
appositamente per ogni spazio del Museo, caratterizzate da immagini intense e cromatismi accesi, dominate
da una caleidoscopica simmetria speculare, trasformerà ogni sala in un grande affresco dalle violente
cromie, dando vita ad un’esperienza affascinante e coinvolgente, che comunicherà al pubblico l’essenza del
lavoro del duo artistico inglese.
L’arte di Gilbert & George
Gilbert & George sono inseparabili dal loro incontro alla Saint Martin's School of Art, avvenuto nel 1967.
Londra, con il suo melting pot di culture, religioni, correnti politiche, musicali e letterarie, è il crogiolo ideale
per l’inizio della loro carriera. Il duo ottiene il plauso della critica per la leggendaria performance del 1970
The Singing Sculpture, in cui si affermano come “sculture viventi”. Uniti nella vita e nella professione, fedeli a
loro stessi, indipendenti, da allora si presentano sempre insieme come un’unica entità artistica, eccentrici
nello stile e nel modo di porsi (con il classico aplomb britannico che li caratterizza), immancabilmente vestiti
con outfit impeccabili, convinti che le loro vite e la loro arte sono indissolubili. Amati dal pubblico, osannati da
musei e gallerie, il loro atteggiamento pluralista mescola performance, scultura e grafica pop in un
unicum accessibile a tutti (e non potrebbe essere diversamente, dato il leitmotiv che da sempre guida la loro
pratica: “Art for All”).
Obiettivo principale del loro lavoro è produrre un’arte democratica e di forte impatto comunicativo, che sfida
le convenzioni dell’élite e della società borghese e che analizza in profondità la complessità della condizione
umana. Gilbert & George sono perciò interessati a riprendere esperienze di ogni tipo, un proposito che non
esclude dalla rappresentazione artistica proprio nulla, neppure le cose più disturbanti o innominate per
eccessivo perbenismo. Affrontando argomenti solitamente estranei alle sale museali e che possono colpire
alcuni visitatori gli artisti, con il loro vissuto, per primi si sottopongono a tale minuzioso esame, mettendo in
scena sé stessi, in un’ottica che vede coincidere l’artista e l’opera d’arte: “Essere sculture viventi è la nostra
linfa, il nostro destino, la nostra avventura, il nostro disastro, nostra vita e nostra luce” dichiarano, indicando
nel rapporto tra l’arte e la vita l’asse portante della loro poetica.
La mostra si concentra sulle tematiche più controverse e urgenti del dibattito contemporaneo, da sempre,
alla base della loro ricerca: sesso, razza, religione, politica, identità all’insegna di pochi comuni
denominatori: l’ironia pungente, il rifiuto delle etichette e la voglia di mettere tutto in discussione, senza
necessariamente fornire risposte alle domande suscitate.
L’arte di Gilbert & George nasce da un punto di osservazione privilegiato: la loro casa-studio situata nell’East
End londinese, un quartiere dove la convivenza tra diverse fasce sociali, etnie, valori e costumi permette loro
di essere costantemente in contatto con i molteplici aspetti della vita quotidiana di una grande metropoli.
Attraverso un’osservazione meticolosa del tessuto urbano, Gilbert & George s’impadroniscono della ricca
varietà di graffiti, scritte e testi affissi abusivamente nelle strade vicino alla loro abitazione. Ne scaturisce un
repertorio ricco di immagini allo stesso tempo elettrizzanti e spaventose, teatrali, austere, bizzarre, in cui i
due artisti dividono la scena con titoli di giornali, avvertimenti, pubblicità erotiche, scorci urbani, iconografia
religiosa, bandiere e slogan.
La selezione di opere in mostra
L’esposizione di Casa Rusca si apre con la serie UTOPIAN PICTURES (2014), caratterizzata da un
proliferare di proclami e insinuazioni. Gilbert & George fissano lo spettatore mascherati e/o con delle corone.
I loro corpi sono parzialmente oscurati dalla calligrafia che riproduce le iniziali del monarca Re Giorgio VI. In
sovraimpressione appaiono degli avvisi che trasmettono un’atmosfera cupa di minaccia e di sfida, tra le voci
dell’ordine civico e l’esortazione a ribellarsi, tra l’accettazione e la sicurezza delle regole e il volatile libero
arbitrio dell’individuo. Le Utopian Pictures forse intendono suggerire che la cosiddetta “società perfetta” sia in
realtà frutto della tolleranza, dal permettere e dal coesistere di dissonanza e dissenso.
Il percorso espositivo continua con le JACK FREAK PICTURES (2008), dove la bandiera britannica (nel
linguaggio comune “Union Jack”) è ridotta a pattern decorativo all’interno di un mondo denso di figure
specchiate e di simboli enigmatici. Ogni opera è costituita da più livelli in cui si giustappongono i corpi degli
artisti in molteplici pose: distorti, smembrati, strizzati o abnormi. Il cerchio e la croce ricorrono in maniera
quasi ossessiva, avviluppate con degli elementi materici (medaglie e amuleti). La serie Jack Freak è
invadente, mostruosa e claustrofobica e suscita l’impressione che Gilbert & George celebrino tutto ciò che è
intrinsecamente strano (tradotto dall’inglese, freak indica appunto qualcuno o qualcosa di inusuale,
singolare).
Nelle SCAPEGOATING PICTURES (ossia capro espiatorio) Gilbert & George compaiono invece
insistentemente in una successione di forme mascherate o come se fossero stati fatti esplodere in mille
pezzi. Protagoniste delle composizioni sono le bombolette di gas esilarante all’ossido d’azoto, conosciute
come hippy crack. Queste “bombe”, sinistramente onnipresenti, sembrano asserire le conseguenze del dare
la colpa ad altri: la produzione costante di odio e risentimento, la determinazione ad aggredire, a schierarsi,
a radicalizzarsi. Le Scapegoating Pictures raccontano la complessa coesistenza di fedi, politiche e stili di
vita, in tutte le loro sfumature, dal fondamentalismo religioso al laicismo capitalista.
Si prosegue con il risultato di una collezione pluriennale di “strilli” giornalistici: le LONDON PICTURES
(2011), che riportano annunci di violenza, passione, squallore e avidità. Ogni pannello allinea titolazioni
accomunate da un termine forte (per esempio ACCUSED, PERVERT, HATE, KILL) accompagnate da una
raffigurazione della Regina Elisabetta II, tratta da una moneta. Gran parte dell’impatto e dell’intensità della
serie deriva dalla schiettezza e dall’immediatezza dei titoli di giornale e dall’accostamento sorprendente del
ritratto di Sua Maestà, potente per fasto e autorità, con l’indice alfabetico dell’oltraggio, catalogato per
argomento dalle London Pictures.
Sempre più ultraterreni nell’abitare i loro quadri, nella serie conclusiva BEARD PICTURES (2016) Gilbert &
George sono raffigurati con il volto e il corpo di un rosso vivo, gli occhi ombreggiati e imperscrutabili,
circondati da recinzioni di filo spinato, spesso dinnanzi ad uno sfondo nero che evoca il vuoto. Indossano
barbe follemente esagerate, vividamente colorate di un color malva-verde-viola, congiunte in strane forme
architettoniche. Oppure assumono le sembianze di personaggi fumettistici dai corpi piccoli e dalle teste
enormi. Dietro di loro uno stravagante fogliame ornamentale, numeri di telefono di escort, allarmi di vigilanza
consumati dalle intemperie, profili numismatici di papi, monarchi o eroi. Lo spettatore può anche vedere in
quest’ultimo sviluppo il rafforzamento dell’atmosfera di chiusura che permeava le Scapegoating Pictures del
2013. È come se il loro universo visionario sia andato verso un mondo squilibrato, inquietante e paranoico
che comunica attraverso l’alienazione, l’artificialità, il metallo, la luce argentata e le messinscene grottesche.
Ma perché le barbe? La barba pervade la storia religiosa, culturale e sociale, dall’induismo agli hipster. Fin
dagli inizi, l’arte di Gilbert & George è coincisa con questo teorema: riunire elementi semplici, diretti e
normali che, combinati, ottengono una formidabile accensione dello stato d’animo.
Le allucinanti Beard Pictures sono un’intensificazione di temi e sentimenti che gli artisti testano, esplorano e
ritraggono da più di cinquant’anni. Per Gilbert & George l’arte non è altro che una rielaborazione della
vita e deve necessariamente avere anche una funzione educativa, indicando la strada per superare
qualsiasi tabù, religioso, culturale o sociale.
La firma comune
Il loro modo di intendere l’arte si rispecchia anche nella scelta della firma comune: ciò non indica solo un
rifiuto della distinzione dei ruoli, ma anche una profonda revisione dell’idea di identità e di individualità.
L’essere insieme, il fatto di esistere in quanto due in un unico concetto, fanno di Gilbert & George dei
precursori di tematiche che oggi vengono poste quali importanti e necessarie. Si tratta di porre in esame
situazioni che riguardano la vita di coppia e la condivisione di un’esistenza al di là dei pregiudizi. Il segreto
del loro grande riscontro di pubblico e, tardivamente, di critica, sta forse proprio nella “&”, quella “e” che
simboleggia l’unione tra due persone, tra due creativi a generare un carisma non convenzionale.
Catalogo
La mostra è accompagnata da un catalogo interamente curato dagli artisti, corredato da illustrazioni a colori
delle opere esposte, unitamente a testi di Michael Bracewell, in versione italiana o inglese.
Note biografiche
Gilbert Prousch nasce a San Martino in Badia, Italia, nel 1943. George Passmore nasce invece a Plymouth,
Regno Unito, nel 1942. Sarà la St. Martin’s School of Art di Londra, dove entrambi studiano scultura, a farli
incontrare nel 1967. Precursori nel scegliere il palcoscenico anticonvenzionale per il loro talento, nel 1968 si
trasferiscono nel quartiere operaio di Spitalfields e si oppongono subito al conformismo della società e
all’arte d’élite. Singing sculpture, la loro prima performance davanti agli studenti della scuola, risale al 1969. I
due artisti si presentano come “sculture viventi”: in piedi su un tavolo, ballano e cantano “Underneath the
Arches”, canzone nella quale due vagabondi descrivono il piacere di dormire all’aperto. Fin dagli esordi
Gilbert & George adottano il motto “Art for All” (Arte per tutti) e, intenzionati a raggiungere un pubblico più
ampio, espandono la loro arte utilizzando cartoline, disegni, video, fotografie e film considerando ciascuno di
essi una “scultura”.
Il 1971 è l'anno della loro personale di esordio. Presentano pertanto le prime fotografie in bianco e nero alla
Whitechapel di Londra, alla Kunstverein di Düsseldorf e allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Il successo
arriva nel 1972, quando vengono invitati alla rassegna Documenta di Kassel e il Daily Mirror li proclama “il
grande, nuovo fenomeno del mondo dell’arte”. Dal 1972-73 collaborano con prestigiose gallerie: la
londinese Anthony d’Offay, la Sonnabend Gallery di New York e la Galerie Konrad Fischer di Düsseldorf. La
serie Bloody life (1975) mostra l’ingresso di un nuovo elemento che si ripeterà poi sempre nelle opere
successive: gli artisti compaiono soli o con personaggi della strada all’interno delle immagini. Nel 1976 si
tiene la prima mostra museale negli Stati Uniti, all'Albrightknox di Buffalo. Nel 1977 smettono di mostrarsi
come sculture viventi e la loro produzione di grandi composizioni fotografiche, con struttura a griglia
ortogonale e i loro ritratti sempre presenti, comincia a subire dei mutamenti.
Dopo il bianco e nero e l’utilizzo del rosso, dagli anni Ottanta Gilbert & George si aprono al colore e
parallelamente aumentano le dimensioni delle opere che assumono, progressivamente, l’aspetto di veri e
propri mosaici in virtù della costruzione a pannelli giustapposti. Dalla serie THE 1982 PICTURES prendono
forma gli assemblaggi e le sovrapposizioni che da allora accompagnano i lavori di Gilbert & George.
L’emergenza legata alla diffusione dell’AIDS e la scomparsa di amici e conoscenti, fa sì che alla fine degli
anni Ottanta molte delle loro opere siano segnate da un profondo senso di isolamento e disperazione.
Nel 1990 gli artisti realizzano la serie THE COSMOLOGICAL PICTURES, che viene presentata in numerosi
musei europei tra 1991 e 1993. Nel 1992 espongono, presso il Museo d’arte di Aarhus, in Danimarca, la loro
opera più monumentale: NEW DEMOCRATIC PICTURES (1991). Il corpo umano diventa oggetto della
ricerca artistica, non soltanto dal punto di vista della sessualità e dell’anatomia, ma anche della biologia.
Un’arte che non esclude neppure gli escrementi, rappresentati in THE NAKED SHIT PICTURES (1994) o i
fluidi corporali (sangue, urina, sperma) nelle FUNDAMENTAL PICTURES (1996). Nel 1997 tengono una
retrospettiva sui 30 anni della loro carriera al Museo d’Arte Moderna di Parigi. A partire dall’imponente opera
in quattro parti Nineteen Ninety Nine (1999) il duo introduce nei quadri testi, annunci pubblicitari, nomi di
strade e scritte sui muri del quartiere in cui vivono.
Dagli anni 2000 Gilbert & George iniziano a manipolare le immagini utilizzando la tecnologia digitale.
Appartengono a questa fase le NEW HORNY PICTURES (2001) incentrate sulle inserzioni di mercenari del
sesso, le TWENTY LONDON EAST ONE PICTURES (2003) esemplificative della stretta relazione tra l’arte
della coppia e la zona di Londra in cui abitano, e le SONOFAGOD PICTURES (2005) delle quali è parte il
celeberrimo Was Jesus Heterosexual? per cui sono stati accusati di blasfemia. Nel 2005, con le Ginko
Pictures, approdano alla Biennale di Venezia in veste di rappresentanti della Gran Bretagna. Dopo gli
attentati terroristici del luglio 2005 avvenuti nella capitale britannica, l’attualità torna protagonista in The Six
Bomb Pictures (2006): Londra è, contemporaneamente, luogo di incontro-scontro di culture, coacervo di
possibilità, ma anche di frustrazioni, intolleranza, rabbia e morte.
Seguono le cinque serie prodotte dagli artisti tra il 2008 e il 2016: le JACK FREAK PICTURES (2008), le
LONDON PICTURES (2011), le SCAPEGOATING PICTURES (2013), le UTOPIAN PICTURES (2014) e le
BEARD PICTURES (2016), presentate al Museo Casa Rusca in occasione di questa esposizione.
Recenti mostre personali sono state organizzate all’Astrup Fearnley Museet di Oslo (2019), al Ludwig
Museum of Contemporary Art di Budapest, (2017), al Museum of Modern Art di New York (2015), al
Nouveau Musée National di Monaco (2014), al Deichtorhallen di Amburgo (2011) e al de Young Museum di
San Francisco (2008). Nel 2007 la Tate Modern di Londra li ha ospitati per la più grande retrospettiva mai
dedicata prima ad artisti viventi; la mostra ha fatto poi tappa nei maggiori musei europei, tra cui il Castello di
Rivoli a Torino.
Gilbert & George hanno ricevuto numerosi premi inclusi il South Bank Award e il premio “Lorenzo il
Magnifico” alla carriera, entrambi nel 2007; lo Special International Award nel 1989, e il Turner Prize nel
1986.
I loro lavori si trovano in numerose collezioni pubbliche e private internazionali tra cui l’Art Institute of
Chicago, il Cleveland Museum of Art, il Guggenheim Museum di Bilbao, l’Irish Museum of Modern Art di
Dublino, l’Istanbul Modern, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museum Ludwig a Colonia, il
Museum of Contemporary Art a Los Angeles, il Museum of Contemporary Art a Sydney, il Museum of
Modern Art a New York, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, lo Stedelijk Museum ad
Amsterdam e la Tate Gallery a Londra.
Entrambi vivono e lavorano a Londra.