Gianluca Vassallo – La Città invisibile

Cagliari - 06/10/2016 : 31/01/2017

La Fondazione di Sardegna, nell'ambito della piattaforma AR/S – Arte Condivisa in Sardegna, presenta il progetto SPOP: un percorso di ricerca sul tema dello spopolamento in Sardegna. Due le prospettive dell'indagine, che sposa gli sviluppi della ricerca scientifica - curata dal collettivo Sardarch – e la sintesi artistica di Gianluca Vassallo.

Informazioni

Comunicato stampa

SPOP
una ricerca scientifica del collettivo Sardarch
una mostra - “La Città invisibile” - di Gianluca Vassallo, a cura di Roberto Cremascoli

promosse da:
FONDAZIONE DI SARDEGNA
VIA S. SALVATORE DA HORTA, 2 – CAGLIARI


Comunicato stampa

“SPOP”
ARTE E SCIENZA INSIEME
PER INDAGARE LO SPOPOLAMENTO

La Fondazione di Sardegna, nell'ambito della piattaforma AR/S – Arte Condivisa in Sardegna, presenta il progetto SPOP: un percorso di ricerca sul tema dello spopolamento in Sardegna

Due le prospettive dell'indagine, che sposa gli sviluppi della ricerca scientifica - curata dal collettivo Sardarch – e la sintesi artistica di Gianluca Vassallo.

Cagliari, 30 settembre 2016. Entro 60 anni, in Sardegna, scompariranno 31 comuni con meno di 1000 abitanti. Linea dell'orizzonte anche più vicina per alcuni di essi, destinati alla desertificazione demografica entro il 2031. Lo rivela uno studio del 2013 commissionato dalla Regione Autonoma della Sardegna. I dati raccolti sono la premessa del lavoro di Sardarch, collettivo di architetti che da tempo persegue un'approfondita analisi del fenomeno, assimilabile a una forma di emigrazione che non prevede ritorno. I numeri sono anche lo spunto per il viaggio dell’artista Gianluca Vassallo, che nelle ultime settimane di agosto ha fatto tappa in dieci Comuni tra quelli identificati in via di estinzione.
I materiali video e fotografici raccolti rappresentano il nucleo della mostra “La Città Invisibile”, a cura di Roberto Cremascoli, che sarà presentata giovedì 6 ottobre, alle 18, negli spazi espositivi della Fondazione di Sardegna a Cagliari.

Piccoli centri a tempo determinato: Bortigiadas, Nughedu San Nicolò, Semestene, Giave, Padria, Monteleone Rocca Doria, Esterzili, Ussassai, Armungia, Aidomaggiore. Sono i paesi in sofferenza demografica, visitati da Vassallo, il cui numero di abitanti spazia dai 163 di Semestene ai 676 di Esterzili. Ad indirizzare la scelta dell'artista un parametro esistenziale, definito “circonferenza della solitudine”, ovvero la superficie quadrata a disposizione delle persone che ancora vivono nei centri a rischio spopolamento.

La sede cagliaritana della Fondazione di Sardegna ospiterà anche una serie di incontri e dibattiti, curati da Sardarch. La ricerca scientifica, portata avanti dal collettivo, confluirà in una pubblicazione interdisciplinare. L'indagine approfondirà il fenomeno nei suoi diversi aspetti, grazie ai contributi di architetti, antropologi, sociologi, storici e artisti. Il volume, prossimo alle stampe, offrirà una panoramica sul patrimonio urbanistico, architettonico e sociale delle comunità che stanno scomparendo.

SPOP
una ricerca scientifica del collettivo Sardarch
una mostra - “La Città invisibile” - di Gianluca Vassallo, a cura di Roberto Cremascoli

promosse da:
FONDAZIONE DI SARDEGNA
VIA S. SALVATORE DA HORTA, 2 – CAGLIARI

La rabbia (in)visibile
Roberto Cremascoli

(Ai S’ard, “i danzatori delle stelle”).

Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so cosa sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentire l’anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado).
È la felicità? Così breve? Così poca?

Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità.

Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta.
A parte la follia di ucciderci l’un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici.

Sergio Atzeni, “Passavamo sulla terra leggeri”, 1995.

Dopo urla e disperazione, il momento dell’estasi. Il dubbio di non avere compreso fino in fondo. Di non avere capito lo spirito del luogo e l’anima delle persone che a quel luogo appartengono. Sono queste le sensazioni, i sentimenti accumulati da Karim e sprigionati durante la salita del vulcano a Stromboli, nel suo tentativo di fuga. Stromboli (Terra di Dio), un film di Roberto Rossellini del 1950. Karim, una memorabile interpretazione di Ingrid Bergman. Gli altri attori, abitanti locali di un’isola, e non professionisti rappresentando se stessi. Il copione improvvisato, ispirato dal paesaggio e un vulcano in eruzione durante le riprese nell’isola di Stromboli, nell’arcipelago delle Eolie. Il risultato è un documento in tempo reale. Karim è una profuga lituana, in un campo rifugiati alla fine della seconda guerra mondiale che per scampare alla deportazione, dopo un matrimonio di convenienza, approda a Stromboli con suo marito, nativo dell’isola. Il contrasto tra le sue esigenze e le poche risorse di conforto dell’isola e, la scarsa disponibilità degli abitanti nei suoi confronti, la conducono ad organizzare la fuga dall’isola in stato di gravidanza. Karim non riesce a comprendere il modo di vivere delle famiglie locali, piuttosto retrograde. Il suo stupore è gelido, quando scopre che diverse persone anziane, dopo aver vissuto per anni a brukolin (New York), ritornano nella piccola isola a “morire ai piedi del vulcano”. La drammatica sequenza finale, di circa otto minuti, rappresenta la ricerca di una risposta della protagonista, difronte al dubbio provocato dall’incomprensione tra lei e gli abitanti. Intolleranza, dubbio e speranza definiscono l’opera di Rossellini. La fuga e la salita ascetica sul vulcano, rivelano tutta la rabbia di Karim nei confronti di un luogo. Sono stati vani i tentativi di trasformare quel luogo in un posto migliore. La donna cerca di escogitare migliorie di vita domestica in un contesto di completa incomprensione del marito e degli abitanti. Dopo una scalata alla vetta del vulcano in eruzione, con lo scopo di raggiungere l’altro lato dell’isola, dove l’aspetta un complice per condurla verso la salvezza salpando il mediterraneo, si addormenta stremata, contemplando la bellezza del cielo stellato. Al risveglio, nel mezzo dei vapori della calma del vulcano, raggiunge lo stato di grazia. Queste, le sue parole al risveglio che chiudono la sequenza e il film.

O Dio che mistero / come è bello
No / non posso tornare / non voglio
Sono orribili / tutto è orribile
Loro non sanno quello che fanno / ma io sono peggio
Io ti salverò / creatura mia
Dio / Dio mio aiutami
Dammi la forza / la comprensione / il coraggio
Dio, Dio, Dio mio / Dio misericordioso / Dio.

Quando il 17 agosto 2016 Gianluca Vassallo ha iniziato la sua salita di dieci giorni in dieci paesi nell’entroterra sardo, non sapeva che ancora una volta si portava appresso la sua rabbia. Come Karim non ha potuto scegliere il luogo dove vivere, del resto quasi nessuno ha l'opportunità di farlo. Qualcuno o qualcosa decidono sempre per noi. All’eta di 11 anni si è trasferito con la famiglia da Napoli a San Teodoro, in Sardegna. Durante gli anni di permanenza, ha imparato a parlare con il territorio e a guardare dentro le persone di questa isola, più papista del papa, più sardo dei sardi. Ha abbracciato cause sociali a favore della comunità, ha difeso persone e territorio.
Usa l’arte per urlare.
La rabbia invisibile di Vassallo. Diventa visibile quando è alla resa, quando deve fare i conti con essa, quando non è possibile sottovalutarla. Dalla rabbia, all’intolleranza. Dall’intolleranza, all’odio. La rabbia di Vassallo è il pretesto per scuotere gli animi, contro la costruzione di muri che separano. Contro tutti i nuovi muri in Europa, contro tutti i muri del mondo. Senza conflitto non esiste l’arte, senza dolore, non esiste l’artista. Gianluca Vassallo combatte la rassegnazione altrui con iniezioni di rabbia. Con la sua rabbia incentiva la rabbia degli altri. Con quella degli altri, alimenta la sua.
Uno studio del 2013, commissionato dalla Regione Autonoma della Sardegna per fare il punto sul fenomeno dello spopolamento nell’isola, rivela che 31 comuni sono destinati a scomparire nei prossimi 60 anni. Il viaggio di Vassallo in dieci di questi comuni, scelti tra quelli con la superficie pro capite più vasta, è un’opera invece commissionata dalla Fondazione di Sardegna nell’ambito di un percorso di indagine sul fenomeno che alla ricerca artistica affianca quella scientifica, sviluppata parallelamente dal collettivo di architetti Sardarch e finalizzata alla produzione di in una pubblicazione interdisciplinare.
La città invisibile, si struttura in tre capitoli: il viaggio, il video, l’esposizione. Il viaggio è un confronto con le persone, quelle che scompariranno insieme ai paesi. Le pratiche relazionali (talvolta mescolate alla dimensione pubblica) a cui Vassallo ci ha abituati in altre opere, come Pubblico (2012), Exposed (2013), Next (2013), Privato (2014), Freeportrait (2012-2014), Twice Light (2015), I was there (2016), senzatitolo (2016), Shoot me Orlando (2016), sono messe in opera durante dieci giorni in dieci paesi, con la visita alle case degli abitanti. La testimonianza degli incontri viene riassunta in tre o più fotografie, messe in stampa alla fine della mattinata. Le immagini, stampate in grande formato a manifesto, vengono poi affissate in tre ambiti specifici del paese, nel pomeriggio della stessa giornata. Il video La città invisibile è montato come un piano sequenza continuo, la strada, i paesi, le persone, gli sguardi e le parole degli abitanti visibili in una città invisibile, quella che riassume tutte le altre.
106 fotografie sono invece presenti in mostra, all’interno della riproduzione tridimensionale di una città opaca, fatta di strade, di vicoli, di anime. All’interno della città ricostruita nella mente dell’artista, si sussurra il dubbio che la volontà degli uomini, la loro attualità, venga prima della loro storia; che quanto già fatto dagli antichi sardi, che si proteggevano dagli attacchi dei Saraceni e dei pirati, insediandosi nell’entroterra, lasciando la costa inabitata, possa cambiare ancora per volontà dei contemporanei. Con la differenza che oggi, raggiunto il mare, si è ad un passo dal resto del mondo.

Penso a Karim, al suo risveglio all’alba sul vulcano.
Non saprò mai se Karim è tornata indietro o ha proseguito la sua fuga.
Mi piace pensare, che come ha fatto Gianluca, sia tornata sui suoi passi per costruire un mondo migliore, senza rabbia.

“A parte la follia di ucciderci l’un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici.”


Porto, 16 settembre 2016.