Giampaolo Atzeni – Fashion & Chips

Roma - 24/01/2013 : 17/02/2013

Elementi classici si vestono di esotismo in un elegante surrealismo che fa dichiaratamente il verso alla Pop Art. L’indagine estetica tradotta in arte è nella mostra Fashion & Chips di Giampaolo Atzeni rivolta prevalentemente agli stili differenti della moda e dell’interior design.

Informazioni

Comunicato stampa

Un disteso e coloratissimo pop metafisico accoglie gli ospiti de Il Margutta RistorArte dal 24 Gennaio al 17 Febbraio 2013. Elementi classici si vestono di esotismo in un elegante surrealismo che fa dichiaratamente il verso alla Pop Art. L’indagine estetica tradotta in arte è nella mostra Fashion & Chips di Giampaolo Atzeni rivolta prevalentemente agli stili differenti della moda e dell’interior design.
Maestri di riferimento Klee, Kandinski, Matisse. Il figurativo di Atzeni ha origine nello studio del puro colore e delle forme astratte

Sono le campiture compatte, spalmate uniformemente sia sugli sfondi sia sugli elementi in primo piano, che fanno da prime protagoniste. Colori uniformi che catturano e distendono lo sguardo ancor prima delle forme rassicuranti e giocosamente enigmatiche di un ambiente ordinato e familiarmente esotico, che stranamente mette il visitatore a proprio agio. E familiari, anzi fashion, sono i cicli pittorici su cui Atzeni ama intrattenersi
Poltrone labbra che accolgono lo strascico di un abito pitonesco poco coprente di una signora dalla testa corona ne Il Bacio. L’architetto è visto come una dea Kalì dalle molte braccia, molte gambe, molte bocche, e dagli arti interscambiabili. Poi borse, compassi, forbici, scarpe, formano nell’insieme una geografia varigata dell’accessorio, oggetto spesso parzialmente antropomorfo.
Sono quadri, questi, pregni di simbologie decorative da leggere come un rebus.
Ne L’isola, chiaramente un riferimento alla madre Sardegna, il Nuraghe ha gambe di donna ed è già in cammino. Il patrimonio culturale è un bagaglio a mano, o un abito da indossare, pronto ad essere ritrovato, riannusato, riusato senza incatenamenti. È un patrimonio amico, che non va abbandonato ma rinnovato anch’esso con quanto ci arricchisce lungo la strada.
Atzeni è sempre in viaggio e gli elementi che caratterizzano gli scenari architettonici o paesaggistici delle sue opere, sono oggetti che abitano indifferentemente dentro e fuori. Cupole che fanno da soprammobili - come ne La grande abbuffata, omaggio al film cult di Marco Ferreri – o navi che approdano su mari avventurosi ma casalinghi di tappeti prolifici di pesci – come ne Il viaggio di Ulisse. È una pittura che ambisce a sconfinare oltre lo spazio circoscritto delle tele che per la maggior parte non vogliono essere chiuse da cornice.
Atzeni offre un ruolo di primo piano ai propri amuleti dell’immaginario. Il pesce, ad esempio, è un simbolo onnipresente. È la citazione dei pesci rossi di Matisse, ma al contempo un richiamo all’eros, se non ad una dimensione sacra che si ossigena con quella profana, in un intreccio dalle valenze simboliche senza rumore. Una convivenza pacata e agiata nella raffigurazione di un mondo d’indagine creativa ludico, lussuoso e necessariamente distaccato.
L’ispirazione stessa dichiaratamente afferma il proprio diritto a ritagliarsi un proprio spazio/tempo. Essa è rappresentata da un altro elemento reiterato con dolce prepotenza in ogni opera: la spina libera, pronta ad essere inserita ma in questo frangente volutamente staccata. La valenza è quella di un avviso: preparatevi al viaggio, sciogliete le catene, lasciatevi trasportare, abbiate rispetto per la libertà creativa che non vuole confini tra esterno ed interno, che fa dialogare mondi e stili differenti in armonia.
Del ciclo pittorico dedicato ad Eva, in mostra vi è Eva mangia la mela. Le opere di Atzeni sono abitate da un universo femminile. Atzeni ama le donne e ama la componente femminile da cui fiorisce la sua creatività. Eva mangiando la mela si affranca dal rischio di un eterno ruolo di giardiniera dell’Eden. Le suggestioni dell’Eden perduto se le porta dentro. Queste attecchiscono nell’anima producendo curiosità, voglia di conoscenza, desiderio di varcare sempre altri confini, nonché il piacere.
Francesca Barbi Marinetti

Biografia: L’artista cagliaritano Giampaolo Atzeni eredita dalla sua terra e dal padre capitano di lungo corso un occhio sensibile agli aperti paesaggi marini e una naturale predisposizione alla suggestione del viaggio. Inizia a dipingere da giovanissimo e a poco più di venta’anni lascia la sua isola per Firenze dove si iscrive alla facoltà di architettura. Per un anno è a Londra dove alimenta un vivo interesse per la grafica e la fotografia. Tornato a Firenze entra a far parte fino al 1978 come attore del Terzo Teatro e del teatro laboratorio “Domus de Janas”. Una tappa formativa per lui importante che, tra l’altro, gli permette di girare ulteriormente in Europa. Lasciato il teatro nel 1978 si dedica più intensamente alla fotografia realizzando reportages in Africa, Asia, India e Medio Oriente. La sua attenzione si volge poi sempre più allo spettacolo, alla comunicazione pubblicitaria e alla moda. Per qualche anno collabora con studi di architettura e design fino a che nel 1987 l’incontro con l’artista ligure Ernestino Mezzani lo convince a sperimentarsi con convinzione nella pittura.
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