Giacinto Bosco – Under the Sky of Capri

Capri - 30/06/2015 : 12/07/2015

Liquid art system, progetto fondato da Franco Senesi, presenta la prima mostra personale a Capri di Giacinto Bosco, “Under the Sky of Capri”.

Informazioni

  • Luogo: LIQUID CAPRI
  • Indirizzo: Via Vittorio Emanuele 56 - Capri - Campania
  • Quando: dal 30/06/2015 - al 12/07/2015
  • Vernissage: 30/06/2015 ore 18,30
  • Autori: Giacinto Bosco
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Liquid art system, progetto fondato da Franco Senesi, presenta la prima mostra personale a Capri di Giacinto Bosco, “Under the Sky of Capri”.

Il lavoro scultoreo di Giacinto Bosco ha un’origine antica. Le sue opere, tutte figurative, rimandano a forme e materiali da sempre presenti nella cultura artistica occidentale. Questa caratteristica dona alla leggibilità delle sculture da parte dell’osservatore una grande immediatezza



La maestria tecnica di Bosco, che affonda le sue radici nella tradizione millenaria della lavorazione del bronzo a “cera persa”, è stata rinnovata dalla conoscenza di tecniche e strumenti più moderni e industriali, che rendono le sue sculture estremamente sofisticate tanto internamente (nella fusione), che esternamente (nella patina).

Dietro ogni opera di Bosco si maschera una sfida ai limiti dell’equilibrio dei pesi. Una manciata di metallo in più agli estremi di alcune delle sue sculture basterebbe a farle crollare rovinosamente a terra dal loro piedistallo. Invece, tutto è perfettamente bilanciato e per di più mascherato da figure o forme tanto esili ed essenziali, da far sorprendere l’osservatore, il quale stenta a credere di trovarsi di fronte ad una scultura di metallo.

Nell’ultima serie di opere, presentate per la prima volta qui a Capri, la sfida al bilanciamento dei pesi sembra essere ribadita dalla scelta dei soggetti: atleti o ginnasti immortalati nell’attimo in cui, sospesi in un bilico ricercato artificialmente in cima a degli oggetti, trovano finalmente un equilibrio grazie al controllo del proprio corpo.

Dal punto di vista iconografico le sue sculture non rappresentano mai personaggi o forme isolati, ma gruppi di una o due figure con oggetti. Questi ultimi sono utilizzati da Bosco come elementi di mediazione, in grado di chiarire l’azione svolta dalla figura singola, oppure la relazione tra le due figure: sono oggetti sintetici, dal disegno essenziale, scelti per la propria carica simbolica. La semplicità del profilo di questi oggetti infatti non richiama uno stile - e di conseguenza un periodo storico - ma soltanto una funzione specifica, da sempre presente nella storia dell’umanità; si tratta in sostanza di forme archetipiche: la sedia, usata come metafora di stabilità ed equilibrio per il corpo; la scala come metafora della salita; la corda simbolo di “cattura” o di legame (affettivo); la luna come simbolo per eccellenza dell’amore romantico, ecc.

I temi descritti dai suoi gruppi scultorei, grazie all’essenzialità della forme e alla scelta di simboli archetipici, assumono così un valore universale, ponendosi fuori dal tempo e dalla storia. I gesti d’amore tra i due amanti, il tema ricorrente delle sculture di Bosco, sono descritti come nella narrazione di una fiaba amorosa. Dal punto di vista stilistico anche le forme dei corpi dei suoi “amanti”, e in generale di tutti i suoi personaggi, sono modellate secondo caratteri che appaiono fuori dal tempo. Bosco modella le figure in forme che potremmo definire “espressioniste”. I corpi umani sono sempre riconoscibili, tuttavia deformati in modo assolutamente soggettivo: proporzioni alterate, colorazioni innaturali, trattamento della pelle come se non fosse una superficie liscia, ma un insieme di condotti circolatori, ecc.

L’espressionismo di Giacinto Bosco nulla ha a che fare con la corrente artistica affermatasi soprattutto in Germania tra il 1905 e il 1925, né con quella neo-espressionista dell’ultimo ventennio del Novecento. Al contrario, l’espressionismo di Bosco è connesso a quella che Maria Conti (a proposito dell’espressionismo letterario) ha definito una “secolare tradizione italiana”. Una tendenza alla deformazione dei corpi che il movimento storico dell’Espressionismo - nel recupero dell’arte egizia e greca arcaica, del gotico e del barocco, oppure della plastica africana - ha reso programmatica, ma che in realtà è un elemento ricorrente ed eterno dello spirito umano.

Ladislao Mittner, nel suo storico saggio su “L’Espressionismo” definisce il termine e la definizione che fornisce una “comoda approssimazione”: «non (…) la realtà storica di una scuola o di un gruppo comunque definibili nella loro unità o almeno uniformità (…) [ma] una specie di minimo comune denominatore che permette di collegare fra loro e assemblarli in un’unica voce, quei sommovimenti artistici in cui appunto l’individualità dell’artista (…) non ricerca più l’affermazione di un estetismo nell’equilibrio oggettivo dei rapporti formali (…) ma al contrario, lavora invece dall’interno, e quelle regole le stravolge dall’interno anche semplicemente alterando le forme o i colori, fino a trovare la sua principale ragione di esistere e di farsi arte, nell’intimo della coscienza soggettiva, in una disperata ribellione a ogni valore tradizionale della vita».

ENG

Liquid art system, a project founded by Franco Senesi, presents Giacinto Bosco’s first personal exhibition in Capri, “Under the Sky of Capri).

Giacinto Bosco's sculptures have an ancient origin. His works – all of figurative nature – remind shapes and materials which have always been used in the western artistic culture. This feature makes the sculptures immediately readable by the viewer.

Bosco's technical mastery – which origins from the thousand-year old tradition of “lost wax” bronze casting – has been updated thanks to the knowledge of more modern and industrial techniques and tools, that make his sculptures extremely sophisticated both on the inside (casting) and on the outside (patina).

Behind Bosco's works, a challenge to the limits of the weight balance is disguised. Another handful of metal on the sides of some of his sculptures would suffice to make them fall down from their pedestal. On the contrary, everything is perfectly balanced and disguised by figures or shapes that are so thin and essential to amaze the viewer, who cannot believe to be facing a metal sculpture.

In the latest series of works, presented for the first time here in Capri, the challenge to the weight balance seems to be confirmed by the subjects chosen: athletes or gymnasts caught in the moment when – suspended in an artificially-created precarious equilibrium, on the top of objects – they finally find a balance thanks to the control of their body.

From an iconographic standpoint, his sculptures never represent isolated characters or shapes, but groups of one or more figures with objects. These objects are used by Bosco as mediation elements, able to clarify the action performed by the individual figure or the relationship between the two figures: they are concise objects, with an essential shape, chosen for their symbolic value. The basic contour of these objects, in fact, does not refer to a style – and, subsequently, an historical period – but only to a specific function, which has always been present in the history of mankind. They are archetypical shapes: the chair, as metaphor of stability and equilibrium for the body; the ladder, as metaphor of a climb; the rope, as a symbol of “capture” or (sentimental) bond; the moon as symbol, par excellence, of romantic love, and so on.

The issues described by his sculpted groups – thanks to the essential shapes and the choice of archetypical symbols – take on an universal value, for their being outside of time and history. The love gestures between the two lovers, the recurring theme of Bosco's sculptures, are described as in a love tale. From a stylistic standpoint, also the shapes of the bodies of his “lovers” - and in general of all his characters – are moulded according to features that seem to be outdated. Bosco shapes his figures in an “expressionist” way, so to say. Human bodies can always be recognized – although they are distorted in a very subjective way: altered proportions, unnatural colouring, skin treated not as a smooth surface but a set of circulatory vessels and so on.

Giacinto Bosco's expressionism has nothing to do either with the artistic movement that manifested itself especially in Germany between 1905 and 1925, or with the neo-expressionism movement of the last twenty years of the 20th century. On the contrary, Bosco's expressionism is related to what Maria Conti (speaking about literary expressionism) defined as a “centuries-old Italian tradition”. A trend to distort bodies that the historical movement of Expressionism – in restoring the Egyptian and Archaic Greek art, the Gothic and the Baroque, or the African plastic – made programmatic, but which actually is a recurring and eternal element of the human spirit.

Ladislao Mittner, in his historical essay about “The Expressionism” defines the term and the definition that gives a “convenient approximation”: “not (…) the historical reality of a school or a group that can be defined in their unity or at least uniformity (…) [but] a kind of common denominator that allows to link and assemble in a single item all those artistic movements where the artist's individuality (…) is not willing to affirm the aesthetics in the objective balance of formal relationships (…) but on the contrary, he works from the inside and changes the rules from the inside by simply altering the shapes and colours until he finds his main reasons of life and to be art, inside the subjective awareness, in a desperate rebellion to every traditional value of life”.

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Il progetto Liquid art system, con i suoi dipartimenti, White Room, Square Gallery, Studio Lab e Art Archive, propone un modo "glocale" di promuovere e commercializzare l'arte contemporanea.

The Liquid art system project, with its departments, White Room, Square Gallery, Studio Lab and Art Archive, proposes a “glocal” way to promote and sell contemporary art.

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Giacinto Bosco nasce nel 1956 ad Alcamo; la necessità della quotidianità lo avvicina subito alle botteghe del luogo dove ha modo di crescere nell’ingegno e intuito di abili artigiani. A 15 anni si trasferisce a Milano: la “vocazione” lo porta a incontrarsi con la professione che ancora oggi pratica di fonditore artistico; la fonderia diviene luogo di incontro e di conoscenza di scultori ed artisti dai quali assimila stimoli e umori. Frequenta il Liceo Artistico Bramante a Milano dove incontra il Professor Teruggi che lo sostiene nell’impegno a intraprendere un percorso artistico. Nel 1990 si iscrive alla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente; in questo periodo prendono forma le prime committenze pubbliche, dapprima la scultura “La Luce” a Rescaldina (1997), successivamente la statua di Giovanni Paolo II ad Arese (2006) e “un Mondo di Pace (2008) opera monumentale collocata a Garbagnate Milanese; più tardi, il monumento dedicato ai Carabinieri Caduti a Nassirya (2008/2009) a Borgosesia; nello stesso anno la statua a Papa Benedetto XVI a Santa Maria di Leuca. In seguito sviluppa le sue narrazioni con gli “aforismi alla Luna” i quali lo portano in una dimensione poetica che, come in un sogno, la sua immaginazione trasforma e plasma. A fronte di questa maturazione si propone nella sua prima mostra personale presso la Galleria Fine Art di Franco Senesi a Positano. Il cammino prosegue con sempre più consapevolezza, sino a considerare il desiderio di sentimentalmente approdare ad Alcamo, a mostrare le sue espressioni creative.

Giacinto Bosco, born in 1956 in Alcamo (Sicily), obliged by the necessities of daily life, found his way to local workshops where he was tutored and guided by experienced artisans. At 15 he moved to Milan where his vocation led him to embrace the profession of artistic caster, which he still pactices today. The foundry where he worked became the meeting place for sculptors and artist, whome he drew insipiration and stimulation. He attended the Bramante Artistic Lyceum in Milan where Prof. Teruggi encouraged him to develop his artistic talent. In 1990 he became a member of “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” (known as “La Permanente”) and he received his first public commissions: “The Light” (1997), in Rescaldina; then, the Statue of John Paul II (2006), in Arese; “A Peaceful World” (2008) for the City of Garbagnate, followed by the Monument dedicated to the Carabinieri who fell in Nassiriya (2008/2009), in Borgosesia; and, the same year, the Statue of Pope Benedict XVI in Santa Maria di Leuca. Afterwards, his “Aphorisms of the Moon” take him into a poetic dimension that, like in a dream, his imagination transforms and moulds into sculptures. This journey towards maturity leads him to his first Personal Exhibition, at Franco Senesi Fine Art Gallery in Positano. But the journey continues with ever- growing awareness, so he is now considering his wish to “sentimentally” reach Alcamo so as to exhibit his creations.