Getulio Alviani / Anna Franceschini

Pescara - 11/01/2014 : 11/03/2014

Il legame tra una giovane rappresentante della video arte e uno degli esponenti più incisivi di tutta la cultura artistica della seconda metà del XX secolo, si cela nell’interminabile ricerca su movimento e dinamicità che accomuna le opere di entrambi.

Informazioni

  • Luogo: VISTAMARE
  • Indirizzo: Largo Dei Frentani 13 - Pescara - Abruzzo
  • Quando: dal 11/01/2014 - al 11/03/2014
  • Vernissage: 11/01/2014 ore 18
  • Autori: Anna Franceschini, Getulio Alviani
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: Tuesday to Friday 10.00am-1.00pm, 4.30pm-7.30pm; Saturday 4.30pm-7.30pm

Comunicato stampa

La Galleria Vistamare inaugura l’11 gennaio 2014 una mostra di Getulio Alviani e Anna Franceschini.
Il legame tra una giovane rappresentante della video arte e uno degli esponenti più incisivi di tutta la cultura artistica della seconda metà del XX secolo, si cela nell’interminabile ricerca su movimento e dinamicità che accomuna le opere di entrambi.
Getulio Alviani (Udine, 1939) è uno dei massimi protagonisti di quelle correnti che, a partire dagli anni ‘60, hanno dato vita alle vicende dell’arte programmata e ghestaltica


Le idee primigenie di luce ed energia sono le matrici di un pensiero che si esplica attraverso un perseguito ordinamento della realtà, che a sua volta genera costruzioni visive basate sui rapporti della geometria elementare. Nasce l’arte ottico-cinetica. La ricerca delle possibilità e i modi di riprodurre il movimento grazie a effetti ottico-pittorici o tecnico-meccanici si rintraccia nell’arte figurativa già a partire dalla metà dell’800, ma è dalla fine degli anni ‘50 del secolo scorso che tale ricerca pone lo spettatore in primo piano, permettendogli di modificare con la propria persona quanto proposto dall’artista. Il rapporto tra opera d’arte e spettatore si fa attivo, grazie all’immagine che si modifica o allo spostarsi nello spazio di chi guarda. Assieme ad Alviani i maggiori esponenti di questa corrente furono Bruno Munari, Alberto Biasi e Gianni Colombo.
Alviani, che coltiva e realizza l’idea di una connessione tra arte, architettura design e ingegneria, proseguendo quella ricerca di rigore critico già iniziata da Max Bill, avvia sin da subito una collaborazione con gli studi tecnici. Esordendo con un disegno di fili della luce, giunge alla scoperta di materiali, acciaio e alluminio in primis, che caratterizzano tutta la sua produzione. Alle lamine industriali viene poi ad affiancarsi il gioco contrastato del bianco e nero e negli anni ‘70 l’uso del colore, legato anch’esso a un’utopica progressione geometrica e all’idea di energia.
La forza generatrice di Alviani non si limita all’ambito artistico, perseguendo modi espressivi assai diversi come quello della moda, vedi la fortunata collaborazione per il disegno di tessuti con la stilista milanese Germana Marucelli (zia di Paolo Scheggi), della progettazione di barche, fino ai progetti ingegneristici e di design industriale e pubblicitario. Il tutto condotto con uno spirito nuovo, in un arco illimitato di ricerche che promuove inusitate modalità espressive.
Le opere esposte rappresentano il lungo percorso artistico che dagli inizi degli anni ‘60 giunge al 2000.
Si tratta di una selezione di lavori che svela appieno i concetti base della ricerca di Alviani: luce, forma e movimento. La luce, fattore dinamico in sé, si riflette nelle lamiere che compongono le superfici a testura vibratile in mostra, dando vita a distanze illusorie e a una rinnovata percezione della realtà, che rimanda l’immagine di un ambiente trasformabile. L’alluminio, modulato in infinite varianti, è per Alviani “più luminoso del sole”, simile allo specchio, senza possederne la fragilità. Questa ricerca è oltre la pittura e oltre la scultura, come mostra l’opera intitolata “Rilievi speculari ed elementi curvi” (1962), in cui diversi piani di alluminio si incrociano fornendo punti di vista inusuali e giocando con la luce riflessa dalla molteplicità dei livelli. Le inversioni e i rovesciamenti della superficie contribuiscono alla creazione dinamica. Nel lavoro “Cerchi progressivi” (1967), gli otto anelli in acciaio si incastrano l’uno nell’altro a formare una spirale che gioca con i concetti di vuoto e pieno. L’inanellamento genera la tridimensionalità dell’opera.
Il colore e le forme matematiche sono alla base di molti lavori degli anni ’70, come la serie di acrilici intitolata “Poligoni a lati progressivi inscritti nel cerchio” (1978), in cui il valore cromatico della campitura fa eco a un corrispettivo numerico.
Getulio Alviani partecipa nel 1962 alla mostra Arte Programmata a Venezia, Roma, Dusseldorf, Leverkusen e alla mostra Zero nella Galleria Diogenes di Berlino. Prima personale all'estero presso la Galerie Denise Renè di Parigi nel 1963 seguita da una seconda, nello stesso anno, al Museo di Leverkusen. Nel 1964 è invitato alla Biennale di Venezia ed espone nella mostra Nouvelles Tendences al Palazzo del Louvre di Parigi. Nel 1965 partecipa alla mostra The Responsive Eye al MOMA di New York e crea le prime stanze-ambienti con pareti a superficie vibrante. Nel 1968 partecipa a Documenta 4 di Kassel. Dal 1971 al 2003 tiene mostre personali in vari paesi. Dal 1981 al 1985 dirige il Museo d'Arte Moderna di Ciudad Bolivar, Venezuela. E’ nuovamente invitato alla Biennale di Venezia nel 1986 e nel 1993. Nel 2004 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo gli dedica una retrospettiva.

Anna Franceschini è un'artista italiana che vive e lavora tra Amsterdam e Milano.
Attraverso i mezzi privilegiati del film e del video, l'artista fa uso delle immagini in movimento e della diffusa conoscenza del linguaggio cinematografico per sottoporre a scrutinio luoghi e oggetti: grazie alla camera fissa e a un soggetto mobile, l'atto del filmare sembra ripetersi infinitamente, come soggiogato da un incantesimo che non consente risveglio dalla bellezza sospesa dell'atto che si ripete.
La ricerca di Anna Franceschini tende verso un cinema puro e si avvale delle strutture e dei linguaggi dell'arte per esprimere un omaggio al cinema delle origini e a quello sperimentale, nelle sue principali linee espressive e teoriche: arte dell'immagine, scrittura visiva astratta e concettuale, libertà dai vincoli narrativi. Impiegato come un dispositivo simbolico ed evocativo, il mezzo cinematografico diventa per Anna Franceschini lo strumento attraverso cui definire una poetica cristallina dell'immagine in movimento.
Per l'occasione l'artista presenterà la sua più recente produzione di opere video, tra cui degli inediti.
Il corpus delle opere esposte, trasferito digitalmente da pellicola, viene concepito dall'artista alla stregua di un repertorio ornamentale, un catalogo di motivi decorativi applicato alle superfici della galleria come fosse un ulteriore stucco od ornato: trompe l'oeil, illusione ottica barocca e rendering; amore per l'inanimato, l'artificio e la maschera, si combinano in una trama visiva di immagini in costante cangianza.
“Before they break, before they die e Before they break, before they, Movement II” (2013), girati in pellicola 16 mm, sono il puro manifestarsi di un virtuosismo, l'accadere di un movimento steadycam, il volteggiare della macchina da presa elegante e fluido. Il gesto filmico disvela il continuum di uno spazio altrettanto omogeneo, il susseguirsi di campioni di carte da parati, finiture murarie e rivestimenti, nell'originario display del dehors di un negozio milanese. La perfezione dell'illusione ottica è spezzata dall'apparire dell'artificio, dal mostrarsi dei supporti temporanei, dei cartongessi, degli stucchi non finiti, delle stoffe tagliate a vivo.
“Splendid” (2013), filmato in pellicola Super8 nei saloni dell'Hôtel de Galliffet , hôtel particulier parigino, sede dell'Istituto Italiano di Cultura, è un frammento cristallino, un tourbillon di riflessi e trasparenze provocato dal movimento, a tratti fluido e a tratti sincopato, di uno chandelier di gusto settecentesco.
Il film “A Siberian Girl” (2012) nasce come assemblaggio di pezzi e volti di bambole, carillon e automi, a ricordare l’inquietudine di una ragazza siberiana di fronte alla visione del cinematografo. Nel frammento filmato da Franceschini, la finzione della narrazione viene continuamente svelata dalla presenza di agenti atmosferici, da elementi come l’aria e la luce, che restituiscono all’opera una duplice dimensione temporale: il tempo reale e il tempo della narrazione filmica.
Anna Franceschini nel 2011 ha ottenuto la menzione speciale del premio Ariane de Rothschild - Milano, e nel 2012 è la vincitrice del Premio Fondazione Casoli - Fabriano (IT).
Residenze a cui ha preso parte includono la Rijksakademie van beeldende kunsten - Amsterdam (NL), VIR/ViafariniInResidence - Milano (IT) e la ISCP a New York.
Il suo lavoro fa parte di importanti collezioni museali e private come la collezione del Museé National d'art Moderne/Centre Georges Pompidou, Paris, FR, Museo MACRO - Roma, IT, Dommering Collection, Amsterdam - NL e Nicoletta Fiorucci Collection – Roma, IT.
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January 11th 2014 sees the opening at Galleria Vistamare of an exhibition of the work of Getulio Alviani and Anna Franceschini. What connects a young creator of video art and one of the most incisive artists of the second half of the twentieth century is a continual exploration of movement and dynamism that characterizes the work of both.
Getulio Alviani (born in Udine in 1939) has been a leading exponent of kinetic art or “programmed art” since the 1960s. The elemental concepts of light and energy lie at the foundation of a conceptual approach that expresses itself in a programmatic reorganization of reality, in turn generating visual structures based on elementary geometrical relationships, and this is the basis of optical/kinetic art. Figurative artists were already experimenting with the possibilities and means of reproducing movement through optical/pictorial or technical/mechanical effects as early as the mid 1800s, but from the late 1950s onwards this line of research finally began to place the viewer centre-stage, offering us the possibility to modify works of art via our own physical presence. The relationship between artwork and viewer becomes interactive, thanks to the fact that the image mutates or shifts in the spatial context experienced by the viewer. Alongside Alviani, the other major Italian exponents of kinetic art were Bruno Munari, Alberto Biasi and Gianni Colombo.
Promoting and putting into practice the idea of a connection between art, architecture, design and engineering, and further developing the rigorously analytical form of experimentation already begun by Max Bill, right from the start Alviani’s work combined art and technology. His very earliest work included drawings of overhead electric wires; he then went on to discover the materials that have come to characterize his entire oeuvre – above all steel and aluminium. Alongside his work with sheet metal he began to play with the possibilities offered by the contrast of black and white, and then in the 1970s he also began to use colour, this too connected with a Utopian idea of geometrical progression and the notion of energy.
Alviani’s creativity has never been confined to the art world, but has also found room for expression in fields as diverse as fashion (for example, his textile designs, produced for a felicitous collaboration with the Milanese designer – and Paolo Scheggi’s aunt – Germana Marucelli), boat design, engineering projects, industrial design and advertising. All approached with an innovative spirit applied to an apparently limitless range of experiments that have resulted in unconventional and unexpected forms of creative expression.
The works on show at Vistamare represent a long stretch of his artistic career running from the 1960s to 2000. The particular pieces selected for the exhibition very clearly illustrate the underlying concepts behind Alviani’s work: light, form and motion. Light – of itself dynamic – is reflected in the metal panels that form the superfici a testura vibratile [“Vibrating Texture Surfaces”] which are on show, creating illusions of distance and a fresh perception of reality – suggesting the image of a transformable environment. In Alviani’s opinion, aluminium, which can be formed into an infinite variety of shapes, is “brighter than the sun”, mirror-like, but with none of a mirror’s fragility. That Alviani’s research leads beyond painting and beyond sculpture is made very evident by the 1962 piece entitled Rilievi speculari ed elementi curvi [“Specular Reliefs and Curved Elements”], in which diverse surface planes formed of aluminium meet, creating unusual viewpoints and a play of myriad reflections of light. The horizontal and vertical inversions of the surface contribute to a dynamic process of creation. In Cerchi progressive [“Progressive Circles”] (1967) eight steel rings interlock to form a spiral that plays with ideas of void and solid. The circling creates the piece’s three-dimensionality. Colour and mathematical forms were the focus of much of his work in the 1970s, in pieces such as the series of acrylics entitled Poligoni a lati progressive inscritti nel cerchio (1978) in which the various fields of colour correspond to specific numbers.
Getulio Alviani's work featured in the 1962 exhibition Arte Programmata, shown in Venice, Rome, Dusseldorf and Leverkusen, and in 1962 he also participated in the group shown Zero at the Galerie Diogenes in Berlin. His first one-man show outside Italy was at the Galerie Denise Renè in Paris (1963), followed the same year by an exhibition at the Museum of Leverkusen. In 1964 he was invited to participate in the Venice Biennale and his work was also on show at the Nouvelles Tendences exhibition at the Louvre in Paris. In 1965 he participated in The Responsive Eye at MOMA in New York, and he created his first rooms/environments with vibrating walls. In 1968 he took part in Documenta 4 in Kassel. From 1981 to 1985 he was Director of the Ciudad Bolivar Museum of Modern Art in Venezuela. He returned to the Venice Biennale in 1986 and again in 1993. In 2004 a retrospective was dedicated to his work at the Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea in Bergamo.

Anna Franceschini is an Italian artist who lives and works in Amsterdam and Milan. Privileging film and video as her media, she uses moving images and everyday cinematographic language to scrutinize places and objects. Thanks to the combination of fixed camera and moving subject, the act of filming seems – in her work – to repeat itself indefinitely, as though under a spell from which it is impossible to awake, trapped in the dream of the suspended beauty of the act being repeated.
Franceschini’s work leans towards pure cinema and employs the structures and the languages of that art form in a homage to the expressive styles and the theories of early and experimental cinema: the art of the image, abstract and conceptual visual language, and freedom from the shackles of narrative. Adopted as a tool that is as symbolic as it is evocative, for Anna Franceschini film becomes an instrument with which to define a crystalline poetry formed of moving images.
For this exhibition the artist is presenting her most recent videos, some of which are on show for the first time. She sees the body of work on show (shot on film and then digitalized) as an ornamental repertoire, a catalogue of decorative motifs that she applies to the gallery’s surfaces as though it were just another form of plaster cornice: trompe l’oeil, baroque optical illusions and rendering; a love for the inanimate world, artifice and the mask are all combined here, in a constantly shifting visual pattern.
Filmed using 16mm film, “Before they break, before they die” and “Before they break, before they, Movement II” (2013) offer a limpid illustration of her virtuosity: the simple fact of a movement captured with a Steadycam, the camera turning round on itself, elegant and fluid. Her cinematic gestures reveal the continuum of a space as smoothly homogeneous as they are: the succession of wallpaper samples, paints and fabrics that form the ancient display to be seen in front of a Milanese shop. But then the perfection of this optical illusion is interrupted by the appearance of artifice in the suddenly evident form of temporary display stands, panels of plasterboard, unfinished grouting and unseamed lengths of fabric. “Splendid” (2013), filmed in Super8 in the salons of the Hôtel de Galliffet – the Parisian hôtel particulier that is home to the city’s Italian Cultural Institute – is a crystalline fragment, a whirl of reflections and transparencies provoked by the movement, at times fluid, at times syncopated, of an eighteenth-century style chandelier. Her film “A Siberian Girl” (2012) begins with an assemblage of pieces of dolls and dolls’ faces, music boxes and automata, evoking the uneasiness of a young Siberian girl watched by the filmaker. In the fragment that Franceschini has filmed the fiction of the narration is continually exposed by the presence of atmospheric agents – elements such as air and light, thanks to which the piece acquires two different temporal dimensions: real time and the narrated cinematographic time.
In 2011 Anna Franceschini was awarded a special mention at the Premio Ariane de Rothschild in Milan, and in 2012 she was the winner of the Premio Fondazione Casoli in Fabriano (Italy). She has participated in diverse artist-in-residence programmes including the Rijksakademie van beeldende kunsten – Amsterdam, VIR/ViafariniInResidence – Milan and the ISCP in New York.
Her work is to be found in prestigious private and museum collections including the Museé National d’Art Moderne/Centre George Pompidou in Paris, the MACRO museum in Rome, the Dommering Collection in Amsterdam and the Nicoletta Fiorucci Collection in Rome.