Gabriele Bertolini – Transnistria

Torino - 17/03/2015 : 14/04/2015

Una mostra fotografica di Gabriele Bertolini, che vuole essere un momento riflessivo e documento storico di un viaggio in Transnistria, stato sui confini della legalità, che si dichiara indipendente dalla Moldavia e vicino ai Russi.

Informazioni

Comunicato stampa

UEFA IS EAST
L’Europa calcistica dell’Est vista attraverso i volti dei suoi abitanti
Transnistria,1997
Inaugura il 17 marzo presso il circolo polacco Poski kot in via Massena a Torino una mostra fotografica di Gabriele Bertolini, che vuole essere un momento riflessivo e documento storico di un viaggio in Transnistria, stato sui confini della legalità, che si dichiara indipendente dalla Moldavia e vicino ai Russi


La mostra, curata da Enzo Ronco e Gwladys Martini, fa parte del progetto “L’Europa calcistica dell’Est vista attraverso i volti dei suoi abitanti”: la rassegna prende spunto dai luoghi dove si sono svolti eventi calcistici di rilevanza europea, come UEFA e Champions League, per raccontare città meno conosciute per mezzo dei ritratti di chi vi abita.
Il calcio non è fatto solo di grandi club noti nel mondo intero. Decine di città più o meno conosciute partecipano con le loro squadre all’emozione delle coppe europee e molte sono nella parte più orientale del continente. Si trovano alla ribalta per pochi attimi, per poi finire dimenticate fino, se i loro club lo meritano, alla stagione successiva.
Questo primo appuntamento vede protagonista la Transnistria e la sua capitale Tiraspol, che il fotografo ha documentato nel 1997, l’anno di fondazione dello Sheriff Tiraspol.
I personaggi ritratti sembrano quasi prendere vita, tanto sono intensi e profondi i loro sguardi. Sono colti nella loro quotidianità, fieri, e sembrano cercare nell’obiettivo un riscatto, un futuro. La Transnistria è terra di contrasti, dove povertà e ricchezza convivono, come facce di una stessa moneta.
Sembrano parlare di quello che hanno vissuto, ma senza urlarlo. Come i tre ragazzini soldati a torso nudo, che giocano a fare i grandi: uno di loro prima copre un braccio, poi lo scopre, rivelando elaborati tatuaggi.
In questi territori è cresciuto lo scrittore Nikolai Lilin, che nel suo romanzo Educazione siberiana descrive l’iconografia dei tatuaggi, e come ancor meglio li descriva Alix Lambert nel suo documentario The Mark of Cain, ambientato tra i carcerati russi, quando i disegni sulla pelle raccontavano la storia dei detenuti stessi, quando l’inchiostro sottopelle era illegale.
La mostra è inserita nel programma del progetto Fuoriluogo, sostenuto dal collettivo GAD (Gwladys Martini, Alessio Bovero, Dario Favatà), che intende stimolare l’incontro tra arte e luoghi non convenzionali, volto ad avvicinare il contenuto tipico dei musei al pubblico più vasto dislocandolo in contesti nuovi e spiazzanti.