Franco Ionda

Firenze - 22/09/2016 : 30/10/2016

L’artista cita spesso una frase di Vladimir Majakovskij“Guardate: hanno di nuovo decapitato le stelle e insanguinato il cielo come un mattatoio” che è diventata una sorta di mantra. Le stelle decapitate sono testimonianze presenti delle ingiustizie terrene, delle guerre che ci sono sempre state e sempre ci saranno. Un messaggio che Ionda trasforma in disegni elementari, pittura, scultura, collage e video.

Informazioni

  • Luogo: TORNABUONI ARTE CONTEMPORARY ART
  • Indirizzo: Lungarno Benvenuto Cellini 3 - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 22/09/2016 - al 30/10/2016
  • Vernissage: 22/09/2016 ore 18
  • Autori: Franco Ionda
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Lunedì 15:00 -19:30. Dal Martedì al Venerdì 10:30 – 13:00 / 15:00 – 19:30 – Sabato 10:30 - 13:00 / 14:00 - 19:00.
  • Uffici stampa: DAVIS & CO

Comunicato stampa

Tornabuoni Arte Contemporary Art (Firenze, via Maggio, 58 r) inaugura, il prossimo 22 settembre 2016, una mostra dedicata al lavoro dell’artista fiorentino Franco Ionda.

Caratterizzato da una militanza politica legata a una sfera teorica-rivoluzionaria, il percorso artistico di Ionda è rimasto coerente fin dall’inizio, arricchendosi nel tempo di storie e contenuti. La letteratura dell’Est Europa, le avanguardie russe e il Futurismo sono i suoi terreni di riferimento. L’artista cita spesso una frase di Vladimir Majakovskij“Guardate: hanno di nuovo decapitato le stelle e insanguinato il cielo come un mattatoio” che è diventata una sorta di mantra

Le stelle decapitate sono testimonianze presenti delle ingiustizie terrene, delle guerre che ci sono sempre state e sempre ci saranno. Un messaggio che Ionda trasforma in disegni elementari, pittura, scultura, collage e video. Racconta storie di guerre e sofferenze, di popoli vicini e lontani costretti a migrare, storie che si ripetono con ciclicità e ancora drammaticamente attuali. Nelle sue opere c’è una ricerca dell’essenza delle cose e un’ossessione nell’indagare la luce che gli dà la forma, le rende reali, esistenti, leggere. Per i suoi dipinti usa una tavolozza cromatica ridotta ai tre colori primari, il rosso, il blu e il giallo, a cui si aggiungono il nero e il bianco, mentre per le sue sculture usa materiali come il legno, l’alluminio e il marmo. Costruzioni che si reggono su un equilibrio compositivo bilanciato dalla materia che reca in se’ forma e colore.

In mostra saranno esposti trenta lavori circa, diversi sia come tecnica che come periodo, si va dalla fine degli anni Novanta per arrivare ad oggi. Troveremo quei “cicli tematici” che contraddistinguono il suo percorso artistico e procedono simultaneamente nel tempo: quello dedicato alle “stelle decapitate” come Sempre più nero, del 1994, Stelle migratorie, del 2000, e la più recente Democrazia, una scultura in marmo del 2012; la serie dei “chiodi” ma anche opere come Il Liquido dei nostri occhi, del 1995, e Maternità, del 1999, moderni reliquari, teche che contengono elaborazioni fotomeccaniche adattate su legno e immerse in olio di lino cotto. E ancora, tra gli altri, Cacciata dal Paradiso, Promenade 3-4 o Alone 3, dove sagome di persone vagano raminghe alla ricerca di un’identità perduta.

Chiude questa esposizione Smarriti nel tempo, un video del 2003, nel quale confluiscono tutti gli elementi che caratterizzano il suo lavoro.

Aperta fino al 30 ottobre, la mostra è accompagnata da un catalogo, pubblicato per l’occasione, con un testo diGino Pisapia.

Franco Ionda è nato a Firenze nel 1946. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, vince delle borse di studio che gli permettono proseguire i suoi studi all’estero, a Salisburgo e in Finlandia. Si cimenta fin da subito con la pittura astratta che, dalla fine degli anni 80, ispirandosi ad un poema di Majakovskij “La nuvola in pantaloni“, si sviluppa in un linguaggio personale caratterizzato da stelle e grandi chiodi in alluminio che fanno riferimento a profonde considerazioni sulla condizione umana e sulla relazione fra individuo e società.

Le sue opere sono prive di qualsiasi intento decorativo, usa il metallo, i pigmenti di alluminio al fine di creare vibrazioni poetiche fra fervore modernista e malinconia poetica.

“Queste stelle decapitate potrebbero essere angeli o diversamente niente di tutto questo, ...allora la poesia ha utilizzato le stelle come una visione, un segno universale, collegando sentimenti di delusione poiché le stelle sono cadute” osserva Amnon Barzel in un incontro nel deserto nel settembre del 1993.