Francesca Vendramin – Astratti su terra
Le opere esposte alla galleria Milonga, formelle pensate per essere appese a muro, sono realizzate con due terre semirefrattarie – una bianca e una rossa – e cotte in forno elettrico a 1100 °C.
Comunicato stampa
Le opere esposte alla galleria Milonga, formelle pensate per essere appese a muro, sono realizzate con due terre semirefrattarie - una bianca
e una rossa - e cotte in forno elettrico a 1100 °C.
Ogni formella è stesa a mano con la tecnica a lastra, poi la superficie viene lavorata a strati successivi con applicazione a stampa su carta o
tessuto e a pennello di barbottina colorata con ossidi e pigmenti. L’applicazione degli smalti - due cristalline, una lucida e una opaca - avviene
a pennello con mascherature di nastro adesivo per delimitare le aree di applicazione. Aree lucide, opache e di argilla esposta interagiscono in
una conversazione tra piani e strati di colori e forme.
Il processo non parte da un disegno prestabilito né da una maquette preliminare. Ogni pezzo è unico perché nasce attraverso una
composizione progressiva, in un linguaggio astratto di segni e forme che si affiancano, si sovrappongono e dialogano.
Nell’intimitá del laboratorio, Francesca si rapporta con le materie e le tecniche di savoir-faire e le multiple fonti di ispirazione, a iniziare dalla
musica che accompagna le ore di lavoro solitario - dall’elettro-pop giapponese dei Yellow Magic Orchestra al minimalismo americano di Philip
Glass, dalla kora ma di Seckou Keita ai preludi di pianoforte di Chopin. Certamente l’interesse verso tutte le espressioni artistiche - dall’arte
visiva a quelle applicate - si manifesta nel processo creativo con riferimenti all’arte povera di Jannis Kounellis, agli schemi del ricamo sashiko e
cosí via fino ai collage del cubismo, alle porcellane agitpop del costruttivismo sovietico e al surrealista inglese Paul Nash. Il tema emerge
durante il work in progress, senza una logica apparente o scelta precisa.
Il lavoro di Francesca si articola in collezioni, cioè in una produzione limitata ad un certo numero di pezzi in un tempo definito.
Nata nella provincia friulana alla fine degli anni 60, Francesca si trasferisce a Londra dopo gli studi magistrali per fare un’esperienza di studio e
lavoro all’estero che da temporanea si trasforma in un progetto di vita lungo 40 anni.
La passione per l'arte la porta negli anni '90 ad avvicinarsi al mondo della ceramica. Studia part-time, ottenendo un Diploma in Arti Applicate al
City Lit Institute, e apre il primo laboratorio all’interno di una cooperativa di artigiani, dove produce al tornio vasellame e stoviglie decorate con
barbottina colorate e smalti brillanti.
Negli anni che seguono, Francesca continua ad alternare il lavoro di analista bilingue con l'attività nel laboratorio di ceramica e a intraprendere
corsi di approfondimento in tecniche di stampa artistica e disegno, cottura raku e bijoux tessile. La metropoli londinese come centro urbano,
interculturale e artistico è una fonte inesauribile di ispirazione - musei, gallerie, strade e quartieri, teatri offrono un costante stimolo sensoriale e
intellettuale, che diventa una riflessione sulle sinergie e contraddizioni/opposizioni di popoli, linguaggi ed epoche storiche. In questo contesto,
Francesca inizia a costruire il suo linguaggio visivo.
Negli anni 2000 decide di ritornare allo studio e consegue la laurea con onore in Ceramics Design al Central Saint Martins. Gli anni alla CSM
determinano una svolta decisiva nel suo percorso artistico: con il passaggio dal tornio al banco di lavoro, unisce tecniche di lavorazione
artigianali con processi industriali - colaggio, taglio con getto d’acqua, stampa digitale – e consolida il suo interesse per il colore, il pattern e
l’attenzione al dettaglio. Anche gli impasti cambiano, dall’argilla rossa passa al gres e alla porcellana vetrificata, alla laminazione tipo agata con
impasti colorati.
Dal 2015 lavora a Londra in laboratorio a tempo pieno, partecipando ad eventi annuali e mostre collettive di ceramica, alternando la pratica con
l’insegnamento. Dal 2020 collabora con l’artista irlandese Stephen Dow sotto il nome MMXX. Il duo realizza opere in gres ispirate
all’architettura brutalista britannica e alle stampe artistiche di Stephen: la collaborazione è stata rappresentata fino al 2024 da Amélie Maison
d’Art a Parigi e da MAH Gallery a Londra. Le opere sono state inoltre presentate nelle fiere stagionali online di Thrown Contemporary, galleria
londinese specializzata in ceramica contemporanea, e della Hepworth Wakefield.
Oggi vive e lavora a Milano, dove porta avanti la sua pratica di ceramista in uno studio nel quartiere di NoLo.