Fire in the mind

Roma - 21/05/2019 : 26/07/2019

Estrarre significati dalla realtà, astraendola in forme proprie e collettive, è la fondamentale attività umana che come un fuoco primordiale illumina nuovi territori per cercare altre menti e brucia ponendosi dubbi per arrivare a maggiori connessioni e sintesi. Gli artisti invitati compiono una riflessione su questo tema attraverso opere che rappresentano compressioni di complessità e misurazioni di simmetrie nascoste.

Informazioni

Comunicato stampa

ome può l’universo essere scaturito dal nulla? Esistono davvero leggi che governano l’universo? O l’ordine che osserviamo è una proiezione del nostro sistema nervoso? E se ci fossimo persi qualcosa? E se osservando con più attenzione e collegando i punti in modo diverso ottenessimo un ordine più elegante? E la scienza fosse un processo storico come un altro, un labirinto di possibilità divergenti? E se in cima ai rami tralasciati ci fossero modi altrettanto validi, o addirittura migliori, di spiegare il mondo? Perché mai l’universo dovrebbe essere costituito soltanto da componenti che i nostri occhi, magari aiutati dagli strumenti, sono in grado di vedere? Ma allora per quale ragione l’universo dovrebbe esserci comprensibile anche solo in minima parte? Perché l’universo sembra funzionare secondo leggi matematiche? Cos'è la coscienza? Com’è possibile conservare strutture ordinate in un universo inesorabilmente incline al disordine? Qual’è la mappa e qual’è il territorio? Perché contro ogni previsione siamo qui all’apparenza dotati dell’attrezzatura neurologica e matematica necessaria a trovare - o almeno a darci l’illusione di trovare - il senso di tutto questo? Come trovare nel mondo materiale qualcosa di così etereo come una struttura? C’è un modo per discernere le strutture che noi imponiamo alla realtà da quelle che la realtà imprime nelle nostre menti?

George Johnson
“Fire in the mind. Science, Faith and the Search for Order” (1996)


Galleria Mario Iannelli è lieta di presentare “Fire in the mind”, una mostra collettiva che presenta nuovi lavori di Dario D’Aronco, Paula Doepfner, Felix Kiessling, David Prytz e Sarah Ancelle Schönfeld.

Nel libro “Fire in the mind. Science, Faith and the Search for Order” (tradotto in italiano con il titolo “Simmetrie. Scienza, fede e ricerca dell’ordine”) George Johnson solleva una serie di domande sull’impalcatura della conoscenza scientifica per ripercorrere lo sviluppo progressivo di quelle ricerche che da sempre hanno tentato di dare risposte sull’origine della vita, la natura della mente umana e la sua funzione nell’universo.
Estrarre significati dalla realtà, astraendola in forme proprie e collettive, è la fondamentale attività umana che come un fuoco primordiale illumina nuovi territori per cercare altre menti e brucia ponendosi dubbi per arrivare a maggiori connessioni e sintesi.
Gli artisti invitati compiono una riflessione su questo tema attraverso opere che rappresentano compressioni di complessità e misurazioni di simmetrie nascoste.


Solo pochi giorni è stata scattata la prima foto di un buco nero da Event Horizon Telescope. Cosa vediamo è quello che ci saremmo sempre aspettati, come avremmo sempre immaginato un buco nero, un area circolare buia circondata da un alone di luce. L’immagine è stata catturata al centro della galassia M87 per mezzo di otto telescopi spaziali che hanno lavorato all’unisono.
La prova delle teorie di Einstein e Hawking ha avuto luogo e abbiamo così guadagnato la possibilità di progredire sulle linee di osservazione e interpretazione del cosmo.
Per la prima volta l’uomo si trova di fronte all’assenza di luce provando a dargli un’immagine tangibile. Questo è stato possibile per mezzo di una serie di sofisticati processi di decodifica dei dati raccolti ed elaborati. L’immagine non è diretta ma è più un’astrazione che va ad aggiungersi alle nostre mappe esteriori ed interiori della realtà.
Più scopriamo più siamo messi di fronte a nuovi orizzonti. In questo caso all’orizzonte degli eventi stesso, che prevede la totale scomparsa della luce e dell’informazione, a cui iniziamo a dare un senso, misurando sempre più l’ignoto.

Nelle sue indagini sulle migrazioni ancestrali e sulla genetica Dario D’Aronco ripercorre un cammino fatto di simboli che l’uomo ha negoziato ogni volta nel tempo.
“Gatherer” (raccoglitore), titolo delle due opere in mostra, definisce la funzione del raccogliere e consiste in una duplicazione simmetrica di una parte del viso dell’artista su cui sono contenuti quasi casualmente oggetti di vario tipo come un corno o una barretta di cioccolato. Questi lavori, che proseguono la serie degli primi esposti nella sua mostra personale in galleria dal titolo “Internal Models”, si riferiscono a modelli interni al nostro corpo che si possono visualizzare con mezzi tecnologici, la risonanza magnetica e poi la stampa 3D.
L’attitudine di raccogliere informazioni è inscritta nella storia dell’uomo ed è stata rintracciata nelle condizioni iniziali del Big Bang da Hartle e Gell-Mann.
Le strutture che abbiamo costruito sono solo nella mostra mente che processa continuamente informazioni. Se scavassimo fino in mondo troveremmo innanzitutto questa capacità di raccogliere, e di setacciare inoltre delle regolarità anche se apparentemente non esistessero.
Allo stesso modo le opere di Dario D’Aronco colgono una finzione, che è principalmente un’illusione che può comportare una sorta di estraniamento, in cui il significato scoperto nel presente manifesta anche il significante e l’origine.

Nei lavori di Paula Doepfner possiamo vedere qualcosa di simile alla figura della neuroscienzata immaginata da Frank Jackson che conosce gli aspetti fisici della percezione del colore ma non ne ha fatto esperienza. Questo tipo di corrispondenze può avvenire grazie all’osservazione quasi scientifica delle strutture della natura a cui Paula Doepfner è interessata. I suoi disegni che partono da bozze dal vivo di cervelli riprendono questi modelli che sono spesso uniti a elementi presi dalla natura e trasfigurati con il colore. In essi ingloba anche parti di testi lirici, musicali e letterari da Ungaretti e Anne Carson a Bob Dylan a Robert Musil, ma anche trattati scientifici in particolare di neuroscienza.
Altre volte li inserisce in pezzi di ghiaccio che si sciolgono fino ad evaporare cercando di dimostrare come il “knowledge argument” di Jackson che la coscienza non può essere solo un fatto fisico.
Le due opere in mostra (“Carrie Lee, Carrie Lee, I wonder where in the world you can be”, II, III, 2018) sono disegni realizzati con testi di David Foster Wallace e Anne Carson riportati in caratteri molto piccoli in cui sembra di vedere delle fitte trame di sinapsi o di mappe neuronali.
Come in quest'ultime si è osservata la capacità plastica del cervello di modificare se stesso, di fronte alle opere di Paula Doepfner siamo di fronte alla capacità dell’uomo di modificare la propria coscienza. Le sue opere sono spesso accompagnate da titoli presi da testi musicali che accentuano il ruolo dato alla poesia in esse come all’improvvisazione nelle sue performance.

Felix Kiessling si confronta con l’influenza dell’uomo su una massima scala di dimensione planetaria. Con i suoi esperimenti spaziali dimostra come il corpo, la mente e la materia siano intimamente legati producendo effetti in un tempo infinito e ciclico ed in questo ci fa vedere anche la rara bellezza di un’equazione matematica che cerca una nuova simmetria.
Nelle sue opere Kiessling si avvale infatti anche della collaborazione di calcoli effettuati da scienziati.
“How the Earth shakes when I jump”, “Your map is not corrected” e “Endpunkt Europa”, in cui preleva punti estremi del globo fino a granelli che sottopone a scansione, indagano il concetto di limite sia nel senso di misurazione che di scoperta di una dimensione che appartiene all’uomo legato indissolubilmente al suo ambiente e all’universo.
Nell’opera “Anti-Sun” (2016), un disco dipinto con vernice nera assorbente la luce su cui è montata nel retro una potente luce che fa un’alone intorno allo spazio, aveva restituito un’immagine della profondità immateriale di un buco nero molto simile a quella scattata recentemente dai telescopi del pianeta.
Per sentire la profondità del mare, Kiessling ha progettato di toccare il vulcano sottomarino Vavilov al centro del Mar Tirreno nel progetto realizzato per la sua mostra personale nella galleria, volendo mettere in rilievo con questo esperimento la dimensione toccata.
Nel suo secondo progetto in Italia Felix Kiessling realizzerà uno dei suoi più recenti lavori, il “Piercing della Terra” (fra gli altri ha realizzato alcune “Tangenti della Terra) che sarà connesso per un periodo temporaneo tra due punti tra l’Italia e il Cile. L’esecuzione del primo è prevista nell’Oasi Naturale Palude di Torre Flavia, situata tra Cerveteri e Ladispoli, nella settimana precedente l’inaugurazione della mostra (Erddurchstechung Civitavecchia–Santiago).
Nel lavoro fotografico che presenta la prima parte del progetto, i due poli sono virtualmente già uniti. Gli orizzonti sono spostati verticalmente così che i pali conficcati nella terra configurino orizzontalmente l’avvenuta perforazione. Posta di fronte alla Torre Flavia, risulta evidenziata la funzione dell’asta stessa confrontata a quella delle torri che un tempo facevano da collegamento fra di loro e permettevano di dominare visivamente il territorio.

David Prytz costruisce spazi come universi dove la teoria è confrontata nella pratica.
Nella sua prima mostra nella galleria ha realizzato “Tabula rasa, again”, un’installazione cinetica ambientale fatta di materiali grezzi in cui un intero cosmo o un sistema nervoso sembrava svilupparsi. Le sue installazioni sono a volte dei veri work in progress anche durante la mostra.
In altri lavori presentati in galleria Prytz ha indagato il concetto di superficie come collegamento di punti spazio-temporali. Nei suoi disegni geometrici intitolati “Literal Geometry” forme elementari sono ripetute all’infinito creando strutture euclidee e frattali allo stesso tempo, lasciando visibile il risultato della spendita di energia.
Nel senso letterale “che risulta dal significato proprio delle parti nella loro connessione” questa geometria costruisce e rivela complessi multilineari fatti di intersezioni e inflessioni di linee che possono materializzarsi in qualsiasi momento nello spazio.
“I try to be precise” (“Provo a essere preciso”) è il titolo di una sua opera serigrafica che consisteva nella suddivisone in parti di una serigrafia in cui aveva inciso “I try to be precise” seguito da una linea - alla prima serigrafia è poi stata sovrapposta la seconda “I try to be precise, again” con un’altra linea - le opere sono state poi spedite per posta come invito della mostra “Literal”.
Nella sua seconda mostra personale in galleria con il titolo “Exocenter” ha sintetizzato il risultato dell’immaginazione all’infinito di qualcosa di sempre più grande in “un centro fuori di sé”.
La nuova opera in mostra, che appartiene al suo lavoro con la cinetica e la fotografia e fa parte di una serie di lavori in cui costruisce camere oscure, consiste in una sorta di pinhole camera che proietta fuori solamente luce illuminando la mostra continuamente come un vero fuoco nello spazio.

Il materiale dell’opera di Sarah Ancelle Schönfeld in mostra sono ciglia di artisti concettuali (di Saâdane Afif, Daniel Gustav Cramer, Natalie Czech, Thomas Geiger, David Horvitz, Adrien Missika, Louis-Philippe Scoufaras, Mandla Reuter) che l’artista ha utilizzato per richiamare la pratica di esprimere un desiderio. Il lavoro è stato esposto nell’occasione di un ciclo di mostre sotto forma di dibattito “What Artworks Want” (Cosa vogliono le opere) ed in particolare “What does this artwork wish for?” (Cosa desidera quest’opera).
Nella sua mostra personale in galleria Sarah Schönfeld ha presentato delle opere che indagano il concetto di memoria in un contesto digitale, gli “Shaman coat”, immagini di miti contemporanei come “2001 Odissea nello spazio” stampate su pelli bovine, “Universal Cleaner”, fotografie di liquidi su immagini di grate del computer e curvature dello spazio-tempo visualizzate su ipad, e “Linguine Oracle”, diventato successivamente “Alien Linguistic Lab”, un laboratorio di decodifica dei segni delle linguine lanciate al muro per mezzo del programma googletranslate.
“Score of wishes”, titolo dell’opera, rappresenta anche l’immagine che maggiormente traduce l’intenzione dell’autore e lo spirito del luogo dove ha origine la narrazione di “Fire in the mind” di George Johnson, il New Mexico degli Hopi e degli Zuni e dell’Istituto di Santa Fe, in cui sciamanesimo e scienza si sovrappongono.
Nella storia dell’evoluzione descritta in “Microcosmos" da Margulis, le ciglia erano degli batteri chiamati spirochete che si sarebbero uniti ad altri procarioti fornendo locomozione, mentre esprimere desideri attraverso le ciglia equivarrebbe ad uno stato mentale ed un mezzo per propiziare “il non manifesto” (o manifestantesi) come nelle danze rituali di quei popoli.
Si potrebbe concludere citando ancora George Johnson a proposito del lavoro di Sarah Schönfeld con un ultima domanda: “e cosa capirebbero extraterrestri abbastanza simili alla specie umana da riconoscere il codice e riconoscere i messaggi come messaggi e l’arte come arte, troverebbero verità capaci di stupirli, tracce di menti affini, oggetti che vale la pena studiare?”.



Dario D’Aronco
1980, Italia. Vive e lavora a Rotterdam.
http://www.marioiannelli.it/wp-content/uploads/2018/03/Dario-DAronco_CV_Galleria-Mario-Iannelli.pdf

Paula Doepfner
1980, Germania. Vive e lavora fra Roma e Berlino.
http://www.marioiannelli.it/wp-content/uploads/2018/04/Paula-Doepfner_biography_04.2018_Galleria-Mario-Iannelli-1.pdf

Felix Kiessling
1980, Germania. Vive e lavora a Berlino.
http://www.marioiannelli.it/wp-content/uploads/2018/04/Felix-Kiessling_biography_04.2018_Galleria-Mario-Iannelli.pdf

David Prytz
1979, Danimarca. Vive e lavora a Berlino.
http://www.marioiannelli.it/wp-content/uploads/2018/04/David-Prytz_biography_04.2018_Galleria-Mario-Iannelli.pdf

Sarah Ancelle Schönfeld
1979, Germania. Vive e lavora a Berlino.
http://www.marioiannelli.it/wp-content/uploads/2018/05/Sarah-Ancelle-Schoenfeld_CV_05_2018_Galleria-Mario-Iannelli.pdf