Figlia della notte

Rivodutri - 03/11/2013 : 23/11/2013

Mostra collettiva d’arte contemporanea.

Informazioni

Comunicato stampa

Figlia della Notte, sorella del Sonno
‘Gli antichi Greci consideravano la mitologia un paradigma di vita e con i suoi racconti cercarono di dare un senso ad ogni aspetto dell’esistenza umana, morte compresa. Secondo le mitiche narrazioni la Morte (personificata nel dio alato Thanatos) era figlia della Notte - che la concepì senza congiungersi con alcun dio - e sorella gemella del Sonno. Come i suoi familiari la morte possiede, pertanto, il potere di rigenerare: essa annulla le pulsioni negative e regressive, allo stesso tempo dematerializza e libera le forze trascendentali dello spirito

Per queste caratteristiche molte filosofie esoteriche, al pari di diverse religioni disseminate in varie latitudini della Terra, ritengono che la “fatale dipartita” sia la condizione necessaria per accedere a un livello di vita superiore e in qualche modo l’associano ai riti di passaggio.
La Morte introduce ai mondi sconosciuti degli inferni e dei paradisi: Virgilio, ad esempio, la pose davanti alle porte degli Inferi, lì dove Ercole l’aveva legata con corde di diamante quando andò a liberare Alcesti. L’episodio virgiliano ci permette di riflettere su quello che è un topos della letteratura e dell’arte di ogni tempo: il binomio amore e morte, ovvero il raffronto-dicotomia tra le due pulsioni entro le quali si snodano le vicende dell’umana stirpe e degli esseri viventi. Il concetto-evento morte è legato all’ineluttabile legge di perenne trasformazione dell’universo, per cui nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma e rinasce come Persefone, che, rapita da Ade e divenuta regina dell’aldilà, vive per quattro mesi negli inferi e il resto dell’anno alla luce del sole: al pari della vegetazione, nasce e muore ogni anno.
Non di rado il mistero della morte è vissuto come un momento angoscioso ed è immaginato con tratti spaventevoli, basti pensare alle raffigurazioni delle danze macabre medievali. Gli artisti di ogni epoca si sono spesso confrontati con tale soggetto, associandolo alla caducità dell’esistenza e al concetto di vanitas dei beni terreni. Le nature morte seicentesche, ad esempio, sono un chiaro memento mori e al contempo un invito a godere della fuggevole bellezza dei piaceri. Superate le rappresentazioni dell’età classica, nell’arte occidentale, l’immagine simbolo della morte è diventata lo scheletro (a volte alato, armato di falce o recante in mano una clessidra) o il teschio, sul quale si trovano a riflettere santi e filosofi, giovani gaudenti e anziani, principi e mendicanti. La morte è l’unica certezza che possiamo avere e accomuna tutti, tanto che Totò metaforicamente la paragonava a una livella, capace di uniformare annullando qualsiasi disuguaglianza sociale, etnica, economica…
Al di là delle speculazioni escatologiche e degli ammonimenti religiosi, gli artisti hanno cercato attraverso le loro opere di esorcizzare la paura della morte. Così anche gli autori presenti nella mostra di Rivodutri che hanno affrontato questo argomento secondo i modi delle loro differenti maniere e poetiche, senza scadere nelle vacue forme retoriche’ (Francesco Santaniello)

La mostra/evento ‘FIGLIA DELLA NOTTE’, a cura di Francesco Santaniello e Barbara Pavan, promossa dal Comune di Rivodutri, in collaborazione con Studio7 Arte Contemporanea, inaugura domenica 3 novembre 2013, alle ore 16, presso la Sala Consiliare del Comune di Rivodutri, in Piazza Municipio 4. In mostra opere di: Cristiano Carotti, Michela Crisostomi, Valentina Crivelli, Daltr’Onde, Eliana Frontini, Keziat, Ilaria Novelli, Raffaella Simone, Roberta Ubaldi