Fabio Giorgi – Clouds and Steel

Roma - 12/11/2019 : 19/11/2019

In mostra un lavoro di Fabio Giorgi Alberti espressamente riadattato per questa occasione, esposto per la prima volta a Roma.

Informazioni

  • Luogo: UNA VETRINA
  • Indirizzo: Via del Consolato 12 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 12/11/2019 - al 19/11/2019
  • Vernissage: 12/11/2019 ore 19
  • Autori: Fabio Giorgi
  • Curatori: Marta Silvi
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

FABIO GIORGI ALBERTI
CLOUDS AND STEEL
per:
Il Mondo Non è Sordo
A cura di Marta Silvi
Una Vetrina, Roma


Lo spazio di Una Vetrina ospita da martedì 12 a martedì 19 novembre 2019 un lavoro di Fabio Giorgi Alberti espressamente riadattato per questa occasione, esposto per la prima volta a Roma


Clouds and Steel è il titolo dell’intervento, curato da Marta Silvi e allestito nello spazio di Via del Consolato, da anni partner del progetto “The Independent” del MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, rivolto alla promozione delle realtà indipendenti che si occupano di arte contemporanea.
Clouds and Steel sarà presentato al pubblico martedì 12 novembre alle ore 19:00.

Clouds and steel, 2019, specchio, parole


Biografia:
Fabio Giorgi Alberti (Leiden, NL, 1980) vive tra Bevagna, in Umbria, e Roma. Lavora con la contaminazione fra scultura, video, pittura, poesia, per indagare il linguaggio e il rapporto dell’individuo con la realtà. Ha esposto in spazi indipendenti e luoghi istituzionali in Italia e all’estero tra cui: Language games, a cura di Jo Melvin, Franca, Cannara (Pg); Premio Hdrà, a cura di Valentina Ciarallo, Palazzo Fiano, Roma, 2019; Quite Solo, a cura di Marta Silvi e Carla Capodimonti, Albumarte, Roma, 2018; Straperetana, a cura di Saverio Verini, un progetto di Paola Capata e Delfo Durante, Pereto (Aq), 2017; The Milky Way 3, a cura della Fondazione Pianoterra, Galleria Giò Marconi, Milano, 2016; Matrimonio all’italiana, a cura di Home Movies e Nosadelladue, Ex Atelier Corradi, Bologna, 2016; Bomb Gallery Art Lazareti, Dubrovnik (Hr), 2015; Biotopographies, Citè Internationale des Arts, Parigi, 2014; A here in another now, a cura di Claudio Libero Pisano, La Colata project room, CIAC Genazzano, Roma, 2013; Tutto – Teoria e pratica di caos espositivo, a cura di Gabriele Gaspari e Sabrina Vedovotto, 26 cc, Roma, 2013; Above is only sky a Expograph, Vienna, 2012; Premio Roma centro storico, a cura di Cecilia Casorati, Palazzo del Monte di Pietà, Archivio del Consiglio di Stato, Roma, 2012; Bomb Gallery Preview Show, Galerie Axel Obiger, Berlino, 2012. Dal 2016, insieme ad Adelaide Cioni, ha fondato “Franca”, a Cannara (Pg), uno studio d'artisti che ospita a cadenza irregolare mostre e laboratori.



CONTACTS:
Una Vetrina
Via del Consolato, 12
Roma - Italy
dal 12 al 19 Novembre 2019
H 00:00 - 24:00
[email protected] – www.unavetrina.it


Attraverso lo specchio

“My body floats around like clouds do my soul is as heavy as steel and it continuously drops to the ground - Il mio corpo fluttua come fanno le nuvole la mia anima pesa come l’acciaio e cade continuamente a terra.
Camminando, alla deriva per la città, senza meta, senza fine se non l’azione di camminare e pensare, pensare e camminare, camminare e camminare, pensare e pensare. Mi dimentico del corpo, il corpo fluttua nello spazio, non è più carne; il pensare diventa concreto, il vedere appartiene alla testa e non agli occhi. Il mondo è ribaltato tra il mio dentro e il suo fuori, il mio fuori e il suo dentro. Il confine si sposta. L’esclusione diventa inclusiva. Tutto è un tutt’uno e il niente è palpabile.”

La flâneurie, la deriva, è l’azione che precede e sostanzia il lavoro di Fabio Giorgi Alberti esposto a Una Vetrina. Il vagabondare senza indicazioni geografiche precise è lo strumento che permette all’artista di abbandonarsi alla meccanica del gesto e in essa perdere la cognizione del proprio corpo, sedimentando e rendendo tangibile invece la materia della propria anima. La parola si fa sostanza modellabile e attraverso il gioco, la poesia, essa ritrova l’espressione leggera ma allo stesso tempo profonda del sé.
Lo specchio è un elemento mitologico del pensiero occidentale e non solo, da Narciso a Dorian Gray, da Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, sequel di Alice in Wonderland, alla favola di Biancaneve. La storia dell’arte se ne è appropriata - pensiamo a I Coniugi Arnolfini (1434) di J. van Eyck o Las Meninas (1656) di D. Velazquez - impiegandolo come principio rivelatore capace di sviluppare aperture e visioni inedite sul reale, accompagnando la vita in una nuova prospettiva, collocata dietro lo specchio e non davanti.
Fabio Giorgi Alberti lo adotta in relazione al tema del doppio, come elemento spiazzante che funziona da indice per ricalibrare la nuova posizione dell’osservatore in un mondo ripensato. Lo specchio perde la sua funzione per diventare puro oggetto immaginato, sottolineando un’idea di circolarità e di frammentazione spesso affrontata dall’artista nella sua ricerca. Tornano alla mente lavori precedenti come From A to Be (2018) una bicicletta costituita da due metà anteriori saldate tra loro che la rendono inutilizzabile, in cui la simmetria auspicata genera tensioni opposte, la cui carica si annulla in un’apparente equilibrio; o Rotation (look) (2018), calco della mano destra dell’artista, rotante su se stessa, che nel suo movimento ostinato evoca paradossale fissità; o Disposition (2018), ventuno tavolette realizzate ad affresco, dove le parole I See You, You See Me rimbalzano tra loro, indicando una perdita della soggettività che si confonde tra gli attori in causa (lo spettatore, il lavoro, lo spazio). E ancora, Column e (Cube) self portrait (entrambi 2018), cubi interamente rivestiti di specchio, dove si materializza un incontro e un nuovo ricollocamento dell’autore (nella contingenza dell’opera) che riflette qualsiasi cosa passi di fronte a sé, come una porta aperta che invita allo scambio e al continuo fluire dell’esperienza.
Clouds and steel, esposto a Una Vetrina, sintetizza questa danza degli opposti, e protrae la tensione, il continuo ribaltamento possibile e in procinto tra elementi netti, semplici, reali. Il quadro, nell’interpretazione lacaniana, dà a vedere non più il semplice soggetto ma la pulsione o il desiderio stesso di vedere. Nell’opera di Giorgi Alberti questa pulsione si rivela istantaneamente nel possessivo “my body [...] my soul” che rende lo spettatore a sua volta protagonista sia della locuzione che dell’azione.
Clouds and steel è un lavoro istallativo (ma anche per certi versi pittorico, scultoreo e video) che richiede allo spettatore uno sguardo bifocale: l’occhio è chiamato a scivolare dalla scritta in primo piano alla profondità di ciò che è riflesso nello specchio. La frase che sembra fluttuare con leggerezza, in realtà è stata incisa dietro la superficie riflettente, attraverso un’azione lenta e meticolosa, cercando di riprodurre, aiutato dalle sagome, il font stampato minuscolo.
Lo scrivere letteralmente al contrario, e perciò a ritroso, è una condizione desiderata e necessaria che ci riporta alla mente gli esperimenti di Alighiero Boetti, come Ciò che parla sempre in silenzio è il corpo (1974) le due mani dell’artista intente a scrivere la frase-titolo in due sensi opposti, partendo dal centro, fino a che egli stesso non appare quasi crocifisso alla sua scrittura. L’affermazione boettiana “Scrivere con la sinistra è disegnare” dimostra d’altra parte che nel gioco la scrittura si apre sempre a una dimensione che eccede la sua linearità: prende spazio e si fa, letteralmente, figura.
Giorgi Alberti ricalca la forma significante delle lettere, al contrario, e questo gesto quasi meccanico contribuisce a svuotarle completamente del loro contenuto, rendendole pura forma. Il limite imposto dalle sagome rovesciate produce lo scarto tra la coscienza del linguaggio scritto e la sua evoluzione grafico-segnica in una dimensione ludica. Il rovesciamento permette alla scrittura di tracimare in uno spazio di libertà fuori da un sistema di vincoli precostituiti. La perseveranza dell’azione entro i limiti autoimposti delle lettere, libera il gesto rendendolo pura forma, mentre dall’altro lato dello specchio esso diventa nuovamente significato.
Una frase quadrata di Boetti cita: “Mano libera, pensieri sciolti” dove la classica opposizione tra esecuzione e progettazione, tra pratica e grammatica, braccio e mente, è qui risolta in una tensione comune alla libertà. Fabio Giorgi Alberti fa sua questa lezione cambiandola di segno: mano programmata, pensieri sciolti, potremmo affermare.
La tensione forma/significato spinge l’artista (e noi con lui) a oltrepassare, fisicamente e metaforicamente, lo specchio per accorgerci che oltre ci attende l’immagine di noi che osserviamo il nostro corpo rimasto a guardarci dall’altra parte.

(Marta Silvi)