Eyes-Mind-Brain

Roma - 28/05/2015 : 11/07/2015

La mostra collettiva Eyes-Mind-Brain è un’indagine sulla relazione tra lo spettatore e l’opera d’arte con un’attenzione al momento della percezione visiva e ai conseguenti effetti nella mente di chi osserva.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra collettiva Eyes-Mind-Brain è un’indagine sulla relazione tra lo spettatore e l’opera d’arte con un’attenzione al momento della percezione visiva e ai conseguenti effetti nella mente di chi osserva


In quale momento iniziamo a considerare l’opera d’arte come tale? In quale punto esatto fra l’occhio, la mente e il cervello si compie la magia che trasforma un ‘prodotto artistico’ in un vero e proprio miracolo della visione, e definisce uno spazio all’interno del quale lo spettatore intimamente si relaziona con l’opera?

Tali spunti di riflessione nascono da un confronto con e una ricerca su alcuni dei più recenti lavori pittorici di artisti di fama internazionale quali Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), Sergio Lombardo (Roma, 1939), Gérard Traquandi (Marsiglia, 1952), Baptiste Caccia (Parigi, 1988), Adrien Couvrat (Parigi, 1981), Anna Betbeze (Columbus, USA, 1980). I diversi strumenti di pittura - dalla penna biro alla tintura acida e all’acrilico - , così come la varietà dei formati e dei supporti spingono il visitatore a un approccio all’opera d’arte più estetico -concettuale, tale da appagare i sensi della mente, che retinico.

Per Matisse, infatti, - come per molti Impressionisti qualche decennio prima - la pittura è irrevocabilmente legata alla percezione e a un lavoro di tipo intellettuale - “vedere è già un’operazione creativa che richiede uno sforzo” – dove l’aggettivo “intellettuale” si riferisce all’attività del intelletto di intendere idee e formare i concetti. Così come nella pittura e nella fotografia, le immagini della realtà così come noi le recepiamo non sono una riproduzione fotografica fedele di ciò che osserviamo; lo stesso storico e critico dell’arte Ernst Gombrich sosteneva l’impossibilità di oggettivare la comprensione attraverso la vista delle immagini del reale e il necessario lavoro di rielaborazione mentale della realtà.
I lavori selezionati per Eyes-Mind-Brain dipingono paesaggi mentali, giocano con gli effetti di luce e le masse in movimento, accentuano i valori emotivi dell’opera rifacendosi alla memoria di eventi, così assecondando l’idea della spettatorialità attiva che integra la piena riuscita semantica dell’opera. L’obiettivo è quello di tentare un’esplorazione della condizione mentale dei visitatori alla fine del percorso espositivo, per indurli a trovare l’immagine da loro elaborata ‘dietro il proprio occhio’, nel mezzo dei flussi nervosi.

The collective exhibition Eyes-Mind-Brain is an investigation into the relationship between the viewer and the work of art with focus on the moment of visual perception and consequent effects in the mind of the spectator.
When do we start considering the work of art as such? Where between the eye, the mind or the brain does the “artistic product” turn into a miracle of the sight, and define a space within which the viewer intimately relates to the work?

This reflection comes from an exploration of some of the latest painting production of internationally renowned artists such as Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), Sergio Lombardo (Rome, 1939), Gerard Traquandi (Marseille, 1952), Baptiste Caccia (Paris, 1988), Adrien Couvrat (Paris, 1981), Anna Betbeze (Columbus, USA, 1980). The diversity of painting tools - the ballpoint pen, acid dye, and the acrylic - as well as the variety of formats and media encourage the visitor to approach the artwork from a more aesthetic – conceptual standpoint, so as to satisfy the senses of the mind, rather than retinal.

In fact, Matisse – as many Impressionists some decades before – argued that the painting is irrevocably connected with the perception and intellectual work - “To see is itself a creative operation, which requires effort,” - where the adjective "intellectual" refers to the activity of the intellect to understand ideas and form concepts. As in painting and photography, images of reality as we receive them are not a faithful photographic reproduction of what one observes, rather an interpretation of the reality, the details of which are integrated with information that individuals keep in their mind. Critic and historian Ernst Gombrich argued the impossibility to objectify the comprehension of reality through the images, supporting the necessary work of the mind in reading and reinterpreting reality.

Selected works displayed in Eyes-Mind-Brain depict mental landscapes, play with the effects of light and the movement of masses, accentuate the emotional values ​​of the work when referring to the memory of events, thus fostering the idea of ​​active spectatorship completing the full meaning of the work. The exhibition attempts to explore the mental condition of visitors at the end of the exhibition in order to induce them to find out the image each of them have developed 'behind the eye', connecting all the nervous flows.