Ettore Frani / Lorenzo Cardi – Composizioni

Bologna - 07/11/2015 : 13/12/2015

La mostra, curata da Eli Genuizzi Sassoli de’ Bianchi, presenta un ciclo di opere del romano Cardi e del giovane molisano Frani, esplorando la dimensione metafisica implicita nel “fare pittura”, che qui si concretizza nell’incontro con un luogo storico, ricco di memorie e di bellezza.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 7 novembre al 13 dicembre 2015, presso il Complesso Monumentale di Santa Maria della Vita, si terrà la mostra Composizioni, dedicata a due significativi artisti contemporanei: Ettore Frani e Lorenzo Cardi.

Promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Genus Bononiae. Musei nella Città, la mostra, curata da Eli Genuizzi Sassoli de’ Bianchi, presenta un ciclo di opere del romano Cardi e del giovane molisano Frani, esplorando la dimensione metafisica implicita nel “fare pittura”, che qui si concretizza nell’incontro con un luogo storico, ricco di memorie e di bellezza



Le splendide sale del Museo e dell’Oratorio ospiteranno circa trenta opere che sembrano nate tra queste pareti cariche di una tradizione artistica antica, ma anche intrise di vissuti di sofferenza e di preghiera. “Luoghi-soglia da attraversare in silenzio, in ascolto”.
Due artisti contemporanei che si inseriscono straordinariamente in un contesto classico tra la dimensione etica dell’arte e la memoria antica del luogo.

Il Santuario e il Compianto di Niccolò dell’Arca così come l’Oratorio con il Transito della Vergine di Alfonso Lombardi entrano in colloquio con le Silenziose di Frani, realizzate per l’occasione della mostra, e con le Composizioni di Cardi, che sembrano ispirate a questo luogo denso di memorie.

Due pittori che, come illustra la curatrice: “accolgono, nella quotidianità, la loro chiamata alla pittura, e, nell’attingere al silenzio, si pongono in ascolto”, nel tentativo di aprire la visione per fare emergere ciò che eccede il nostro sguardo, con la consapevolezza che, così come affermava Paul Klee, probabilmente la finalità ultima della pratica dell’arte è rendere visibile ciò che non è visibile, e che questa è tuttora la vocazione suprema dell’opera.