Eternal September

Lubiana - 02/09/2014 : 26/09/2014

Eternal September è una mostra collettiva che indaga il rapporto tra l’attività artistica professionale e l’emergere dei movimenti culturali amatoriali attraverso Internet, un evento di portata storica che sta generando un enorme e affascinante cambio di paradigma in ogni campo della cultura, in special modo quello visivo.

Informazioni

Comunicato stampa

Eternal September è una mostra collettiva che indaga il rapporto tra l’attività artistica professionale e l’emergere dei movimenti culturali amatoriali attraverso Internet, un evento di portata storica che sta generando un enorme e affascinante cambio di paradigma in ogni campo della cultura, in special modo quello visivo. La mostra include le opere di 15 autori (professionisti e amatori) e una serie di progetti speciali ed eventi collaterali che avranno luogo sia offline che online




Artisti: Anonymous (The Game Pro), Tymek Borowski & Pawel Sysiak, Mauro Ceolin, Paolo Cirio, Paul Destieu, Electroboutique, Matthias Fritsch, Colin Guillemet, David Horvitz, Maskull Lasserre, Aled Lewis, Dennis Logan (Spatula007), Valeria Mancinelli & Roberto Fassone, Mark McEvoy, Casey Pugh et al., Steve Roggenbuck, Smetnjak Collective, Helmut Smits, Phil Thompson, Wendy Vainity (madcatlady)



“Eternal September” è un’espressione coniata da David Fischer in un commento inviato al gruppo Usenet alt.folklore.computers nel 1994 ("September 1993 will go down in net.history as the September that never ended.”). “Il settembre che non è mai finito” è quello del 1993, quando AOL (America Online) diede a tutti i suoi abbonati la possibilità di accedere a Usenet. Prima di allora, infatti, la rete era usata perlopiù da un pubblico universitario, che aumentava, a piccole ondate, proprio durante il mese di settembre, in corrispondenza con l’arrivo delle matricole. Ogni volta che un flusso di nuovi user entrava nel network, la comunità doveva confrontarsi con un certo “analfabetismo” dei nuovi arrivati, ignari dell’esistenza della netiquette e delle numerose regole non scritte della comunicazione online sulle quali si reggevano gli equilibri di queste prime, pionieristiche community.

Il “settembre eterno”, naturalmente, continua ancora oggi e non sembra destinato a fermarsi. L’accesso alla Rete, che nel frattempo è diventata globale, è infatti in costante aumento, nonostante le ben note problematiche del digital divide. Questo fenomeno, che da onda anomala si è trasformato in un inarrestabile tsunami, ha generato uno slittamento culturale di proporzioni gigantesche, che coinvolge tutti i settori della società. La questione dell’accesso va infatti intesa in senso molto ampio: accesso all’informazione, alle tecnologie di produzione, ai sistemi di distribuzione. Tutti i sistemi di gestione della cultura sono andati in crisi, determinando anche il crollo definitivo dei modelli economici ad essi associati.

L’ultima conseguenza di questo fenomeno è forse la più radicale: la definitiva messa in discussione del “professionalismo”, un evento profetizzato dagli osservatori più attenti sin dagli anni Settanta. Gene Youngblood, ad esempio, scriveva, nel catalogo dell'edizione 1982 di Siggraph, Mecca internazionale degli appassionati di Computer Graphic: “Nessuna motivazione è più pura, nessun risultato più pieno di dignità di quello dell'amatore che lo fa per amore. […] Uno strumento è ‘maturo' tanto più è facile da usare, accessibile a chiunque, capace di offrire alta qualità a basso costo, e caratterizzato da una pratica pluralistica anziché singolare, utile per una moltitudine di valori. Il professionalismo è un modello arcaico che sta svanendo nel crepuscolo dell'Era Industriale…”.


Una caratteristica fondamentale del nuovo scenario culturale, su cui la mostra Eternal September vuole puntare i riflettori, è costituita dalla velocità con cui i contenuti creativi vengono prodotti e diffusi. Una circolazione frenetica e inarrestabile che ha indotto critici e giornalisti a servirsi, per descriverla, di aggettivi mutuati dalla biologia: si parla di contenuti virali, mind virus, media contagiosi. C’è poi chi scomoda una popolare teoria scientifica, nata negli anni Settanta nel contesto della travolgente impennata della ricerca genetica: la cosiddetta “memetica”. Essa postula l’esistenza, accanto ai “geni”, dei “memi”, entità che svolgono la stessa funzione dei geni per l’evoluzione biologica, ma in un contesto culturale. 
In un ambiente fluido e veloce come Internet, in cui qualsiasi contenuto - immagine, suono o testo - può essere editato con la stessa rapidità con cui viene fruito (lanciando un software sul proprio personal computer) e altrettanto facilmente reinserito nel circuito della comunicazione (inviando un messaggio email o pubblicando su una pagina web in pochi secondi), il carattere metamorfico di un prodotto culturale si moltiplica esponenzialmente.
L’allure amatoriale, infine, rappresenta una garanzia di entusiasmo e genuinità in un’epoca in cui la costruzione dell’immagine è diventata una scienza. Un po’ come succedeva nei primi del Novecento, quando l’essenzialità e la spontaneità delle espressioni arcaiche e/o esotiche veniva usata come antidoto alla stanchezza della cultura occidentale, considerata decadente e artefatta. Oggi il nuovo “primitivismo” coincide con l’amatoriale. 


La mostra Eternal September mescola senza paura artisti professionisti e “non professionisti”, mettendo a confronto immagini, estetiche e linguaggi. Un numero sempre maggiore di artisti, infatti, si confronta attivamente con questo nuovo scenario, un contesto all’interno del quale i confini tra la cosiddetta arte “professionale” e quella “amatoriale” sono sempre più sfumati e difficili da tracciare. Inoltre, il progetto cerca di dimostrare come molte strategie estetiche e stilistiche normalmente associate all’arte contemporanea d’avanguardia siano state assimilate da un certo tipo di cultura popolare che nasce e si riproduce in rete. 

La nostra definizione di arte sta cambiando radicalmente, ancora una volta. Questo processo rappresenta una sfida sia per gli artisti che per gli spettatori, due categorie che si fanno ogni giorno più instabili e interconnesse. Eternal September è un tentativo di riconoscere e analizzare la rivoluzione che sta sovvertendo la cultura visuale contemporanea, una catastrofe vivace e confusa che sta rapidamente spazzando via tutti i nostri punti di riferimento nel territorio dell’arte. Non offriamo nuove certezze, tuttavia. Piuttosto, si tratta di un invito ad immergersi in questo mare magnum insieme, per cercare di comprenderlo.