Espressioni contemporanee

Firenze - 20/06/2014 : 20/07/2014

In mostra il primo di un ciclo di appuntamenti dedicati, di volta in vota, a tre personalità diverse del panorama attuale dell’arte.

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo l’apertura a ottobre del 2013 dello splendido spazio in Lungarno Cellini, realizzato grazie all’intervento di Archea Associati, Tornabuoni Arte scommette ancora su Firenze con una nuova galleria dedicata agli artisti contemporanei scelti e selezionati da Roberto Casamonti



Situata nel cuore storico della città, in via Maggio 58r, Tornabuoni Arte Contemporary Art, circa 200 metri quadri distribuiti su due piani, inaugura venerdì 20 giugno, alle ore 18.00, con ESPRESSIONI CONTEMPORANEE, opere di Enrico Benetta, Luigi Carboni e Francesca Pasquali, il primo di un ciclo di appuntamenti dedicati, di volta in vota, a tre personalità diverse del panorama attuale dell’arte.

Una scelta, quella di Casamonti, che consentirà di portare avanti nello spazio di Lungarno Cellini la programmazione di mostre che lo hanno sempre caratterizzato, legate a una ricerca più storica sull’Avanguardia Italiana e Internazionale del XX secolo: Fontana, Boetti, Bonalumi, Castellani, Dadamaino, Dorazio, Burri ma anche De Chirico, Morandi, Balla e Severini per quanto riguarda gli artisti italiani; Picasso, Miró, Kandinsky, Hartung, Poliakoff, Dubuffet, Lam, Matta, Christo, Wesselmann, Warhol, Basquiat per gli stranieri.
Via Maggio sarà invece luogo di approfondimento delle ricerche contemporanee, vetrina per artisti anche più giovani con collettive ed esposizioni personali.

ESPRESSIONI CONTEMPORANEE apre dunque con i lavori di Francesca Pasquali, bolognese classe 1980, il cui linguaggio affonda le proprie radici nell’Arte Povera, vicina in particolare a Pino Pascali, e che sperimenta materiali diversi provenienti prevalentemente dal mondo industriale, neoprene, pvc, gommapiuma, setole sintetiche, palloncini, cannucce, intrecciati in griglie precostituite. Francesca Pasquali da vita ad un tipo di tessitura che si estende nell’ambiente e diviene quasi elemento architettonico, intreccia materiali polimerici, naturali e non, in griglie precostituite, con le quali crea grandi strutture fiitomorfiche tessute a mano. I suoi lavori instaurano un rapporto di fascinazione con il pubblico che da passivo osservatore diventa attore dell’opera stessa; complici sono le superfici plastiche e vibranti, destinate a sviluppare quell'effetto cangiante che non lascia il tempo di chiederci “di cosa sia fatta” l'opera stessa, ma ci invita ad avvicinarci ad essa, ad osservarla e al contempo a toccarla, a entrare in contatto con la sua materia, ad ascoltarne, anche, la silenziosa presenza.

Legate al tema della comunicazione sono le opere di Enrico Benetta (Montebelluna, 1977). Tele, sculture o installazioni che si distinguono per una passione per la scrittura, che lo accompagna sin da quando era piccolo, e l’utilizzo del carattere di stampa per eccellenza, il Bodoni, ormai divenuto cifra stilistica dell’artista e che è alla base della creazione di una trama visiva originale e casuale. Utilizzare questo carattere come mezzo espressivo è per Benetta non un limite ma al contrario la possibilità di andare oltre con la fantasia, non a caso le lettere proseguono fuori dalle sue tele, fuggono e divengono materia, lettere d’acciaio che si liberano nell’aria, capaci di emozionare grazie alla bellezza del carattere e all’eleganza dell’insieme. Le strutture scultoree sono realizzate con un materiale naturale, l'acciaio cor-ten che dona a questi lavori una qualità antica, rievocando un passato dal fascino letterario.

Chiude questa triade Luigi Carboni (Pesaro, 1957), uno degli artisti italiani tra i più eclettici della sua generazione. Le sue tele-sculture si caratterizzano per l’uso di forme geometriche che definiscono la struttura del dipinto e sulle quali si sovrappongono stampi, disegni floreali o animali. Attraverso il colore, le sue opere acquistano un dimensione materica quasi tridimensionale, creando giochi di luci e ombre. Un’indagine, quella di Carboni sulla struttura reticolare, che dalla seconda metà degli anni Ottanta si è fatta sempre più serrata. Consapevole dell'importanza storica della vera pittura, l’artista cerca di rivendicarle lo spazio che le neoavanguardie le hanno sottratto, recuperando quella manualità fattitiva che è sempre stata prerogativa del fare pittorico. Le cosiddette tele-sculture (bianche, rosse, nere) - rese con gli anni più spesse e dense - catturano e riflettono la luci e le ombre proprio grazie all'interazione tra il colore e la struttura geometrica sottostante, configurata senza una preventiva e apparente volontà: nell'arabesco del loro disegno, le forme geometriche manifestano il proprio comune denominatore nell'evanescenza del colore, steso tono su tono e mantenuto in rilievo materico.