Esposta. Arte ad alta quota – Diego Soldà / Stefano Mario Zatti
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, prosegue la stagione espositiva nella sede di montagna a Sansicario Alto con Sottotraccia. Diego Soldà – Stefano Mario Zatti, terzo appuntamento della rassegna invernale ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA.
Comunicato stampa
SOTTOTRACCIA DIEGO SOLDÀ - STEFANO MARIO ZATTI
GALLERIA UMBERTO BENAPPI – SANSICARIO | 05.03 - 26.04.2026
Opening sabato 4 aprile 2026 h. 18
in collaborazione con Atipografia, Arzignano (VI)
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, prosegue la stagione espositiva nella sede di montagna a Sansicario Alto con Sottotraccia. Diego Soldà - Stefano Mario Zatti, terzo appuntamento della rassegna invernale ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA.
La mostra è realizzata in collaborazione con Atipografia (Arzignano, VI), fondata da Elena Dal Molin nel 2014 come associazione culturale, successivamente affiancata dall’attività di galleria d’arte contemporanea. Lo spazio ha sede in un’antica tipografia di fine Ottocento, oggetto di un accurato intervento di restauro che ha riconvertito la struttura industriale dismessa in un luogo di incontro e di condivisione per la comunità. La galleria promuove artisti di diversa generazione e provenienza geografica, anche attraverso programmi di residenze d’artista e progetti site-specific.
La montagna è deposito. È pressione lenta. È tempo che lavora senza testimoni. In questa mostra, il paesaggio non viene rappresentato: viene lasciato agire.
Le pitture di Diego Soldà nascono da un processo di accumulazione ostinata. Strati di tempera sovrapposti per mesi, talvolta per anni, costruiscono una superficie che è in realtà un corpo. Il gesto pittorico non è immediato: è sedimentazione. Quando l’opera viene incisa, sezionata, il colore rivela la propria crescita interna, come una parete rocciosa tagliata a vivo. La pittura diventa geologia: tempo compresso, memoria cromatica stratificata, materia che trattiene il proprio passato.
Se Soldà lavora per accumulazione, Stefano Mario Zatti opera per esposizione. Le sue Sindoni sono lenzuoli lasciati in luoghi remoti della montagna per mesi, affidati all’azione di vento, umidità, luce, escursioni termiche, residui organici. In totale assenza umana, il paesaggio interviene come agente attivo. Il tessuto non viene dipinto: viene attraversato dal tempo.
Recuperate e presentate insieme alla fotografia del luogo in cui sono state ritrovate, queste superfici diventano registri di una trasformazione silenziosa. L’immagine fotografica non svolge una funzione illustrativa, ma topografica: indica una coordinata, un punto di contatto tra materia e ambiente. Le Sindoni sono tracce di un tempo non antropocentrico, di una montagna che agisce senza essere osservata.
Sottotraccia mette in dialogo pratiche che condividono una medesima struttura temporale. Stratificazione, deposito, attesa, esposizione: sono dinamiche che attraversano la materia pittorica, il tessuto, la roccia e la storia. Ciò che emerge non è un paesaggio contemplato, ma un paesaggio agito; non un’immagine, ma una sezione.
La mostra espande il concetto di traccia: ciò che resta quando il rumore si ritira, ciò che continua a operare sotto la superficie. La montagna, allora, non è solo luogo geografico ma paradigma cosmico. Se le anime diventano stelle, il cielo si configura come deposito luminoso di memorie, e se la materia di cui siamo fatti proviene da antiche esplosioni stellari, allora ogni stratificazione terrestre è già, in potenza, un frammento di cosmo.
Sottotraccia è l’anatomia di un paesaggio muto, ma non parla di silenzio come assenza, ma come condizione generativa: uno spazio in cui il tempo lavora e la materia ricorda.
DIEGO SOLDÀ (1981) è nato a Arzignano (VI), vive e lavora a Chiampo (VI).
Fin dall’inizio della sua attività ha analizzato e modificato la struttura dell’atto pittorico e della materia condizionandone il risultato. La sua ricerca non si limita solo ad utilizzare la pittura, ma innerva tutta la sua osservazione sul significato, la potenza e la forza narrativa e suggestiva del colore da cui questa si genera.
Negli ultimi anni si è focalizzato in particolare sulla stratificazione di elementi evidenziando una processualità del dipingere unita all’estetica della materia. Le pitture-sculture di Soldà sono strati monocromi di tempera stesi quotidianamente per anni; una pittura che dà forma al tempo nel suo realizzarsi nello spazio. L’opera cresce ad ogni passaggio del pennello, una cura quotidiana.
Giovanissimo, Diego Soldà inizia ad esporre in laguna partecipando alla 83.ma, 84.ma e 85.ma collettiva Bevilacqua La Masa e prende parte a numerose mostre collettive e personali, esponendo, tra gli altri, presso: Museo della Permanente, Milano (2002); Basilica Palladiana, Vicenza (2004); Pinacoteca Nazionale, Bologna (2007); Galleria Arrivada, Coira, Svizzera (2013); Galleria Cart, Monza (2014); Palazzo Monferrato, Alessandria (2015); Galleria San Fedele, Milano (2016); Forte di Gavi, Alessandria (2016); Dimora Artica, Milano (2016); Surplace Artspace, Varese (2018); Atipografia, Arzignano, Vicenza (2023); Studio La Città, Verona (2024, 2025).
STEFANO MARIO ZATTI (1983) è nato a Padova e vive in provincia di Venezia.
Le sue opere nascono dallo studio delle tradizioni spirituali dell'uomo. È nell'intimità personale che le opere dell'artista trovano la loro origine, per arrivare inaspettatamente a una qualche verità, una radice necessaria.
La parola come atto creativo è centrale nella ricerca di Stefano Mario Zatti. Si va dalla rappresentazione puramente simbolica, dove la parola non è un elemento mostrato, ma sotteso - come se i sentimenti fossero trasformati in grafica e la grafica in sentimenti - a opere in cui l'elemento grafico stesso mostra la parola come atto finale e fondante della rappresentazione.
Con il progetto Riserva Artificiale, ha partecipato a diverse mostre, tra le quali: “50. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia” (Venezia, 2003); “Emergenze” (Fondazione Pistoletto, Biella, Torino, 2004); “Empowerment. Cantiere Italia, radiografia dell’Italia che cambia attraverso 60 artisti” (Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova, 2004); “Petrologiche” (Galleria A+A, Venezia, 2004). Ha successivamente esposto, con il proprio nome, nell’ambito delle collettive: “Achtung” (Accademia di Belle Arti, Vienna, 2006); Störung Festival (Barcelona, Spagna, 2008 - 2014); “Le latitudini dell’arte” (Genova, 2017 - Berlino, 2023). Dal 2007 la sua ricerca diventa intima e introversa, ma continua. Il risultato è un imponente corpus di lavori suddiviso in 17 mondi che, nel 2016 viene conosciuto da Elena Dal Molin, dando vita ad una prolifica collaborazione che porta prima alla collettiva “Tre anni sulla pietra”, poi alle mostre personali “Ecumene” (2019) e “La forma delle parole” (2023) presso Atipografia ad Arzignano (VI).