Esercizi di decapitazione

Roma - 04/04/2012 : 31/05/2012

Partendo dall’assunto che cimentandosi nella rappresentazione della testa umana immancabilmente si compie una decapitazione della figura, ognuno degli artisti metterà in scena la sua personale capacità di decollatore.

Informazioni

Comunicato stampa

Delloro Contemporary Art is pleased to present in his roman venue “Beheading practice” (Esercizi di Decapitazione), a group exhibition by Davide Balliano, Alessandro Dandini de Sylva, Marco Di Giovanni, Paolo Grassino, Sergio Ragalzi and Andreas Zingerle. Six artists are summoned up to show their skills in ‘beheading’: by representing heads, artists put on stage their outstanding way to ‘decapitate’ the human figure.
Even if they express themselves through different languages they are all focusing on a matter which seems to be more ‘mental’ then ever thought

In all the works exhibited the ‘decapited heads’ are completely indipendent, as if they were not originally part of a body. Based on this perfect indipendence of human head, in both conceptual and aesthetic senses, the exhibition approaches ironically the “anatomical obsession”starting from the idea of practice as repetition, because exercices are for their own definition a systematic method aimed to reach a perfect final synthesis. All artists in all ages have been practicing the study of head, beheading each in a different way their personal obsession for the theme. At the same time, this ironic decapitation is able to minimize the quest of perfection and someway to ridicule it.
The exhibition pass through painting, draw, sculpture, photograph and installation, from multiple works in series to individual, until finally converge in a special dimension of reflection. So we can visit the archetypal shapes of Ragalzi, appearing as prehistoric paintings, passing throughout little self -portraits of Grassino where he obsessively overdoes on his own head image. Then we can easily approach the confortable shapes of Andreas Zingerle’s concrete modeling, repeating them in more then one attempts, and deal with the conceptual synthesis of Dandini’s photos or with the graphic taste of Balliano. The final destination will be that of self- beheading: approaching the Di Giovanni’s installation visitors will finally loose their heads, even if only in optical sense. This way the decapitation practice reaches its inescapable end.

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Ogni artista in ogni epoca della storia si è cimentato almeno una volta nello studio della testa umana, in quell’esercizio di decapitazione che ha fatto del capo il trofeo di un’ossessione. Delloro Arte Contemporanea raccoglie le teste di sei artisti che si sono esercitati nella rappresentazione di quella strana macchina di percezione, preda di stimoli e carica di impulsi, che per molti aspetti rimane ancora un affascinante mistero. Ossessiva ricerca di una sintesi, ossessiva ridondanza della linea, ossessiva costruzione del volume: DAVIDE BALLIANO, ALESSANDRO DANDINI DE SYLVA, MARCO DI GIOVANNI, PAOLO GRASSINO, SERGIO RAGALZI e ANDREAS ZINGERLE si esprimono mediante linguaggi completamente diversi, eppure tutti sono alle prese con un soggetto che è molto più mentale di quanto possa sembrare. In tutti i casi, infatti, le teste “decapitate” presentano tale completezza da sembrare organismi del tutto autonomi, quasi
non appartenenti ad un corpo.
Da questa perfetta autonomia della testa, sia concettuale sia estetica, nasce l’idea di una mostra che affronti ironicamente questa “ossessione anatomica”, partendo dal concetto di esercitazione come ripetizione, perché l’esercizio è di per sè un procedere ripetitivo e sistematico. Se l’esercizio è teso, di norma, alla ricerca di una soluzione che sia completa e sinteticamente perfetta, la decapitazione ironica della figura umana è in grado di sdrammatizzare questa stessa ricerca di perfezione e, in qualche modo, di ridicolizzarla.
Viene fuori, così, un percorso ludico ma severo attraverso la pittura, il disegno, la scultura, la fotografia e infine l’installazione, procedendo per gradi, dal multiplo alla sintesi, per concludere nel riflesso.
Si parte dunque dalle forme archetipe di Ragalzi, che ci appaiono come pitture preistoriche, per poi passare ai piccoli autoritratti di Grassino, dove l’artista interviene ossessivamente sull’immagine della propria testa, si approda poi nelle forme morbide dei calchi in cemento di Andreas Zingerle, anch’essi ripetuti in più tentativi, passando poi per la sintesi più “concettuale” della fotografia di Dandini e per quella più “grafica” di Balliano. Si concludere infine con la decollazione dello stesso spettatore che, affacciandosi nella scultura-installazione di Di Giovanni, perde, almeno in senso ‘ottico’, la propria testa. E’ compiuto così, inesorabilmente, l’esercizio di decapitazione.