Ernesto Ornati – Ritratti di Personaggi del XX Secolo

Pavia - 31/08/2013 : 29/09/2013

La mostra presenta una ricca selezione di opere del Maestro.

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Comunicato stampa

Pavia celebra lo scultore Ernesto Ornati (Vigevano, classe 1932), artista noto e apprezzato nel panorama dell’arte contemporanea, anche internazionale. “Ritratti di Personaggi del XX Secolo” apre sabato 31 agosto (inaugurazione ore 18) nella Sala mostre del Castello Visconteo di Pavia e, curata dai Musei Civici, presenta una ricca selezione di opere del Maestro



Tra terrecotte policrome, bronzi, legni, disegni acrilici, oli e acqueforti, spicca la collezione di 31 ritratti (tutte terrecotte policrome, eccetto due bronzi) di personaggi della cultura e dell’arte del secolo scorso, già presentata alla Fondazione Stelline di Milano (nel 2002) e al Museo Archeologico di Potenza (nel 2004), che Ernesto Ornati ha deciso di donare, per intero, ai Musei Civici del Castello Visconteo, e che sarà acquisita alle collezioni civiche pavesi.

Ernesto Ornati dà avvio a questo corpo di opere nel 1964 quando modella, ritraendolo dal vero nello studio di Milano, la testa di Carlo Carrà . Da allora si sono aggiunti alla collezione molti altri ritratti, realizzati in luoghi e tempi diversi ma tutti rigorosamente dal vero. Tra gli altri, hanno posato per Ornati personaggi della cultura internazionale come Ezra Pound (l’incontro avvenne nel 1967 a Rapallo) e Alvar Aalto (realizzato in bronzo), Graham Sutherland e Hans Richter, nonché artisti scrittori e critici italiani come Ennio Morlotti e Piero Chiara, Alik Cavaliere ed Emilio Tadini, Rossana Bossaglia, Gianfranco Ferroni e Federica Galli. Tra tutti, spicca il ritratto di Giovanni Testori (realizzato in bronzo) che fu colui che con l'acutezza di critico e storico seppe riconoscere, già nel 1967, l'importanza del lavoro di Ornati e intuì le conseguenze della sua ricerca.

Scrittori, artisti, architetti, uomini di cultura e ingegno, ma soprattutto persone, le statue parlanti di Ornati esprimono un’umanità inquieta, quella degli uomini del mondo contemporaneo. La mia lettura dei volti – dichiara l’artista in un’intervista – parte dal fatto che una testa è costruita come un’autentica architettura pertanto, se si sanno leggere i piani e le forme di questa architettura, si imposta immediatamente il volto in creta senza difficoltà. Ora, la differenza sta se sei una persona dotata di capacità di osservazione psicologica e sensibilità, perché saprai leggere anche nell’animo e nella psiche di ogni personaggio, essendo queste cose incise nel nostro volto dalla vita, giorno per giorno.
Ernesto Ornati ruba sguardi ed espressioni alla ricerca di una ruga, di un segno sulla pelle e negli occhi: regalo della vita, testimone del tempo che è stato.

Dai ritratti alle nature morte, alle pittosculture (rilievi in terracotta policroma ispirati a temi letterari, a visioni della vita, oppure ai grandi problemi dell'umanità come la guerra e la pace), la posizione di Ornati verso i suoi temi è sempre la stessa: è implicita la curiosità per il soggetto umano, per gli animali, per la frutta e le nature morte. L’atto del ritrarre è per lui come una sfida, che consiste nel riuscire a ricreare ogni volta una forma viva e plausibile.
Una accanto all’altra, le sue opere sembrano una galleria di testimonianze. La storia che le tiene insieme è la stessa, ma ogni personaggio l’ha vista e la ricorda da un’inquadratura diversa. E ne porta anche impressioni e valutazioni differenti: specchio di inquietudini interiori.
L’artista si concentra quasi ossessivamente sui visi, li studia nei minimi particolari, con un’attenzione al dettaglio degna di un amanuense. Scava tra le rughe e le smorfie, tra i sorrisi e gli stupori, per ritrovare le tracce che eventi e passioni hanno lasciato sul campo. Per individuare quanto resti, sul viso di chi le ha vissute, delle macerie, delle gioie, delle vittorie, dei fallimenti e delle speranze dell’esistenza.

L’importante non è correre, ma approfondire, non è filare veloci, ma immergersi. Ci si deve tuffare nelle opere di Ernesto Ornati, bisogna entrare e scomparire. Perché l’artista non elenca, non si attarda a descrivere eventi e passioni. Non svela segreti e neppure porta alla luce del sole quanto gelosamente custodito. Si limita a far capire che attorno a qualcosa del passato è stata tessuta quella trama di pelle ora davanti agli occhi di tutti. E che “quel qualcosa” che appartiene al tempo andato resta comunque impalpabile. Dietro alle labbra obbligate in quella particolare smorfia, nella piega rabbiosa delle rughe, nel chiarore degli occhi e nella velata oscurità dei sorrisi si cela tutta una serie di passioni mai sopite, desideri, sogni, dolori e antiche felicità. Guardando i personaggi dritti negli occhi, ci si vede il destino dentro, compiacente o crudele, che come ogni buon mistero che si rispetti è impossibile conoscere del tutto. Non si riesce mai ad afferrarlo e trattenerlo. Si può soltanto immaginare quanto presumibilmente sia avvenuto.