Equilibrium

Asolo - 03/11/2012 : 23/11/2012

In mezzo, se riusciamo a tenere l'equilibrio, il sentiero giunge a questa casa: un affondo nel mondo, la scelta precisa di stare qui e di partire da quello che ci troviamo davanti agli occhi. Come un fungo, o un qualsiasi parassita, che vive di quello che il corpo ospitante gli offre. O almeno ci prova.

Informazioni

Comunicato stampa

Questa lettera che vi spedisco, evidentemente scritta nel giorno sbagliato e da tanto lontano, è come se si sviluppasse lungo un sentiero stretto stretto con ai lati due crinali ripidissimi. Da una parte c'è il rischio di non riuscire a dire nulla, di cadere in un vortice di immagini che non possano generare altro che loro stesse; dall'altra la paura di salire fino a divenire un santone televisivo, cercando di far acquisire un significato simbolico a tutti questi mostri

In mezzo, se riusciamo a tenere l'equilibrio, il sentiero giunge a questa casa: un affondo nel mondo, la scelta precisa di stare qui e di partire da quello che ci troviamo davanti agli occhi.
Come un fungo, o un qualsiasi parassita, che vive di quello che il corpo ospitante gli offre. O almeno ci prova.

Francesco Bertelé presenta sempre nuovi punti di osservazione del mondo. Siano le sue opere composte da case sugli alberi, sentieri nei boschi, stanze semibuie, in esse lo sguardo si fa sottile e indaga con stupore oggetti e paesaggi, che vengono rielaborati attraverso un lungo processo che porta all'elaborazione di un nuovo spazio d'esperienza.
Assenza d'Opera-Respiro, il corpus più recente, è costituito da gesti scultorei in cui associazioni di forme, innesti e appoggi trasformano dei resti di vita – per lo più legni e ossa – in delle chimere multiformi, delle mute presenze in cui si fonde la più intima visione interiore e l'abbraccio del di fuori.

Il racconto è un aspetto centrale della pratica di Antonio Guiotto, le cui opere riflettono sui modi e le finalità del raccontare storie - la storia dell'arte, la propria storia, e molte altre, con un'ampia rosa di stili e pose: a volte ironico, a volte drammatico, spesso logorroico e qualche volta reticente.
I suoi interventi, siano essi testuali, performativi o scultorei, si configurano come strutture che implementano il reale e ne evidenziano allo stesso tempo l'estrema precarietà, cercando di tenerlo letteralmente in piedi. Attraverso il fitto setaccio di allusioni e citazioni filtrano indizi di senso, promesse di strutture più solide, il sogno di una casa che possa resistere ad ogni vento.