Enrico Fedrigoli – Objets à réaction poétique

Cesena - 07/06/2014 : 01/08/2014

Una raffinata raccolta di stampe fotografiche in bianco e nero, una ricerca condotta nell’ambito dello still life per suggerire un mondo dove originali nature morte si assemblano fra memoria e ricordo e personali oggetti dell’artista veneto.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 7 giugno 2014, alle ore 18,30 presso IL VICOLO Galleria Arte Contemporanea, si inaugurerà la mostra fotografica ENRICO FEDRIGOLI - Objets à réaction poétique, composta da un corpus di 53 opere di un “maestro del banco ottico”, presentate dall’architetto Luigi Marastoni e dal regista Luigi De Angelis. Una raffinata raccolta di stampe fotografiche in bianco e nero, una ricerca condotta nell’ambito dello still life per suggerire un mondo dove originali nature morte si assemblano fra memoria e ricordo e personali oggetti dell’artista veneto



La rassegna è accompagnata da un prestigioso catalogo, edito da IL VICOLO Editore (Cesena, 2014, pp. 128, Euro 18,00), che verrà presentato in occasione del vernissage. Il volume documenta tutte le 53 opere in mostra, corredate da due testi critici a firma di Luigi Marastoni e Luigi De Angelis con una nota di Marisa Zattini.
Scrive l’architetto Luigi Marastoni: «53 immagini si susseguono seguendo un ordine cronologico. / Sono objets à réaction poétique perché non dimenticano il Novecento. / Sono objets à réaction poétique per la presenza quotidiana di queste forme nella vita dell’artista. / Si confrontano con il ready made duchampiano ma non perseguono alcuna azione critica o dissacratoria nei confronti del sistema dei valori costituiti. / Maneggiano l’objet trouvè ma non inneggiano alla casualità o alla naturalità. / Utilizzano i detriti cari a Irving Penn ma non c’è interesse per la loro natura di scarto, rifiuto. [...] Pur traendo linfa dal mondo del Novecento le immagini di objet à réaction poétique si innestano in un percorso senza tempo, smontano parte delle istanze moderne che ci hanno fino ad ora accompagnato e aprono le porte ad altre possibili combinazioni linguistiche».
Prosegue poi il regista teatrale Luigi De Angelis: «Immaginiamo un’esposizione di stampe fotografiche in bianco e nero in una galleria d’arte o in un museo. Ognuna di queste fotografie è inquadrata da un elegante passepartout in cartoncino e da una cornice in legno dorata o di altro colore, barocca. Il formato di ogni fotografia è di circa 30 x 40 cm, verticale o orizzontale. L’andamento delle opere disegna lungo le pareti delle linee intermittenti, larghe, delle bande che si contendono il primato del bianco o del nero».
Va precisato che questa mostra si configura come la prima esposizione di lavori - tutti inediti - che esula dal precedente percorso dell’artista-fotografo legato all’ambito del teatro di ricerca contemporanea.

ENRICO FEDRIGOLI nasce il 26 novembre 1953 a Sant’Ambrogio della Valpolicella (VR). A venticinque anni inizia come fotografo di architettura, ma presto affianca alla ricerca artistica l’attività di fotografo pubblicitario, in Italia e all’estero. Dall’architettura allarga la propria indagine ai rapporti spaziali dei paesaggi e alla fotografia del territorio. Nel 1983 è in India con Milo Manara, per la documentazione fotografica del suo HP e Giuseppe Bergman. Da questo diario di viaggio nasce una pubblicazione che affianca l’albo a fumetti.
Nel 1985 studia le tecniche di utilizzo del banco ottico all’Istituto del design di Milano. Nel 1988 compie il primo viaggio a Berlino, dove realizza
il suo primo portfolio che ritraea la capitale tedesca fino al 1998.
Risale ai primi anni ’90 l’incontro con il teatro: documenta i lavori di Motus, Teatrino Clandestino, Masque Teatro, Societas Raffaello Sanzio, Teatro delle Albe, Teatro Valdoca. Dal 1999 collabora strettamente con la compagnia ravennate Fanny & Alexander.
Da sempre affianca l’attività di fotografo a quella di stampatore delle proprie lastre e pellicole. Parallelamente al lavoro di ricerca nell’ambito teatrale sviluppa un progetto legato allo studio del proprio territorio d’origine (Lo sguardo della pietra). Ha lavorato alla realizzazione di una sorta di atlante visivo, con la collaborazione dell’artista veronese Beatrice Pasquali. Oltre ad alcuni percorsi personali di still life, sta realizzando un lavoro sulla figura femminile nel teatro.