Ennio Onnis – Ubique

Torino - 03/03/2016 : 20/03/2016

Ennio Onnis presenta una serie di opere, realizzate tra il 1995 e il 2016: un’esposizione antologica atipica, in cui l’assoluto e l’imperscrutabile, riassorbiti nell’esperienza dell’umano, acquistano la leggerezza della quotidianità.

Informazioni

  • Luogo: CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO
  • Indirizzo: piazza Cavour angolo via Giolitti - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 03/03/2016 - al 20/03/2016
  • Vernissage: 03/03/2016 ore 18
  • Autori: Ennio Onnis
  • Curatori: Ivan Fassio
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: lunedì – sabato 16.00/20.00, domenica 11.00/17.00

Comunicato stampa

UBIQUE, l’Esposizione Personale di Ennio Onnis a cura di Ivan Fassio, con il patrocinio della Città di Torino, inaugurerà il 3 marzo 2016 presso i locali della Cripta di San Michele Arcangelo in via Giolitti 44. Nel periodo dell’esposizione, fino al 20 marzo, letture, performance, eventi dedicati a scrittura, pittura e scultura dell’artista torinese Ennio Onnis.


Galassie viscerali, lotte intestine, celesti perturbazioni sotterranee, vive e pulsanti: riflessi della volta stellata che macina sopra di noi, lo specchio dell’universo – concavo e convesso – in quanto intuizione concettuale

In ogni dove, dell’uomo restano messaggi rispediti al mittente, qualche preghiera isolata inudita, l’ex-voto rassicurante dopo il naufragio scampato per caso, mai per miracolo. Ennio Onnis presenta una serie di opere, realizzate tra il 1995 e il 2016: un’esposizione antologica atipica, in cui l’assoluto e l’imperscrutabile, riassorbiti nell’esperienza dell’umano, acquistano la leggerezza della quotidianità.

Penso ad un testo. Penso e non scrivo. Uso la strada per camminare: è questo il mio canovaccio. Non sono riuscito a inserire un ultimo verso degno di voi, eredi migliori. Sarà predizione? Intanto, un'inquietudine molle mi commuove daccapo... e il cuore ricomincia, pian piano, a pulsare veloce. Interstizi, tra un io e un altro io. Fragili pezzi di noi, che siam certo un po' più del nostro prodotto. Cado, per sicura vertigine – già programmata, lo so – e franando ti cerco con gli occhi. Dio, tu sai quante cose ho creduto? Parlare con te non risulta mai vano, ma si rischia ogni volta di esser fraintesi dal prossimo.
La vita inizia, sempre. Così, la natura propone le proprie creazioni e creature. Noi percepiamo ed esistiamo. Generalmente, per chissà quale atavico atto di presunzione, indaghiamo. Incerti di fronte all'eternità, scettici e tracotanti, creiamo teorie, schiere di puntelli ideali a cui aggrapparci.
Il testo – l'unico stralcio d'affetto, l'affermazione che non ci saremmo mai bagnati nelle acque del medesimo fiume – andava spazzato dalla corrente. Per nostra sfortuna, non è stato sommerso. Da allora, per vizio, in balia degli sbalzi d'umore, ci tramandiamo di padre in figlio una serie incalcolabile di notazioni verbalizzate sulla nostra condizione. Se, poi, d'un tratto, intuiamo la sconvolgente dimensione dell'infinito, iniziamo a tremare. Allora, ci rifiutiamo, più o meno consciamente, di raccontare la nostra esperienza.
Ennio Onnis soffre di continui mancamenti, poiché, con forza e ostinazione, scaraventa sulla tela e nelle parole dei suoi componimenti tutta la magia misteriosa e tremenda che ha raccolto dall'istintiva frequentazione dell'universale. L'irruenza della sua arte è filtrata dalla volontà di narrare puntualmente, senza troppe concessioni alla suggestività dell'immaginario e dell'astratto, le tappe del proprio viaggio nella realtà contemporanea. Scorrere su ogni accadimento da registrare e utilizzare ogni pretesto: nel frattempo, farsi filtro tra l'evanescenza dell'evento e l'immanenza: ecco l'affilata lama, critica, che l'artista usa per selezionare e riformulare. Il lavorìo di lima sarà, infine, un piacere comicamente sordido: archetipo umanamente paradossale, necessario. Ogni scelta espressionistica, di conseguenza, verrà giustificata linguisticamente dall'empatia con il modello di partenza, dall'afflato già embrionale che muove l'Uno, ovunque e sempre.
Mattatore sui palcoscenici di una Commedia Cosmica e ideatore di una sorta di Teatro dell'Assoluto, Ennio Onnis è un attore che ha saputo difendersi in quanto conoscitore delle arti marziali cinesi, mantenendo in equilibrio, con una grazia orientale, l'estetica e l'eloquenza, la passione per il colore e il concetto. Esperto del microscopico e del macroscopico, l'autore ha saputo colare, ingrandendo e rimpicciolendo su grandi formati, le qualità strutturali accomunanti gli atomi e le galassie, le molecole e le costellazioni, le cellule e le orbite planetarie. L'interno e l'esterno coincidono in una mente che aspira ed espira, ispira ed inspira: catastrofi naturali assimilabili a fratture ossee, invasioni barbariche a contaminazioni batteriche, crisi economiche a stravasi ematici. Sull'altro versante speculativo, ogni gesto della quotidianità, caricato di valore e calore esistenziali, si arricchisce di un tassello, rinascendo tragicamente in un equivalente scenario parallelo: per un dente che duole, c'è un linguaggio che arranca; per un riflesso allo specchio, c'è una visione che avanza. Potere della poetica: alla bocca la parola, alla digestione il rimuginio, allo sguardo la rivelazione. E nella sezione del cranio, finalmente, s'apre un varco il vero sogno: cielo stellato dentro di noi?