Ennio Ludovico Chiggio – Alternanze instabili

Milano - 10/05/2014 : 05/07/2014

Mostra dedicata a un esponente di punta di questa tendenza artistica in Italia: Ennio Ludovico Chiggio, protagonista dello storico Gruppo Enne, costituitosi a Padova nel 1959 e scioltosi alla fine del 1964.

Informazioni

  • Luogo: 10 AM ART GALLERY
  • Indirizzo: Corso San Gottardo 5 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 10/05/2014 - al 05/07/2014
  • Vernissage: 10/05/2014 ore 17,30
  • Autori: Ennio Ludovico Chiggio
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

10 A.M. ART conferma il suo interesse per l’Arte Programmata e Ottico-Cinetica realizzando la mostra ENNIO LUDOVICO CHIGGIO - ALTERNANZE INSTABILI 1959 -2014 (10 maggio - 5 luglio 2014), dedicata a un esponente di punta di questa tendenza artistica in Italia: Ennio Ludovico Chiggio, protagonista dello storico Gruppo Enne, costituitosi a Padova nel 1959 e scioltosi alla fine del 1964

Nell’esposizione sarà delineato un esauriente percorso antologico, a partire da fondamentali opere storiche create all’epoca del Gruppo Enne, attraverso opere che riflettono le ricerche individuali successive allo scioglimento del gruppo, sino ai più recenti, affascinanti lavori : dai Pin–Up del ’59 e dalle Tensioni Interne del ‘59-‘60 ai Dispositivi Optical , le Strutture Ottico-Dinamiche o gli Oculari degli anni ’60, dalle Trame Cinetiche e dalle Interferenze Lineari degli anni ’60-‘70 alle Diffrazioni degli anni ’80-’90, alla Grande Piega (2010), al Grande Otto Volante (2011), o alla Truchet Pyramid (2011) .
Catalogo a cura di Alberta Ziche, con introduzione critica di Silvia Pegoraro e un testo di Ennio L. Chiggio.

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Alle spalle di Ennio Ludovico Chiggio (Napoli, 1938), componente dello storico Gruppo Enne di Padova (1959 – 1964), percepiamo il Costruttivismo e le correnti concretiste, il Bauhaus, Laszlo Moholy-Nagy, Max Bill, Bruno Munari, Enzo Mari e altri operatori che, in virtù della loro doppia qualifica di artisti plastici e progettisti, sostenevano la necessità di abolire ogni distinzione fra disegno industriale, arte “applicata”, “utile”, e arte “pura”, “inutile”.
Nel lavoro di Chiggio colpisce la centralità del concetto di “opera aperta”, elaborato per la prima volta da Umberto Eco nel 1958 (al XII Congresso Internazionale di Filosofia, nella celebre relazione "Il problema dell'opera aperta"), e una profonda indagine sulla psicologia della forma, sui sistemi e sui principi scientifici della percezione e sulle reazioni ottenute attraverso determinati stimoli ottici, quale quello dell’alternanza tra i fondamentali colori-non colori Bianco e Nero, a cui questa mostra dedica particolare attenzione . Altrettanto centrale il concetto di “struttura”, indispensabile a un’arte fondata su principi tecnici e scientifici e su un metodo squisitamente progettuale .
In Italia le forze sparse degli artisti interessati all’arte programmata e Ottico-Cinetica si erano coagulate nel 1959 con la fondazione del Gruppo T a Milano e del Gruppo Enne a Padova, entrambi interessati a un’intensa ricerca di équipe, in cui si riconosce l’impronta dell’avanguardia storica.
Presentando un’importante mostra del Gruppo Enne a Lodz, nel 1967, così scriveva Giulio Carlo Argan: “Le ricerche visive programmate muovono dal postulato che il fatto estetico non esiste in sé, come valore stabilmente connesso con determinati oggetti, gli ‘oggetti d’arte’, ma comincia ad esistere con l’immagine che si forma nel soggetto che riceve attraverso la percezione certi stimoli visivi e psicologici. La differenza rispetto al rapporto tradizionale tra opera d’arte e soggetto fruitore concerne anzitutto la sorgente degli stimoli che non è più un oggetto avente, per sé, valore estetico (…) L’eliminazione dell’oggetto d’arte come sede e veicolo del valore estetico ha come conseguenza anche l’abbandono delle tecniche artistiche tradizionali”.
Riflettendo una salda fiducia nella razionalità della progettazione, le opere “programmate” sono dunque potenzialmente analoghe ai prodotti dell’Industrial design, nel senso che sono basate su un progetto e sulla possibilità di essere ripetute e moltiplicate all'infinito.
L’arte Programmata e Ottico-Cinetica ha avuto una forte valenza internazionale, un successo planetario e una durata che, forse, nessun movimento contemporaneo ha mai potuto vantare : infatti molti artisti che si distinsero a partire dagli anni ’60 in questo tipo di ricerca continuano tuttora a lavorare in questa direzione, con risultati spesso assai efficaci e stimolanti: è il caso di Ennio Ludovico Chiggio, ancora impegnato in un interessante percorso di ricerca e sperimentazione, come dimostrano le opere più recenti esposte in questa mostra: progettualità, rigorosa metodologia scientifica, dialettica che lega l’opera al sociale, volontà di porre lo spettatore al centro dell’opera, caratterizzano il suo lavoro come quando espose nelle prime mostre del Gruppo Enne, presso lo Studio Enne di Padova, più di cinquant’anni fa. La sua ricerca, all’epoca del Gruppo Enne fondata su una rigorosa collettivizzazione del lavoro, pur essendo proseguita individualmente, si indirizza a tutt’oggi verso precise modalità progettuali, metodologie e materiali tecnologici tali da conferire alle opere particolarissime connotazioni spaziali e visive, che sollecitano la percezione dello spettatore attraverso effetti cine-visuali dallo spiccato potere di coinvolgimento. D’altra parte, sin dall’inizio degli anni ’60 Chiggio va definendo in modo sempre più esatto il proprio personale sistema operativo, con lo scopo di dare luogo a strutture materiali e percettive atte a contrapporsi all’aleatorietà della pittura informale. In questo modo consegue – come scriveva il critico Umbro Apollonio, riferendosi in particolare alle serigrafie e agli acrilici del 1964 - “effetti di trasformazione delle forme date per giunture percettive avviate da un particolare stimolo organizzativo” .
Particolarmente interessante - per il senso di destabilizzazione e la vertigine ottica che provoca nello spettatore - la sua ricerca in cui lo studio della percezione visiva si concretizza in strutture - tempere su carta, serigrafie su vari supporti, fustelle su cartoncino e dispositivi cinetici - definite dalle alternanze dei campi Bianco-Rosso o Bianco-Nero , dove qualsiasi superficie riesce ad essere modulata e “mossa” attraverso scansioni destabilizzanti la percezione delle forme solide, che danno vita a ritmi visivi di eccezionale suggestione.





ENNIO CHIGGIO – nota biografica

Nato a Napoli nel 1938, compie studi tecnici e poi artistici a Venezia, ove frequenta con discontinuità l’Accademia e la Facoltà di Architettura. Nel 1957 inizia a dipingere. I suoi primi lavori sembrano improntati all’approfondimento critico del lavoro delle avanguardie storiche, soprattutto del Costruttivismo russo, con il suo neo-plasticismo che fa largo uso della proiezione sul piano bidimensionale.
Nel 1959 fonda a Padova il Gruppo Enne, insieme a Biasi, Costa, Landi e Massironi, e al suo interno opera nel campo delle immagini cinetiche, studiando le interferenze luminose e le variazioni motorie. Con il Gruppo Enne è attivo dal 1961 nell’ambito del movimento internazionale Nuova Tendenza, che trova a Zagabria il suo fulcro ideale, e partecipa alle più importanti esposizioni di Arte Programmata realizzate nella prima metà degli anni Sessanta. Definisce con sempre maggiore precisione l’ambito operativo costruendo “oggetti” ottenuti dalla piegatura e taglio di cartoncini neri, come struttura materiale percettiva in grado di superare l’aleatorietà pittorica del quadro informale. Le attività all’interno del gruppo si fanno più intense e si sviluppa la coscienza di opere-oggetto capaci di modificare l’apprendimento e la fruizione artistica secondo le teorie della forma, dell’informazione e della meccanica quantistica. Il gruppo, già intorno al 1961, definisce i propri oggetti visuali come “Opera Aperta”, secondo la definizione data da Umberto Eco, e con sempre maggiore precisione pone gli enunciati dell'Arte Programmata e cinetica, con il sostegno degli storici dell’Arte Giulio Carlo Argan e Umbro Apollonio. Gli interessi individuali di Chiggio aprono anche alle problematiche della poesia visiva, al concretismo fotografico e alla musica sperimentale. Nel 1964 fonda a Padova, con Teresa Rampazzi , il Gruppo di fonologia sperimentale NPS (Nuove Proposte Sonore) per la produzione di oggetti sonori (Musica elettronica). Apre uno studio attrezzato con apparati per la produzione di eventi sonori sintetici. Alcuni oggetti NPS di Chiggio fanno da spazio sonoro sia nella sezione del Gruppo Enne alla XXXII Biennale di Venezia nel 1964, sia nella retrospettiva al Museo d’Arte Moderna di Lodz del 1967. Dal ’65, scioltosi il Gruppo Enne, Chiggio, sempre più critico nei confronti del mercato dell’arte, porta avanti la sua ricerca a livello di laboratorio, occupandosi anche di design e di graphic design. Dopo il ‘67 sente l’esigenza di superare la produzione di oggetti limitati alla sola fruizione ottico-percettiva per coinvolgere la cinesi corporea e le varie fenomenologie del corpo. Negli anni ’70 progetta molti ambienti e nel 1972, insieme a Costa, Landi e Massironi, crea l’opera collettiva Infodesign, incentrata sulla ricerca ambientale e sull’interesse per la radicalità del design, poi esposta nella mostra Eurodomus a Torino, curata da Giò Ponti. Tra gli anni ‘70 e ‘80 Chiggio prosegue la propria ricerca individuale facendo confluire le sue indagini percettive in strutture definite dalle alternanze dei campi Bianco-Rosso, capaci di modulare qualsiasi superficie attraverso scansioni destabilizzanti il solido formale percepito. Fin dai primi anni del suo operare artistico, Chiggio affianca la ricerca visuale con altre attività produttive, in polemica con l’autoreferenzialità dell’arte. Dal 1964 al 1977 ha uno studio di design che opera in Italia e all'estero, e collabora attivamente alla definizione della figura professionale del designer presso l’Associazione Disegno Industriale di Milano. Dal 1975 al 1991 svolge la direzione artistica per imprese italiane ed estere. Dal 1978 al 1989 svolge attività teorica come docente di Progettazione ed Estetica industriale all’Accademia di Belle Arti di Venezia e come visiting professor presso le Università di Venezia, Firenze e Padova. Nel 1996 apre a Padova il laboratorio multimediale “Embtool”, dove realizza documentari in video digitale sull’architettura e sull’arte, con la collaborazione di Alberta Ziche.