Enérgheia

Milano - 09/01/2013 : 02/02/2013

Enérgheia è l’etimo greco che esprime il lavoro di Giada Paolini e Marco Utili, due artisti che tramite i loro scatti fotografici sono riusciti a raccontarci due punti di vista sul comune tema e sulla poetica trattata in questa bi-personale, “l’energia”, ma in netto contrasto tra loro sulle rispettive modalità di espressione artistica.

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Comunicato stampa

Enérgheia è l’etimo greco che esprime il lavoro di Giada Paolini e Marco Utili, due artisti che tramite i loro scatti fotografici sono riusciti a raccontarci due punti di vista sul comune tema e sulla poetica trattata in questa bi-personale, “l’energia”, ma in netto contrasto tra loro sulle rispettive modalità di espressione artistica.

Giada Paolini, Predilige l’autoscatto dove interpreta se stessa davanti all’obiettivo della macchina fotografica, la sua Nikon, spaziando dal contesto di provenienza “fashion” a quello molto più artistico ed introspettivo che ci presenta in questa mostra meneghina

Paure, traumi ed angosce vengo esorcizzati abilmente grazie alla propria arte. Giada ci presenta dei nuovissimi scatti in bianco e nero (e non solo) dove coniuga la psicologia all’arte, i timori agli amori, le virtù ai vizi…generando un flusso e riflusso energetico

Marco Utili, nelle opere in mostra esplora la ricerca sull’uomo, colto nei diversi aspetti della sua esistenza (“La guerra di Adamo”) indaga le forze e le energie con cui l’uomo convive quotidianamente ignorandone le origini cosmiche (“Enérgheia”) quindi si rivolge all’interpretazione di alcuni aspetti relativi all’essenza dell’Universo con la sezione “Piccola luce”. Il capitolo “le forme prime” riguarda la consapevolezza degli uomini a riconoscere alcune figure archetipiche come segni da cui tutto deriva .
Tutte le sue immagini chiamano in causa l’osservatore mostrando come la fotografia sia un linguaggio senza un codice che la regola, lasciando la possibilità di conoscere molto altro.




Due artisti a confronto, due modi di esprimersi e di esprimere concetti affini tramite due sensibilità totalmente distanti tra loro, ma, unite dal potente mezzo espressivo della fotografia.