Emilia Estrada – Permanently Shadowed
Cantadora è lieta di presentare Permanently Shadowed, la prima mostra personale in Italia di Emilia Estrada, artista argentina che vive e lavora a Rio de Janeiro.
Comunicato stampa
PERMANENTLY SHADOWED, mostra personale di EMILIA ESTRADA (Cordoba, 1989)
12.12.2025 – 28.02.2026
Opening: venerdì 12 dicembre 2025, 18.00 – 21.00
Durante l’opening la scrittrice e traduttrice Allison Grimaldi Donahue leggerà il suo racconto The Mole and The Moon, scritto in occasione della mostra di Emilia Estrada.
Alle 19.00 Flavio Michele, musicista, suonerà dal vivo.
Cantadora è lieta di presentare Permanently Shadowed, la prima mostra personale in Italia di Emilia Estrada, artista argentina che vive e lavora a Rio de Janeiro.
L’artista propone un insieme di opere realizzate appositamente per la galleria, esito del costante lavoro di ricerca d’archivio che Estrada porta avanti da tempo. Il suo principale interesse è individuare e rendere visibili i meccanismi coloniali che hanno contribuito a creare immaginari collettivi e geografie spesso distanti dalla realtà di chi vive e abita quei luoghi.
In Permanently Shadowed, Estrada presenta immagini rielaborate e alterate tratte dal Palestine Exploration Fund Archive, che rappresentano — o vorrebbero rappresentare — un sito archeologico della Gerusalemme del XIX secolo osservato dal punto di vista dello scavo sotterraneo.
All’interno dello spazio espositivo, ci troviamo di fronte a due genealogie visive coeve: le rappresentazioni sotterranee di William Simpson, realizzate durante le spedizioni britanniche a Gerusalemme intorno al 1869, e le immagini lunari create da James Nasmyth in The Moon Considered as a Planet, a World, and a Satellite (1874). Entrambe emergono all’interno del medesimo orizzonte storico — la seconda metà del XIX secolo — quando espansione imperiale, scienza positivista e fiducia nell’immagine convergevano in un’unica promessa di verità: misurare e rappresentare come atti inseparabili del conoscere e del possedere.
Il lavoro di Estrada si articola attraverso strati di tempo che non si susseguono, ma si piegano e riverberano. Frammenti del passato riemergono nel presente come ombre persistenti; immagini storiche — riprodotte, modificate, reinterpretate — pulsano seguendo un ritmo dislocato. Nell’oscillazione, l’archivio cessa di essere un luogo di stabilità e diventa un terreno mobile, dove le narrazioni restano irrisolte e la luce dell’impero tremola ancora sulla superficie della carta.
In questo paesaggio instabile, Estrada apre anche uno spazio di speculazione — non come fantasia futuristica, ma come gesto critico che immagina altri modi di vedere e di abitare. Rivisitando le architetture visive della conquista, trasforma l’atto del mappare in un campo di possibilità.