Elena Damiani – Flow Structures

Milano - 16/11/2016 : 16/01/2017

Elena Damiani presenta una serie di lavori scultorei che contrappongono velatamente la corrosività del rapporto spazio-tempo alla morbida instabilità della materia, articolando un’immagine della composizione del mondo naturale.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA FRANCESCA MININI
  • Indirizzo: Via Massimiano 25 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 16/11/2016 - al 16/01/2017
  • Vernissage: 16/11/2016 ore 19
  • Autori: Elena Damiani
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Tuesday - Saturday 11 - 19.30

Comunicato stampa

La molteplicità di piani e sistemi sovrapposti e interconnessi che compongono la Terra – strato su strato – sembra suggerire che il sottosuolo è costituito da strutture permeabili. I materiali porosi ci circondano, sia in natura che nella tecnologia. Elena Damiani presenta una serie di lavori scultorei che contrappongono velatamente la corrosività del rapporto spazio-tempo alla morbida instabilità della materia, articolando un’immagine della composizione del mondo naturale.

La mostra solleva interrogativi sulla materialità della Terra, evocando l’intreccio di componenti geologiche e processi nascosti che costituisce il nostro ambiente

I lavori alludono a eventi geologici come la sedimentazione e la filtrazione, svelando il carattere permeabile di materiali non consolidati e la meccanica porosa della Terra. Questi elementi sottolineano l’interazione tra strutture fluide, sedimenti mobili e discordanze angolari nella morfologia, che determina la superficie e l’interiorità dinamiche di un corpo privo di limiti ben definiti. Così alcuni lavori scultorei vengono presentati come strati successivi che agiscono da filtri all’interno dello spazio. Essi non sono composti di materiali solidi o compatti, ma di membrane porose, che restano non consolidate e lasciano gli interstizi aperti a flussi luminosi e spazi liminari generativi.

All’ingresso, il lavoro Blind (after Bertoia) – composto da una serie di tubi di rame disposti in fila su una base di marmo – rappresenta il primo strato della mostra. Il punto di partenza è la scultura di Harry Bertoia, Untitled (Monumental Sonambient), dalla Standard Oil Commission, 1975. La struttura metallica presenta cilindri di marmo alternati collocati ad altezze diverse, come un paravento che separa l’entrata della galleria dallo spazio espositivo principale. I piccoli pezzi di marmo e i vuoti verticali producono una luce sempre mobile che balugina sulle superfici in rame.

Le due composizioni geometriche a livello del pavimento evocano processi di filtrazione e di erosione, una riflessione sulla solidità della materia inorganica. Le lastre di travertino e cemento mostrano le superfici piene di piccole cavità caratteristiche dei materiali permeabili. Unsaturated mudcrack è un lavoro rettangolare da pavimento composto da tre elementi accostati che formano una superficie incrinata. La lastra di cemento collassata rivela una rete interna di ottone. In Casting voids, due elementi di ottone poggiano su una lastra di travertino aderente al pavimento. La morfologia peculiare di questo marmo presenta una rete di canali interconnessi di dimensioni e forme non omogenee. La superficie del solido poroso è stata parzialmente colata in ottone, creando volumi positivi che mappano gli spazi vuoti tra i sedimenti rocciosi.

La serie Filters sviluppa collages di lastre in pietra di diverse densità che incoraggiano una lettura più ravvicinata delle superfici. Testimoniano la presenza di croste e di uno scambio di materiali all’interno di un sottosuolo stratificato. L’accostamento di sezioni in pietra solida, piccoli inserti di metallo e spazi cavi ci pone di fronte a parti di interi, configurazioni e contesti.

Infine, il lavoro intitolato Partition utilizza reti di ottone e superfici in travertino di diverse dimensioni in una struttura metallica che ricorda un divisorio. I pannelli traslucidi di ottone e i tasselli di pietra spugnosa dominati da strati di materia fossile filtrano la luce attraverso motivi intrecciati che alludono alla natura permeabile delle costruzioni sia artificiali che naturali.

I lavori di Damiani stanno immobili come stratificazioni geologiche che dirigono l’attenzione verso l’azione di grandi forze naturali su superfici di piccola scala, componendo una rappresentazione micro e macroscopica di un regno sempre cangiante. I flussi e le forze terrestri fanno emergere nuove strutture dinamiche interconnesse in cui i materiali si muovono senza posa in una rete infinita di discordanze.