Due o Tre Dimensioni Infinite

Venezia - 02/12/2018 : 22/01/2019

Due o Tre Dimensioni Infinite è una mostra di pittura e fa dialogare lavori, appartenenti a periodi diversi, di quattro artisti con storie e percorsi differenti, ma che hanno tutti raggiunto la piena maturità a cavallo tra due decenni densi e complicati: gli anni Sessanta e i Settanta.

Informazioni

Comunicato stampa

Due o Tre Dimensioni Infinite è una mostra di pittura e fa dialogare lavori, appartenenti a periodi diversi, di quattro artisti con storie e percorsi differenti, ma che hanno tutti raggiunto la piena maturità a cavallo tra due decenni densi e complicati: gli anni Sessanta e i Settanta



Il titolo allude a un’idea di profondità che, di dipinto in dipinto, si presenta come dato mutevole e incerto, e che sembra derivare, in ogni lavoro in mostra, dallo scambio energetico tra il quadro e le sue articolazioni materiali, la superficie bidimensionale ma anche la sua presenza fisica e oggettuale, e una spazialità che eccede questi limiti fisici, dispiegandosi all’interno (ma senza creare una dimensione coerente e organica di rappresentazione) o all’esterno, per propagarsi nell’atmosfera fino a ridefinire l’idea di spazio di pertinenza del quadro.

In Due tre dimensioni infinite, dunque, differenti nozioni di ritmo, profondità e spazio, che nascono da sintassi apparentemente rigorose ma che non si sottraggono alla possibilità di abbandoni lirici, si attivano a vicenda e si incontrano contaminandosi o collassando l’una nell’altra.

Così i lavori di Ruth Ann Fredenthal, dipinti su lino, sono “falsi monocromi” che, vibrando per via della stratificazione e l’utilizzo di tre quattro colori, chiamano lo spettatore a una lunga frequentazione, a un’osservazione prolungata, per accoglierlo in uno spazio profondo, denso e atmosferico, potenzialmente infinito;
le opere di Saverio Rampin degli anni Settanta (realizzate dopo differenti stagioni riconducibili all’ informale e allo spazialismo) approdano a una grammatica astratta che deriva dall’incanto del reale e da una nozione di “colore - luce”, di composizione come dinamismo di corpi cromatici, “presenze plastiche nello spazio”; i Level Group Paintings di Lucio Pozzi, presenze “nomadi” all’interno della mostra, germinali di molti aspetti che hanno segnato la pratica dell’artista fin dalle origini (basata sulla libera combinazione di “ingredienti”, cioè concetti spesso in opposizione tra loro) sono coppie di dipinti appesi allo stesso livello, che si attivano per via dei loro dualismi (pennellate verticali e orizzontali, differenze di peso e variazioni di livello tra gli spessori delle superfici); i dipinti di Riccardo Guarneri articolano la superficie in partiture agili e irregolari, in un ritmo di continui e lievi avanzamenti e arretramenti, basato sulla ripetizione di linee e bande orizzontali o verticali, di forme (falsi quadrati) e colori poeticamente esangui e “discutibili” (per usare un’espressione dell’artista) che si compenetrano reciprocamente e si estinguono in un non finito perpetuo.
Cover: Lucio Pozzi, Green Fields, 2018